Quel migrante falegname e il futuro dei nostri giovani

Tra dieci giorni sarà Natale, siamo nel tempo dei tanti preparativi, delle tante cose da fare e delle tante persone da incontrare e forse ci dimentichiamo il “significato vero” di questa festa, la nascita di Gesù, “il grande innovatore … venuto a cambiare radicalmente la vita, a rovesciarla! Distrugge il mondo vecchio per crearne uno nuovo”, come ci ha ricordato Roberto Benigni nel suo recente omaggio all’apostolo Pietro “un Dio che si lascia toccare, baciare, rinnegare, persino tradire ma che non smette di amare! Questa è la vera natura del cristianesimo: non una religione di regole, ma una rivoluzione d’amore! Dopo Gesù, nulla è stato più come prima. Perché dopo di lui anche lo schiavo, anche il povero, anche il bambino valgono quanto un re”. Tutto questo andrebbe ricordato con il Natale da cui tutto nacque. Da qui dovremmo trovare l’ispirazione, la forza, la determinazione, la razionalità per risolvere i tanti problemi sociali ed economici che ci affliggono. Operare scelte per garantire equità sociali, per ridurre le diseguaglianze e le diversità, per proporre visioni lungimiranti che puntino ad un benessere condiviso.

Utopistico? Non credo, sicuramente difficile, ma non impossibile, basta continuare a crederci, abbandonando scelte di separazione, di iniquità, di supremazia, di rancore sociale. Provo a proporre due esempi indicatimi da un amico di cui ho tanta stima. Gesù è stato migrante, come narra il Vangelo, per sfuggire alle minacce di Erode dovette rifugiarsi in Egitto insieme a Giuseppe e Maria. È stato anche falegname, dal padre Giuseppe “imparò il valore, la dignità e la gioia di ciò che significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro”, come ci ricordò Papa Francesco alcuni anni fa. Ora sulla gestione dei flussi migratori e sull’organizzazione del lavoro forse si potrebbero immaginare soluzioni lungimiranti ispirate da una maggiore equità e solidarietà. Come ho già detto in altre occasioni, il futuro dell’Europa sarà strettamente legato a quello dell’Africa. Occorre pianificare politiche economiche di sviluppo lungimiranti che guardino al futuro delle nuove generazioni e che sappiamo promuovere crescita economica e sociale di questo continente, oltre la metà del previsto aumento della popolazione mondiale sarà concentrato in Africa.

Il potenziale demografico di questo continente è necessario all’Europa, senza una politica attiva di collaborazione tra le sponde del Mediterraneo non vi sarà futuro per l’Europa e più in generale per l’intero pianeta. Le scelte vanno sempre fatte nell’interesse delle nuove generazioni, occorrono molti più ponti che muri, molte più azioni di inclusione che di contrasto e respingimento. Nelle università queste politiche sono già state avviate, unico luogo di vera cittadinanza globale, dove le differenze di religione, di lingua, di cultura sono un valore, e dove i valori di libertà e di rispetto si difendono con lo studio e la condivisione. Così l’organizzazione del lavoro sempre più governata dal precariato con stipendi sempre più bassi, da 1.200 a 1.500 euro per un operario, per le operaie a volte anche meno: una quasi impossibilità di programmare un futuro per sé e la propria famiglia da costruire. La ricchezza prodotta negli ultimi decenni ha continuato ad aumentare ma non ha più avuto nel lavoro una sua equa redistribuzione. Se negli anni ’80, lo stipendio di un amministratore delegato era equiparabile a quello di 45 dipendenti, ora è salito a quello di 700 dipendenti. Il lavoro, nelle sue diverse declinazioni dal falegname all’ingegnere, deve mantenere un valore sia umano che sociale, rendere le persone utili, capaci con “dignità” di provvedere a sé stessi e alla famiglia favorendo una crescita sociale, per contribuire al benessere collettivo, superando i limiti di partenza. Molti di questi aspetti sono andati persi ma andrebbero recuperati soprattutto per i più giovani. Altrimenti continueremo a registrare giovani lavoratori e lavoratrici che preferiranno emigrare verso Paesi dove questi valori trovano ancora spazio e dignità. Non dimentichiamoci di questi problemi a cui si possono dare coraggiose soluzioni ispirate da un bene da condividere. Buon Natale!

*Dipartimento dell’Ingegneria dell’Informazione  dell’Università Politecnica delle Marche

Source URL: http://corriereadriatico.it/editoriali/quel_migrante_falegname_futuro_nostri_giovani_editoriale_sauro_longhi-9245219.html


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.