Mauro Darpin, attesa per il funerale dopo la tragedia in Carnia. Il fratello del musicista 60enne arrivato dalla Svizzera
La Procura di Udine non ha ancora concesso il nulla osta alla sepoltura
martedì 9 dicembre 2025di Marco Corazza

PORTOGRUARO – Ci sono notizie che arrivano come uno schianto. Che non chiedono permesso, non avvisano, non danno il tempo di prepararsi. A Portogruaro, ieri, quel silenzio improvviso aveva un nome: Mauro Darpin. Sessant’anni, impiegato all’Inps di Portogruaro, sassofonista, figura amata del jazz del Nordest, è morto domenica nel canalone di Enemonzo, in Carnia, insieme al cugino Sandro Valent, 55 anni, di Udine.
Una tragedia che ha travolto due famiglie e una comunità intera. La città attende il suo ritorno, ma non il ritorno che avrebbe voluto. L’autorità giudiziaria di Udine deve ancora concedere il nullaosta. E così, mentre la burocrazia procede lenta, ieri dalla Svizzera è partito il fratello Claudio: un viaggio necessario e durissimo.
L’ARRIVO DEL FRATELLO
È arrivato ieri pomeriggio a Portogruaro, ora sulle sue spalle pesa il compito più doloroso: occuparsi delle incombenze per la funzione religiosa dell’ultimo saluto, dei dettagli che nessun fratello vorrebbe mai affrontare. Mauro lascia anche due cugine residenti a Gruaro, Lisa e Tatiana, a cui era profondamente legato. Due presenze costanti nella sua vita, due affetti familiari che oggi ricordano non solo il musicista, ma l’uomo buono, sensibile, capace sempre di una parola gentile e di un sorriso sincero.
Intanto, mentre si aspetta che Mauro possa tornare a casa, Portogruaro parla. Scrive. Ricorda. E lo fa attraverso i messaggi degli amici, che in queste ore compongono una sorta di coro collettivo, una memoria viva che lo riporta tra le vie della città. «Mauro, ci hai lasciati senza parole. Impossibile capire né accettare un destino così», scrive Andrea, amico di musica e di vita. «Grazie per quello che abbiamo condiviso: un po’ di musica e tu eri proprio un grande e, attraverso quella, un po’ di vita». «Ciao caro collega dolce e sensibile continua a suonare tra gli angeli», aggiunge Annamaria. Federico lo saluta così: «Au revoir, Mauro. Bravo musicista e persona squisita, simpatica, disponibile. Ricordo i bei tempi della Big Band».
Poi c’è Alice, che lascia sulla bacheca dei social un pensiero semplice e vero: «Che tu possa continuare a suonare la tua dolce musica anche lassù». E le parole piene di vita di Lisa: «Quanti balli insieme, quanta pazienza quando mi facevi ripassare le figure. Quante serate, quanta leggerezza. Un dispiacere grande». Infine il ricordo profondo di Sergio: «Con Mauro scompare un Maestro di Musica e un Maestro di Vita. Resterai nei cuori di tutti con la tua signorilità, la tua intelligenza, la tua forza. Grazie per tutto quello che hai fatto per me». La città intera conferma ciò che Mauro era: un uomo gentile, capace di unire persone diverse attraverso una musica che non era solo tecnica, ma anima. A San Nicolò, dove viveva da trent’anni, e a Santa Rita, dove era cresciuto e dove i vicini lo ricordano ancora come il ragazzo che suonava il sax dalla finestra, la notizia ha lasciato un vuoto reale, quasi fisico. A Enemonzo rimane la montagna. Rimane quel punto preciso in cui domenica pomeriggio la fatalità ha vinto.
Le indagini della Guardia di Finanza sono ormai concluse: un incidente, nulla più. Una tragedia pura e crudele. E ora Portogruaro aspetta. Aspetta Mauro. Aspetta il momento dell’ultimo abbraccio. Aspetta di restituire al suo sassofonista il calore che lui, per una vita intera, ha regalato agli altri. Perché un musicista non scompare davvero. Rimane sospeso. Come una nota lunga, che continua a vibrare anche quando la mano che l’ha suonata non c’è più.
Ultimo aggiornamento: 09:49
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