Baby gang di San Liberale, le mamme protestano in piazza: «Fermateli prima di un altro omicidio, come in via Castelmenardo»
La rabbia: «Si sentono intoccabili, ma devono pagare per ciò che hanno fatto»
martedì 9 dicembre 2025di Luca Vecellio

TREVISO – «Poteva degenerare e diventare un altro caso Favaretto. Se qualcuno avesse avuto un coltello o un coccio di bottiglia sarebbe potuto succedere. E di nuovo in pieno centro, dove i ragazzi dovrebbero poter girare in tranquillità». Si dicono spaventati i genitori dei quattro adolescenti vittime della baby gang di San Liberale che sabato li ha massacrati di pugni, ma anche arrabbiati, come d’altronde i loro figli.
E con l’anniversario della morte di Francesco alle porte, massacrato il 12 dicembre scorso da una gang formata da sei minorenni e quattro maggiorenni, l’episodio assume un contorno ancora più inquietante. Anche per questo i genitori si sono dati appuntamento ieri nel luogo dell’aggressione, per confrontarsi su un tema che non coinvolge più soltanto loro, ma tutta la città.
LE REAZIONI
«Io spero che paghino per le loro azioni, che ci siano delle conseguenze, perché altrimenti si rischia che si sentano invincibili – spiega Alberto, padre di uno dei ragazzi aggrediti. – Ed è preoccupante pensare che sia stato un attacco alle dieci di sera, in una zona super frequentata, e che nessuno sia intervenuto in aiuto di quei ragazzi. Perché?» chiede. E un altro genitore gli risponde: «Perché anche gli adulti hanno paura di loro. Probabilmente questo gruppo di delinquenti si sente libero di agire e lo fa perché sa benissimo che da minorenne non avrà alcuna conseguenza legale».
Altre mamme si dicono più comprensive: quando viene chiesto a una di loro se vorrebbe parlare direttamente con gli aggressori, lei risponde di sì. «Assolutamente. Io sono attiva nel sociale, nella parrocchia, nella scuola e cerchiamo di fare prevenzione. Non posso pensare che dei ragazzi di questa età, nonostante quello che abbiano fatto, siano irrecuperabili. Secondo me un percorso di recupero può essere attuato». Il timore per quanto riguarda la sicurezza in città è diffuso: «Ho paura per mio figlio, per i suoi amici, per tutti i ragazzi che conosco e anche un po’ per me, sinceramente. Anche io da adulta non mi sento tranquilla». «La richiesta che posso fare al sindaco è di avere maggiori controlli con la polizia, i carabinieri, l’esercito, la protezione civile, qualsiasi cosa – racconta un papà. – E poi installare telecamere dappertutto, perché ce n’è un gran bisogno».
LA RICHIESTA
A confermare il clima di crescente allarme è anche Cristina Tronchin, che ha preso a cuore al vicenda: «Ieri sono stata contattata da una delle mamme. Mi hanno raccontato quello che è successo, per cui dopo ho subito contattato i media, perché credo che quello che è successo sia un evento molto grave». E il problema, secondo lei, parte da lontano: «Ho anche un figlio piccolo che va alle medie e racconta che i più grandi si danno appuntamento fuori in centro per fare rissa. E minacciano anche quelli più piccoli, senza motivo. Magari iniziano con insulti, prendono di mira qualcuno e poi si rifanno sugli altri».
Da qui la richiesta di un confronto con le istituzioni: «Credo che adesso serva davvero un tavolo serio in cui possano sedersi i genitori, l’amministrazione comunale, l’Ulss, le associazioni di volontariato e anche i media. Anche il racconto di queste cose va fatto in un certo modo. Treviso non è un caso isolato, ci sono anche altre città, però credo che questo sia proprio un problema che riguarda per intero questa generazione».
Ultimo aggiornamento: 10 dicembre, 09:09
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