FERMO – Natale rappresenta da sempre uno dei momenti più importanti dell’anno, un appuntamento magico, nel quale le famiglie tornano spesso a riunirsi e lo fanno sempre attorno ad una splendida tavola imbandita, dove chiacchierare, scambiarsi regali e ovviamente mangiare. Il pranzo di Natale è un rito che si tramanda di generazione in generazione, tra lunghe preparazioni e prodotti tipici, i sapori invadono le cucine. Una tradizione molto radicata, soprattutto nel nostro territorio, nonostante negli ultimi anni siano sempre di più le famiglie che decidono di trascorrere il pranzo di Natale al ristorante o in qualche agriturismo.
La tradizione
È forse il segno del tempo che cambia, una cartina della metamorfosi sociale che sta vivendo il paese. Dal pesce alla carne, la maggior parte dei ristoratori offre un menù fisso, spesso anche d’asporto, molto legato alla tradizione, nonostante qualche giovane chef provi ad inserire delle innovative rivisitazioni. I prezzi solitamente oscillano dai 50 agli 80 euro a persona, in base ovviamente al menù, anche se sbirciando nelle varie offerte, le portate sono più o meno le stesse. Tra gli antipasti non possono mancare galantina e frittura, anche se c’è chi sceglie di proporla come contorno. Tra i primi la costante è rappresentata dal brodo di cappone, nel quale immergere tortellini, cappelletti o stracciatella. Cannelloni o maccheroncini a completare i primi. Arrosti, brasati o carne lessa nelle proposte di secondi piatti. A chiudere gli immancabili dolci, dal panettone, sempre più spesso artigianale, oltre al torrone e qualche dolce tipico come il Serpe di Falerone o il Frustingo.«Abbiamo avuto parecchie prenotazioni anche quest’anno, un trend che negli ultimi anni si è ripetuto.
Siamo soddisfatti quindi – ammette Matteo Ferracuti dell’Agriturismo Fiori di Campo di Fermo – essendo un agriturismo, il nostro menù rispecchia molto la tradizione, come d’altronde si attende la nostra clientela. Tortellini in brodo, maccheroncini e brasato tra i piatti che serviremo».
«Però diminuiscono le grandi tavolate»
«Stiamo ricevendo diverse prenotazioni e questo ci rende soddisfatti. Rispetto al passato noto però che le famiglie sono cambiate. Iniziano a diminuire le grandi tavolate, che lasciano spazio a famiglie più ristrette – commenta Cecilia Serena dell’Agriturismo Serena di Fermo – nel menù non possono mancare i piatti della tradizione. Galantina e frittura mista tra gli antipasti, brodo di cappone, cannelloni ed arrosto. A concludere il nostro panettone fatto in casa». Anche nell’entroterra il trend non cambia e in alcuni casi è già tutto sold out da qualche settimana, come racconta Federico Corazza del ristorante La Conca di Smerillo: «Attualmente abbiamo al completo i nostri 50 coperti. Il nostro menù per Natale comprende una serie di antipasti, due paste fresche fatte a mano di cui una è il classico cappelletto in brodo – racconta il giovane chef – come secondi invece proponiamo uno stinco cotto a bassa temperatura e agnello marinato alle erbe cotto alla brace. Per dessert infine una torta di riso all’arancia». «Abbiamo diverse prenotazioni ormai, le famiglie hanno iniziato ad apprezzare il pranzo fuori – le parole di Ennio Lattanzi del Merendero di Casette d’Ete – da parte nostra prepariamo un paio di menù. Galantina e stracciatella in brodo, cannoli ed agnello non mancheranno nella nostra proposta».
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