Baby gang, il racconto dell’aggressione: «Ci hanno picchiati poi hanno fatto un selfie per vantarsi. Erano in 10 contro 4, che senso ha?»
I quattro ragazzi aggrediti sabato sera a San Tomaso: «Non li abbiamo provocati»
mercoledì 10 dicembre 2025di A.M.

TREVISO – «Siamo stati aggrediti senza motivo. E poi la baby gang si è fatta un selfie per vantarsi? Erano in dieci contro quattro, che senso ha?» Si sono ritrovati ieri per la prima volta tutti assieme, a casa di uno di loro, i quattro ragazzi, tra i 17 e i 19 anni aggrediti a calci e pugni sabato sera a Porta San Tomaso da una baby gang.
Il più grande, a causa dei traumi riportati nel pestaggio (fra i quali la frattura scomposta della mascella) rischia di non poter più praticare a livello agonistico lo sport che ama e che pratica da anni, la kickboxing. Sui volti dei quattro amici non ci sono soltanto gli ematomi e i segni della violenza gratuita subita, ma anche tante rabbia. «Speriamo che quei criminali ricevano la pena che meritano» spiegano seduti attorno al tavolo del soggiorno.
Cos’è successo sabato sera?
«Eravamo sul ponte di Porta San Tomaso quando uno dei nostri amici è stato insultato. Noi l’abbiamo portato via proprio per evitare che gli animi si scaldassero. Dicevano: “Con noi non si scherza”. E quando siamo tornati indietro è stato colpito con un ceffone. È a quel punto che siamo stati assaliti da 10 ragazzi. Ci hanno colpiti da dietro, forse usando anche un tirapugni. Tant’è che uno di noi dovrà pure operarsi a causa di una frattura alla parete mascellare».
C’era modo di evitare lo scontro?
«Noi stavamo facendo i fatti nostri, e non abbiamo risposto alle loro provocazioni. È successo tutto in pochi secondi. Quelli volevano solo un pretesto per arrivare a un’aggressione fisica. Non pensavamo finisse così».
Qualcuno dei passanti ha provato ad intervenire?
«Nessuno, ma è stato e meglio così, perché sarebbe stato a sua volta picchiato. Si sono tutti allontanati, probabilmente pensavano allo scontro tra due baby gang, ma non è così. Fa riflettere, la gente pensa che sia quasi normale, ormai».
Poi cos’è successo?
«Eravamo preoccupati delle condizioni dell’uno e dell’altro. Abbiamo aiutato chi stava peggio a salire in ambulanza, controllando che non ci fossero altri pericoli. La gang intanto era scappata perché stavano arrivando le forze dell’ordine, ma la loro fuga era l’ultimo dei nostri pensieri».
Ora, dopo qualche giorno, come vi sentite?
«Siamo arrabbiati. La cosa peggiore è che siamo stati aggrediti senza motivo. E ora chiediamo giustizia per quanto subito. Non sappiamo se e chi di loro finirà in carcere, quel che è certo è che uno di noi dovrà operarsi. E che il problema non sarà certo risolto: quello che è successo a noi domani domani può succedere a chiunque altro».
Perché, secondo voi, queste aggressioni?
«Ci sono ragazzi che non hanno nulla da fare, che si annoiano, e che usano la violenza per legittimarsi, per sentirsi “fighi” e mostrarsi così agli altri. Dopo averci picchiati si sono pure scattati un selfie e l’hanno pubblicato sui social, per mostrarsi “vittoriosi”. Un gesto che dimostra solo la loro stupidità. Non hanno capito la gravità di ciò che hanno fatto. Si sentono coraggiosi per un gesto vigliacco: si sono messi in dieci contro quattro. Cosa c’è da vantarsi?»
Come sarà adesso andare in giro in centro? Vi sentirete al sicuro?
«Non permetteremo a questi stupidi di impedirci di frequentare liberamente il centro, questo è sicuro. Di certo di baby gang ce n’erano prima e ce ne saranno in futuro»
Può insomma capitare a chiunque?
«Assolutamente. Per fortuna noi siamo stati in grado di difenderci, ma poteva succedere a qualcuno di più vulnerabile. Questi ragazzi non ce l’avevano con noi personalmente. Se c’era qualcun altro sarebbe finita allo stesso identico modo. E per fortuna che non erano presenti persone più giovani: sarebbe potuta andare anche molto peggio».
Il fatto che i ragazzi che vi hanno assalito siano di origini straniera ha qualche significato?
«La nazionalità non conta, tanti dei nostri amici sono stranieri, figuriamoci. È un problema di mentalità di certe persone: una mentalità sicuramente deviata».
Cosa ne pensate delle parole del sindaco Conte, che chiederà più risorse per potenziare i controlli e pene certe per i responsabili?
«Ha usato parole forti, speriamo solo che le promesse vengano mantenute».
Ultimo aggiornamento: 11 dicembre, 15:23
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