Pestaggio a Porta San Tomaso, è la baby gang di San Liberale: identificati tre degli 8 aggressori grazie alla foto di un passante

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Pestaggio a Porta San Tomaso, è la baby gang di San Liberale: identificati tre degli 8 aggressori grazie alla foto di un passante

Considerando la dinamica del branco, presumibilmente non sarà difficile trovare anche gli altri: quella sera alcuni di loro hanno postato un selfie su Instagram

martedì 9 dicembre 2025di Luca Vecellio

Pestaggio a Porta San Tomaso, è la baby gang di San Liberale: identificati tre degli 8 aggressori grazie alla foto di un passante

TREVISO – C’è la baby gang di San Liberale al centro delle indagini sull’aggressione avvenuta sabato sera nelle vicinanze di Porta San Tomaso.

In totale, secondo la ricostruzione della Questura, sono otto i bulli ad aver alzato le mani (e due lampade da tavolo) sui quattro adolescenti: tre di loro, di origini albanesi, sono stati incastrati dalla fotografia scattata da un passante durante lo scontro. Considerando la dinamica del branco, presumibilmente non sarà difficile trovare anche gli altri: quella sera alcuni di loro hanno postato un selfie su Instagram.

I primi a indicare quali fossero i presunti responsabili dell’aggressione sono stati proprio i ragazzi: li hanno trovati sui loro profili Instagram e le famiglie lo hanno comunicato alla polizia. Prima di quella sera i due gruppi non si conoscevano se non di vista: non c’era alcuna ragione pregressa per quello scambio di insulti. «Ecco il capo dei gay» ha ripetuto più volte uno dei bulli, dopo aver visto due degli amici passeggiare assieme verso la zona dei locali. E alla terza volta che lo ripetevano, uno di loro ha risposto con un insulto in napoletano, innescando nella gang la volontà di vendicarsi con uno schiaffo. Lo hanno fatto aggredendo alle spalle il ragazzo che li aveva affrontati, colpendolo con uno schiaffo. Alcuni avevano sollevato i cappucci, rendendosi nel marasma meno facilmente identificabili.

Ma l’appello dei genitori, ieri sera, ha funzionato perché qualcuno ha scattato una fotografia. «Sappiamo anche gli indirizzi di casa» affermano i genitori. Quando un altro ragazzo di sedici anni ha chiamato aiuto, contattando le forze dell’ordine e un’ambulanza, la gang è fuggita passando sotto la porta, verso il centro: questo fa pensare che sia possibile identificarne i componenti a partire dalle telecamere di sorveglianza esterne dei locali vicini.

LE DEPOSIZIONI

Gli investigatori hanno ascoltato le prime deposizioni ieri mattina, convocando alle 10.30 il diciannovenne, che riporta le ferite più gravi, con una frattura orbitale e una lesione importante alla mandibola: è stato accompagnato dalla mamma in Questura per fare denuncia, ma poi ha voluto rimanere nei dintorni per stare vicino agli amici. Alle 12.30 è stato sentito un secondo ragazzo, uno dei due diciottenni. La ricostruzione ufficiale è cambiata: alle 22.20 circa davanti ai locali di Porta San Tomaso c’era un gran numero di giovani. Tra di loro le quattro vittime dell’aggressione, tutti trevigiani tra i 17 e i 19 anni, amici da una vita. Ne mancava solo uno, che quella sera era uscito con la ragazza. Il gruppetto si è diviso a metà per una ventina di minuti e due di loro hanno incontrato la gang sulla strada. In quella fase i bulli erano una decina.

I ragazzi sostengono che, nonostante il tentativo iniziale di ignorarli, i bulli abbiano continuato appositamente per ottenere una provocazione e quindi avere un pretesto per passare all’azione. E infatti all’ennesimo insulto «Ecco il capo dei gay» una delle due vittime ha risposto. «Li ha insultati in napoletano, quindi non l’avranno nemmeno capito» hanno spiegato le mamme. Il più giovane, il diciassettenne, è stato colpito con uno schiaffo in faccia.

Quando i due amici sono tornati indietro, nelle vicinanze del ponte che porta sul Put, il gruppo li ha aggrediti alle spalle una seconda volta. Gli altri due, rimasti indietro, sono accorsi per dare una mano agli amici. C’è da capire anche chi abbia afferrato le lampade dai plateatici. Non si esclude che uno dei picchiatori indossasse un tirapugni o un anello in grado di provocare un profondo taglio sulla nuca del diciassettenne. «Sebbene l’area esatta dell’aggressione non sia coperta da sistemi di videosorveglianza, la polizia di Stato grazie alla visione delle telecamere installate nelle zone limitrofe, alle dichiarazioni delle vittime e a una fotografia scattata da un passante, che ritrae i presunti autori sta procedendo all’identificazione, uno per uno, dei componenti del gruppo degli aggressori, al fine di dare una risposta immediata rispetto a un episodio che ha turbato la cittadinanza, dopo un lungo periodo in cui nel centro storico di Treviso non si sono verificati fatti di analoga gravità». Considerando che la zona della movida in quell’orario era particolarmente affollata, l’appello a farsi avanti in caso di testimonianze dirette o fotografiche rimane.
 


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