Caroline Pagani: «Io, il ricordo di Herbert e Venezia scelta di vita»
La musicista e attrice, sorella del cantautore scomparso, ne conserva la memoria con un album
mercoledì 10 dicembre 2025di Paolo Crespi

VENEZIA – Con “Pagani per Pagani” sei stata premiata a Sanremo con la Targa Tenco, dedicata alla canzone d’autore, per la produzione del miglior “album a progetto” dell’anno, dedicato ai successi di tuo fratello, Herbert Pagani. Da quanto tempo coltivavi questo progetto e com’è nato?
«Lo coltivavo da una vita, ma è nato insieme alla stesura del testo sullo spettacolo-concerto sulla sua figura artistica, “Per amore dell’Amore”, debuttato a Ferrara e in tournée il prossimo anno.
Il lavoro è iniziato scegliendo fra le moltissime canzoni, italiane e francesi, ed è proseguito con la ricerca sulla direzione musicale degli arrangiamenti, sugli strumenti da inserire di volta in volta, sull’interpretazione di ogni brano».
Altri musicisti hanno prestato la voce e il talento per un omaggio anche corale a un cantautore scomparso giovane e rimasto nell’affetto del pubblico
«I compagni di strada di questo primo volume, cui vorrei dare un seguito per ampliare ulteriormente la riproposta delle canzoni, sono i meravigliosi Fabio Concato, Giorgio Conte, Shel Shapiro, Francesca Della Monica e Moni Ovadia. Un contributo fondamentale l’hanno dato Alessandro Nidi, autore della maggior parte degli arrangiamenti, e Danilo Rea, che mi ha accompagnata in “Albergo a ore”, calando il brano in un’atmosfera magica».
Com’era il tuo rapporto con Herbert, da bambina, nel poco tempo che avete avuto insieme?
«Era quello di una bimbetta con un fratellone-babbo da ammirare e seguire come un maestro d’arte e di vita. Già da piccolissima desideravo fare l’attrice e dipingere ed Herbert mi portava con sé alle mostre. Ricordo in particolare quella di Arcimboldo, a Palazzo Grassi, la mia prima volta a Venezia. Insieme facevamo a gara a farci i ritratti, lui mi insegnava a disegnare, mi conduceva a teatro».
Cos’ha determinato la scelta di vivere in Laguna?
«In università cercavano una collaboratrice alla didattica per il corso di laurea specialistica in Scienze e Tecniche del Teatro. Lì avrei potuto continuare a fare l’artista senza per forza strutturarmi definitivamente all’interno dell’istituzione. Ho scelto di stare a Venezia perché è una città che rigenera e ha il potere di amplificare le emozioni, qualunque esse siano. Se stai bene, stai molto bene e se stai male sprofondi, ma avvolto nella bellezza, in un contesto che comunque aiuta e ti sostiene».
Quali sono oggi i tuoi luoghi del cuore?
«La mia casa-studio, dove mi concentro e trovo ispirazione per scrivere i miei testi, alcuni bacari, la passeggiata alle Zattere, una spiaggia del Lido dove l’acqua è spesso trasparente. E Ca’ Pesaro, dove ho fatto vari spettacoli, Il Museo del Settecento e il Teatro Goldoni. Di Venezia amo anche l’ospedale, il Civile, bellissimo. E il cimitero ebraico, la parte antica, che sembra un bosco. Mi piacerebbe riposare lì, un giorno».
Venezia era riferimento culturale anche per tuo fratello
«Sì. Herbert realizzò anche un pamphlet cinematografico, “Venezia, mon amour”, scelto dall’Unesco per mettere in guardia sui pericoli che minacciano la città e la Laguna. Passava molto tempo nelle vetrerie di Murano e Burano a raccogliere materiali di scarto colorati, vetri, plastiche, legni e metalli con cui realizzava le sue bellissime opere d’arte. Alcuni videoclip delle sue canzoni sono stati girati da quelle parti».
I tuoi prossimi impegni e progetti?
«Oltre alla promozione del disco, ci sono le date dello spettacolo-concerto, è pronta anche una versione per la Francia. Come attrice e regista ho vari testi teatrali in lavorazione, fra cui uno sull’Otello di Shakespeare dal punto di vista di Desdemona, ambientato a Venezia. Mi piacerebbe anche riuscire a realizzare un docufilm su Herbert, sugli anni che ha attraversato, in cui sono state fatte le cose migliori a livello artistico, dalla pittura, alla scultura, alla canzone, alla radio».
Ultimo aggiornamento: 11 dicembre, 08:09
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