Rovigo, dove il ‘cannibalismo’ politico divora sindaci: giunte e assessori

Rovigo, dove il ‘cannibalismo’ politico divora sindaci: giunte e assessori

La nuova “vittima” è Nadja Bala, ex atleta paralimpica a cui l’attuale sindaca Valeria Cittadin​ aveva affidato la delega ai Servizi sociali

giovedì 11 dicembre 2025di Enrico Ferro

Rovigo, dove il 'cannibalismo' politico divora sindaci: giunte e assessori

VENEZIA – Una delle roccaforti della Democrazia cristiana rischia di mettere seriamente in discussione il significato stesso che l’aggettivo “democristiano”, nel tempo, ha acquisito per definire chiunque riveli una spiccata inclinazione all’equilibrio e al compromesso. La ridente Rovigo, da più parti definita la Cenerentola del Veneto, sembra essere ben lontana da quell’equilibrio e quel senso del compromesso espressi dalla classe politica che per una lunga stagione l’hanno rappresentata.

La città di Antonio Bisaglia sembra piuttosto essersi guadagnata la fama di città-mangia-sindaci, o mangia-giunte, a seconda dei casi. Il cannibalismo politico pare essere ormai un trend nella città conosciuta per il rugby e la nebbia. Lì gli ultimi tre sindaci sono tutti “andati a casa” prima della fine del mandato. E dopo i sindaci adesso tocca agli assessori.

La nuova “vittima” è Nadja Bala, ex atleta paralimpica a cui l’attuale sindaca Valeria Cittadin aveva affidato la delega ai Servizi sociali. Niente da fare. A casa anche lei. Ed è il terzo assessore che salta nel giro di un anno. Anche la stessa Cittadin, per sua stessa ammissione “nata in una casa di democristiani”, proprio lei che nel più democristiano dei sindacati, la Cisl, ha costruito una carriera, ora che amministra Rovigo è diventata una cannibale.

La dinamica

Il 6 dicembre dello scorso anno ha fatto fuori Mattia Maniezzo, assessore alla Sicurezza targato FdI. Nemmeno quattro mesi più tardi, a marzo, ha cacciato Matteo Zangirolami, delega al Commercio, anche lui tessera di FdI in tasca. Adesso è il turno di Nadja Bala. Tre in un anno, appunto. «Potrebbero essere anche quattro, cinque o sette», taglia corto Cittadin. «È il sindaco che ci mette la faccia per la sua squadra e sarò pronta ad intervenire ogni volta che si romperà il rapporto di fiducia».
Nessun compromesso, quindi. Chi sbaglia paga. L’assessora Bala ci è rimasta di stucco per il siluramento. «Se è stupita a maggior ragione ritengo che non ci capivamo», chiude Cittadin, che si avvia così in un crinale ben noto ai suoi predecessori. Bruno Piva, sindaco di centrodestra, venne eletto a giugno 2011 ma solo tre anni dopo (il 15 luglio 2014) arrivarono le dimissioni per una crisi politica interna. Comune commissariato.
Arriva poi il turno di Massimo Bergamin, leghista, eletto il 16 giugno 2015 e letteralmente mandato a casa con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali il 22 febbraio 2019. Ancora una volta comune commissariato.

Non ce l’ha fatta nemmeno Edoardo Gaffeo, area centrosinistra: eletto il 13 giugno 2019 si è dimesso volontariamente il 15 febbraio 2024, pochi mesi prima della fine del mandato. Era ormai entrato in rotta di collisione con i componenti della coalizione e ha scelto un finale alla “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Nuovo commissariamento.

Ora la politica veneta osserva con attenzione “il caso Rovigo”, anche se al momento il mandato di Valeria Cittadin non sembra essere in pericolo. L’opposizione di centrosinistra, intanto, la butta tra la risata e la provocazione. «Ne rimarrà uno solo?», ironizzano gli esponenti del Pd.
Cittadin non ride affatto e, anzi, risponde molto seriamente: «Non sono il tipo a cui basta un errore per lasciare a casa un assessore e non credo che i miei vivano con questa preoccupazione». Ma i numeri non mentono e la statistica parla da sé. Dunque attenzione, che tre in un anno sarebbero tantini. Più che un messaggio una moral suasion, da parte di chi le sta vicino in queste ore.
«Nella vita è impossibile scappare dai luoghi in cui si nasce, dato che uno finisce sempre col ritrovarseli addosso», erano le parole sapienti del nostro Gian Antonio Cibotto. Ma allora questa benedetta democrastianità rodigina che fine ha fatto?


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