Truffe agli anziani, 93enne a capo del clan insieme alla figlia di 53 anni: chi sono Caterina Issi e Monica Lafreur. La rete da più di 2…

Un’indagine del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Milanoha smantellato un’associazione a delinquere che aveva messo a segno colpi per un valore stimato di due milioni e mezzo di euro in due anni. Il modus operandi del clan era crudele: truffe del «falso carabiniere» e furti mirati ai danni di persone anziane. La mente criminale e «promotrice ed organizzatrice» del sodalizio era Monica Lafreur, 53 anni, le cui direttive hanno portato a 21 misure cautelari tra carcere e domiciliari.

Chi è la tesoriera

Il dettaglio più scioccante dell’inchiesta riguarda la composizione del clan: parte integrante dell’organizzazione era Caterina Issi, madre di Monica Lafreur, vicina ai 97 anni.

A dispetto della “veneranda età”, come sottolineato dal GIP nell’ordinanza, la donna aveva un ruolo cruciale: in assenza della figlia, la Issi non solo presiedeva la base operativa di via Muggiano, ma era capace in autonomia di ricevere i pregiudicati, di pesare e monetizzare l’oro frutto dei colpi. Di fatto, era la cassiera e la reggente operativa del clan.

La cabina di regia

Monica Lafreur gestiva ogni mossa: commissionava i furti alle “batterie” esecutrici e decideva il quantitativo della merce rubata da acquistare. Il compagno, Eridon Hoxaj, fungeva da braccio destro, occupandosi della gestione contabile e del riciclaggio. Era lui a immettere sul mercato la refurtiva – da profumi rubati in maxi furti a Milano fino a orologi di lusso trasferiti clandestinamente in Belgio – stabilendo il prezzo della merce.

L’indagine

Il riciclaggio non si fermava ai confini nazionali. La nipote della capo-clan, Carlotta Lafreur, titolare di una società a Mendrisio in Svizzera, si occupava delle perizie sui gioielli e le pietre preziose ricettate, curando la vendita e l’operazione di riciclaggio. L’indagine ha inoltre rivelato un coinvolgimento interno alle forze dell’ordine: tra i destinatari delle misure figura anche un poliziotto in servizio alla Questura di Milano, reo di aver fornito supporto operativo, fungendo da palo in almeno un caso.

Il tesoro nascosto

I reati contestati si estendono su tre Paesi (Italia, Svizzera e Belgio): 12 furti, 15 ricettazioni e 10 episodi tra riciclaggio e autoriciclaggio sono stati ricostruiti. Il frutto del crimine è stato scoperto in un nascondiglio spettacolare: una botola nel soffitto del bagno della base milanese, che celava decine di borse di lusso (Hermes, Chanel, Rolex) e monili preziosi. Nelle perquisizioni sono stati sequestrati 43 mila euro in contanti, lingottini d’oro, orologi di lusso e persino strumenti come scanner per microspie e radio trasmittenti.

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