ANCONA Corsi sospesi, disattivati e accentramenti. Cosa sta succedendo all’Università Politecnica delleMarche? L’Ateneo, fiore all’occhiello della regione, che negli ultimi cinque anni ha registrato un incremento del 14,6% delle immatricolazioni (dalle 4.841 del 2020 alle 5.549 del 2025) con 15 nuovi corsi di laurea (da 50 a 75), si prepara ora a ridimensionare l’offerta formativa per il prossimo anno accademico 2026-2027. Una necessità che affonda le radici nell’impossibilità di garantire un turnover completo.

Uno su due
Con un costo del personale che ha raggiunto un peso di circa l’80% sul bilancio dell’Università, cioè il massimo consentito per legge, «possiamo garantire un turnover del 55%», aveva fatto sapere il rettore Enrico Quagliarini durante la cerimonia per il passaggio del Sigillo, il 30 ottobre scorso. Tradotto: significa che a fronte dei 53 pensionamenti previsti nel triennio 2025-2027 e dei molti contratti a tempo determinato che scadranno nel 2026, l’Ateneo è in grado di sostituire solo un docente su due in uscita. Per l’altra metà, non dispone delle possibilità economiche all’assunzione.
La logistica
Essendo così il numero dei professori prestabilito dalla normativa ministeriale per ciascun corso, senza il requisito viene meno la sostenibilità della didattica e quindi si è stati costretti a tagliare. A fare rumore, ad Ascoli Piceno, è stata la richiesta di sospensione del corso di laurea triennale in Infermieristica: finita al centro delle cronache locali. Una scelta che si inserisce in un contesto già segnato negli anni da difficoltà logistiche: dalla carenza di aule alla complessità nel garantire spazi adeguati alla didattica, tanto che per far fronte alle criticità si era fatto ricorso di recente anche a locali messi a disposizione all’interno dell’ospedale Mazzoni.
Se la proposta dovesse essere accolta, dal prossimo anno non sarebbero più accettate nuove immatricolazioni.
Un effetto che rischia di avere ricadute sull’intero sistema sanitario del Piceno, privando Ascoli e San Benedetto di quello che, di fatto, è stato finora un naturale bacino di reclutamento di risorse umane. Per la sede di Ancona è stata chiesta la disattivazione di Scienze delle professioni sanitarie tecniche diagnostiche e Scienze delle professioni sanitarie tecniche assistenziali, oltre al corso di Assistenza sanitaria, mentre è prevista la riattivazione di Educazione professionale. Per la sede di Macerata invece – dove Univpm è allocata nei locali della sede ecclesiastica di via Pancalducci – si è pensato allo spostamento verso il capoluogo dorico dell’indirizzo di Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva. Un’avvisaglia era già arrivata lo scorso anno. Il Nucleo di Valutazione dell’Università aveva giudicato adeguate le risorse dell’Ateneo, certificando la sostenibilità dei corsi di studio per il 2025-2026, ma aveva invitato alla cautela.
«Si richiama l’importanza di un costante monitoraggio – aveva scritto – per continuare a garantire una solidità economico-finanziaria in una prospettiva di lungo periodo», considerando che l’indicatore di spesa del personale ha raggiunto il 71,99% nel 2023, in crescita rispetto al 67,17% del 2018, a fronte di un limite di legge fissato all’80% e di un totale nazionale del 64,45%. «A questo – continuava la relazione – si aggiunge il trend in diminuzione dell’indicatore di sostenibilità finanziaria (Isef 2023 pari a 1,13, con soglia di legge superiore a 1 per l’attivazione di nuovi corsi)». «Dovremmo lavorare molto per risalire la china – aveva detto il neo rettore ad ottobre – se è il peggior anno per assumere la guida l’Ateneo? Dalle difficoltà nascono opportunità». In fondo la facoltà di Medicina è solo la punta dell’iceberg. La Commissione paritetica ha già espresso parere favorevole. Il confronto con la Regione è in corso.
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