Testamento falso, un’altra accusa al notaio Francesca Vomiero: la firma dell’83enne Marcello Ceccato morto pochi giorni dopo sarebbe…

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Testamento falso, un’altra accusa al notaio Francesca Vomiero: la firma dell’83enne Marcello Ceccato morto pochi giorni dopo sarebbe apocrifa

Il giorno della vendita, l’anziano sarebbe risultato incapace di intendere e volere

martedì 9 dicembre 2025di Nicola Munaro

Testamento falso, un'altra accusa al notaio Francesca Vomiero: la firma dell’83enne Marcello Ceccato morto pochi giorni dopo sarebbe apocrifa

SANTA GIUSTINA IN COLLE (PADOVA) – C’è una nuova accusa nel processo per il falso testamento di Marcello Ceccato, il falegname di Santa Giustina in Colle morto il 25 novembre 2019 a 83 anni all’ospedale di Cittadella che con quel documento ora al centro di un contendere di fronte al tribunale monocratico di Padova, aveva lasciato tutta la sua eredità alla moglie e a un figlio.

L’ACCUSA

Il nuovo fatto è stato contestato in aula dal pubblico ministero Benedetto Roberti il quale ha fatto aggiungere al capo d’accusa l’atto con cui il de cuius, attraverso una sua firma, cedeva al figlio la propria macchina, una Fiat Panda.

Per il pm però quell’atto non può essere vero. Come si legge nel capo d’imputazione, infatti, il 21 novembre 2019 giorno nel quale viene ceduta anche l’utilitaria il falegname “era impossibilitato a firmare” e questo risultava anche dallo stesso testamento. Inoltre, si legge ancora nell’imputazione, una consulenza grafologica della procura aveva certificato come la firma di Marcello Ceccato “non fosse autografa essendo apocrifa”.

Nello specifico il reato è contestato al notaio padovano Francesca Vomiero, a processo insieme al medico di base Rosanna Ruffato e ai due testimoni dell’atto, Andrea Basso e Carmen Rampazzo. Secondo la ricostruzione del pm Roberti, i quattro si sarebbero messi d’accordo per far firmare all’anziano un falso testamento.
Sempre durante la stessa udienza la mogli di Ceccato ha detto al tribunale che «il pomeriggio dopo la firma del testamento, lui era completamente lucido».

LA VICENDA

Tutto ruota attorno a un’eredità da 600mila euro che Ceccato donava a uno dei suoi figli e alla moglie attraverso i documenti firmati il 21 novembre, a quattro giorni dalla morte, avvenuta il 25 novembre a 83 anni. La firma era arrivata dopo un controllo medico della dottoressa Ruffato a garantire la bontà e la lucidità di quella decisione. Nel certificato rilasciato al notaio Vomiero, l’anziano veniva descritto “vigile, reattivo, collaborativo, consapevole delle attuali limitazioni fisiche e della dipendenza funzionale conseguenti alle patologie sofferte”.
E ancora “pur avendo lacune nella memoria a breve termine, non manifesta disturbi del comportamento, conserva capacità di astrazione e progettazione, senza lacune in memoria a medio-lungo termine, comprende il valore del denaro e il significato di proprietà”.
Così, di fronte a due testimoni fatti arrivare alla bisogna, c’era stata la firma alle sue ultime volontà.

I DUBBI

I primi sospetti sono venuti a galla quando al tribunale Civile è stato fatto notare come una delle figlie dell’83enne aveva firmato il ricovero al posto del padre, perché incapace di intendere e volere. Da lì si sono aperti due fronti: il primo, quello civile, arrivato a sentenza a giugno scorso con il tribunale a disporre la cancellazione del testamento; il secondo, penale, che ha portato al processo ora in corso. Pilastro della sentenza del Civile così come dell’accusa in procura le consulenze affidate dai giudici agli esperti secondo i quali “non si ritiene che il sig. Ceccato Marcello disponesse di capacità di autodeterminarsi con la disposizione testamentaria”. Già otto mesi prima della firma del testamento, infatti, c’erano state avvisaglie sulla salute psichica dell’anziano “disorientato e confuso”. Scrive il giudice in sentenza che “Il certificato (firmato dalla dottoressa Ruffato, ndr), infatti, appare incoerente con quanto emerso dalle cartelle cliniche di Ceccato Marcello, dal diario infermieristico e dai test cui il de cuius veniva sottoposto”
 


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