Conerobus verso un cambio governance? «Un’assemblea per modificare lo statuto»

ANCONA Potrebbero esserci novità in vista per la governance di Conerobus, la società del trasporto pubblico anconetano che ha chiuso il 2024 con una perdita di 1,58 milioni di euro. Nel corso della riunione della VII Commissione (Bilancio) di ieri, il sindaco Silvetti ha infatti anticipato: «L’assemblea dei soci che si terrà il prossimo 29 dicembre ha come punto all’ordine del giorno anche la modifica dello statuto societario».

Il punto

Il documento, infatti, oggi prevede che ad amministrare l’azienda ci sia un consiglio composto da un minimo di 3 e un massimo di 5 membri. A seguito della sentenza della Corte dei Conti che riconosce Conerobus come una controllata pubblica, e non una partecipata, però «la norma prevede che ci sia un amministratore unico» ha ricordato il sindaco. Perciò «il Cda, così come è oggi, non può andare avanti». Ovvero con tre membri, compreso il presidente Italo D’Angelo. Anche se in casi eccezionali è concesso il ricorso anche all’organo collegiale, ma «dovremmo dimostrare la necessità alla Corte dei Conti, l’amministratore unico è la strada più probabile» conferma Silvetti.

Le prospettive

Il sindaco, in Commissione, ha poi ricordato come sia la Provincia che i soci privati e il Comune siano disponibili a finanziare un aumento di capitale di Conerobus, soprattutto dopo che si andrà a tagliare quello attuale, di 5 milioni di euro, per ripianare la perdita del 2024 – «non ci sono altre strade». Il primo cittadino ha spezzato una lancia a favore dei privati, che oggi detengono meno del 30% delle quote: «Non sono nemmeno rappresentanti in governance, ci vogliono azioni solide di coinvolgimento». Al netto di ciò, l’intenzione resta comunque quella di garantire il controllo pubblico sull’azienda. E l’aumento di capitale servirebbe anche ad evitare che «il privato finisca poi per prendere un pacchetto azionario maggiore con meno risorse».

I timori

Tra i temi discussi, anche la domanda di composizione negoziata della crisi d’impresa avanzata da Conerobus alla luce dei suoi debiti. Che, tra le altre cose, prevede il congelamento degli asset societari, oltre la nomina di un esperto per trattare con i creditori. «Vedremo se il giudice la convaliderà ma è necessaria anche per tutelare i trasferimenti di risorse dagli enti pubblici nei confronti di azioni che rischiano di far saltare il banco» ha spiegato il sindaco. Il riferimento è alle risorse che Regione e Comune hanno erogato ed erogheranno per aiutare l’azienda e che potrebbero finire altrimenti pignorate. Silvetti ha poi puntato il dito sui costi del servizio urbano di Jesi e di Osimo, gestito sempre da Conerobus: «Sono pesantemente in perdita, Jesi per 500mila euro all’anno e Osimo per 200mila, mentre Ancona è in attivo». Come a dire, non tutti i mali si originano nella dorica. Infine, per il sindaco, le azioni di contingentamento delle corse ad Ancona (in vigore da questa estate) starebbero producendo i primi risultati: «Da settembre 2025 sembra che i conti stiano vedendo un segno positivo». Ma tra gennaio ed agosto, la perdita era già di 2 milioni.

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