Zelensky: «Mi fido di Giorgia, ci aiuterà con Donald. Le polemiche? Io sempre pronto al voto»
Una frase secca. Negli occhi uno sguardo di sfida. «Sono sempre pronto alle elezioni». Volodymyr Zelensky percorre a grandi falcate la hall del Park Hotel dei Principi
mercoledì 10 dicembre 2025di Francesco Bechis

Una frase secca. Negli occhi uno sguardo di sfida. «Sono sempre pronto alle elezioni». Volodymyr Zelensky percorre a grandi falcate la hall del Park Hotel dei Principi. Ci passa davanti insieme all’imponente dispositivo di sicurezza che ovunque lo accompagna, mitra spiegati e occhiate torve. Lo attende Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, in mattinata ha fatto visita a papa Leone XIV a Castel Gandolfo. Ma a tormentare i pensieri del presidente ucraino sono le ultime frasi di Donald Trump rilanciate dalle agenzie di tutto il mondo.
Intervistato da Politico il leader americano torna a mettere nel mirino l’ucraino. «Penso che l’Ucraina debba tenere le elezioni. Stanno usando la guerra per evitarle». Uno schiaffo in piena regola. Zelensky decide di rispondere a stretto giro. Parla con Il Messaggero e altri due quotidiani e si sfoga in poche parole. «Io sono sempre pronto al voto, anche tra tre mesi». Forever ready.
LA REPLICA AGLI USA
Non ci sta a farsi dipingere come un autocrate. Un leader trincerato nel suo palazzo. È arrivato nella notte a Roma, dopo un tour europeo passato per Londra e Bruxelles. Una tappa, quella italiana, che non era stata preventivata dalla delegazione ucraina. E se si è resa necessaria è anche per i veti e controveti degli alleati europei che faticano a coordinarsi. O forse preferiscono non farlo. «Non capiamo perché francesi e inglesi non vogliono includere l’Italia e altri Paesi nelle call, noi chiediamo sempre di invitare la premier Giorgia Meloni» confida sotto richiesta di anonimato un consigliere che fa parte della delegazione. Il summit londinese è diventato un caso. L’ennesimo. Inizialmente ristretto al formato E3 – Merz, Macron e Starmer – l’incontro a Downing Street è stato allargato solo in un secondo momento ad altri partner europei, Italia inclusa, con una videocall.
IL MESSAGGIO A ROMA
Sulla leader italiana invece Zelensky fa affidamento. Non tanto per le forniture di armi e munizioni che, nel nostro caso, faticano a tenere il passo con gli aiuti forniti negli anni scorsi dai grandi Paesi europei. Quanto semmai per una sponda politica con Trump e la speranza che i buoni uffici della leader della destra italiana con il Tycoon possano rivelarsi utili in questa fase drammatica dei negoziati. Chiediamo al presidente ucraino se sono speranze al vento o davvero l’Italia può fare la sua parte.
Uscito dall’ascensore l’uomo con la mimetica sempre addosso si toglie le cuffiette e risponde al nostro giornale. «Se penso che Meloni ci aiuterà? Sì, mi fido di Giorgia». I trust her. Lo dice di continuo. E a riprova di questo canale sempre aperto con Roma c’è la conta di telefonate e di blitz di persona nella Capitale del presidente ucraino – questa è la terza in un anno – che certo non può permettersi in questa fase di snobbare amicizie e alleanze. Tanto più se l’uomo che ha in mano le sorti del conflitto, cioè Donald Trump, torna a dare segnali di insofferenza, fa capire di averne abbastanza di questa guerra e delle risorse che da tre anni drena dalle casse americane.
Basta uno sguardo alla delegazione ucraina sparpagliata sui divanetti dell’hotel nel cuore del quartiere Parioli per farsi un’idea del morale. Bassissimo. «La verità è che abbiamo capito che Trump vuole mettere pressione su di noi, non sulla Russia» confessa uno dei presenti. Tale è lo sconforto che l’idea di un viaggio lampo a Washington, ventilata dallo stesso Zelensky nei giorni scorsi, si sta sciogliendo come neve al sole. Perché, spiegano gli ucraini a Roma, non ci sono le condizioni per bussare oggi alla porta di Trump.
L’ultimo affondo contro Zelensky è di quelli che fanno male. Perché rilancia un cavallo di battaglia della propaganda russa, ovvero l’immagine di un presidente autocratico determinato a continuare la guerra pur di mantenere il potere. E lo fa proprio mentre torna a salire la pressione interna contro Volodymyr, tra tangentopoli e crescente malcontento per la leva obbligatoria. Un appunto riservato del governo italiano tradisce i timori, a queste latitudini, per il futuro del presidente ucraino e del suo governo. Nella convinzione che il combinato disposto dei diktat territoriali russi, delle ambizioni americane sui giacimenti di “terre rare” in Ucraina e dell’ultimatum elettorale possano dar vita a un «mix potenzialmente esplosivo» per la tenuta dell’attuale classe dirigente. Zelensky sa che oggi non ci sono le condizioni per andare alle urne. Mentre fischiano sulle teste degli ucraini i missili balistici russi, che sempre con più facilità penetrano le difese aeree.
Ciononostante decide di rispondere a tono a Trump e lo fa con quelle poche parole affidate di corsa al nostro giornale: «Sono sempre pronto alle elezioni». Un segnale anche ad uso interno.
La visita romana è un lampo. Il corteo di auto blindate si posiziona di fronte all’hotel, salgono il ministro degli Esteri Sybiha e il capo-negoziatore Umerov, reduce da una faticosa trattativa con gli americani a Miami. Uomini in divisa, con il tridente stampato addosso, caricano borsoni nelle auto blu, c’è chi trascina pacchi regalo firmati Dolce e Gabbana. Un omaggio italiano alla First Lady Olena Zelenska? Chissà.
Il presidente ucraino ringrazia il direttore dell’hotel. Una turista attende invano un selfie, preoccupata, «secondo voi i bodyguard mi sparano?». Zelensky passa oltre, sparisce dietro il vetro oscurato della berlina. A sirene spiegate verso un destino mai così incerto.
Ultimo aggiornamento: 07:45
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