Ascoli, l’ex dg Ast Maresca: «Pazienti curati con la telemedicina. Si può fare, basta un po’ di coraggio»

ASCOLI Il dibattito sull’atto aziendale firmato dal direttore generale dell’Ast, Antonello Maraldo, riaccende l’ormai cronico scontro fra Ascoli e San Benedetto sul futuro dei servizi sanitari. Una contrapposizione che, ciclicamente, torna a infiammare il Piceno e che anche questa volta ha sollevato un vespaio di polemiche, riportando al centro la questione dell’organizzazione ospedaliera e dell’equilibrio tra i due poli. 

Il campanilismo

Sulla vicenda interviene l’ex direttore generale Mario Maraldo, figura storica della sanità picena negli anni Novanta e tra i principali sostenitori, in passato, del progetto dell’ospedale unico. Un’ipotesi che oggi, secondo Maresca, appare però anacronistica, soprattutto alla luce delle risorse disponibili e dei tempi di realizzazione: «Con i fondi attuali – osserva – mantenere due mezzi ospedali costosi e obsoleti, uniti da un cordone ombelicale di ambulanze di supporto, non consente di implementare il fondamentale filtro sanitario territoriale, già asfittico da oltre 25 anni». Il nodo, per l’ex dg, non è soltanto strutturale ma culturale e politico. «Il campanilismo – sottolinea – che può appassionare nelle sfide calcistiche non può governare la salute. La politica non ha il coraggio di comunicare con onestà intellettuale la realtà». Una realtà segnata dall’invecchiamento progressivo della popolazione e dall’aumento dei costi per la sanità regionale, mentre il tempo scorre senza soluzioni concrete. «Un nuovo ospedale, ovunque lo si voglia fare, ha tempi biblici di realizzazione», avverte Maraldo.

La proposta

Da qui la proposta di una strada alternativa e percorribile: l’ospedale diffuso. Un modello che rappresenterebbe un passaggio intermedio tra l’attuale sistema e un futuro ospedale di ultima generazione, che ricorda Maresca «si sarebbe già ripagato se fosse stato costruito nel 2000, come allora progettato». Nel dettaglio, l’idea prevede fino a 100 posti letto ospedalieri direttamente nelle case dei pazienti, oggi spesso costretti a ricoveri impropri. Il governo clinico sarebbe affidato ai medici di base, con il supporto dell’assistenza domiciliare integrata, degli specialisti e della telemedicina per il controllo da remoto dei parametri vitali. «Pazienti a casa propria – spiega – con una qualità della vita incomparabile rispetto al soggiorno ospedaliero, una nutrizione migliore nel calore familiare e comunque sotto controllo in caso di peggioramento». Un progetto che, secondo Maraldo, potrebbe partire subito con una sperimentazione di 20 posti letto, con investimenti compatibili e un immediato alleggerimento della pressione sui reparti ospedalieri, oggi gravati da prestazioni spesso inappropriate. Una soluzione pragmatica, in attesa che il futuro della sanità territoriale passi finalmente dalle parole ai fatti.

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