Gianni Marchiol, morta la leggenda per l’automobilismo: aveva 86 anni. Le imprese e i tre titoli italiani
Gianni Marchiol ha chiuso la sua vita terrena ieri, a giusto 86 anni di età. Ha tirato il sipario su un’esistenza affrontata con spirito di battaglia, perché è stata dura e non gli ha regalato alcunché
martedì 9 dicembre 2025di Paolo Cautero

UDINE – Tutti in piedi, se n’è andato un uomo. Gianni Marchiol ha chiuso la sua vita terrena ieri, a giusto 86 anni di età.
Ha tirato il sipario su un’esistenza affrontata con spirito di battaglia, perché è stata dura e non gli ha regalato alcunché. Ma un uomo come lui, appunto, non s’è mai arreso prendendo il destino di petto sostenuto dalle doti morali che lo hanno sempre caratterizzato. Lavoro, famiglia, sport, le linee guida di questo udinese originario del popolare quartiere di San Rocco.
Che aveva dovuto rinunciare allo studio, che gli sarebbe invece molto piaciuto, per aiutare già da bambino la famiglia. Il papà, che gestiva una piccola attività al mercato ortofrutticolo all’ingrosso già esistente in via Volturno, per arrotondare il non certo largo bilancio familiare lo mandava nelle ore libere a vendere frittelle che lui stesso preparava. «A scuola ricordava non senza rammarico Gianni mi mettevano così in ultimo banco perché puzzavo d’olio».
LA CARRIERA
Frustrazione crudele per un adolescente ma anche propellente per la voglia di riscatto e di rivincita. E c’è riuscito, mai offuscando la sua immagine di onesto sotto tutti i punti di vista. E la prima arma avuta a disposizione è stata il gioco del calcio. Anche in questa disciplina lasciando intendere di che pasta era fatto. Prima portiere e poi, non essendo particolarmente alto di statura, adattatosi a diventare centrattacco cominciando con Castionese e Spilimbergo e salendo di categoria sino a giocare in serie C fra Vittorio Veneto, Legnano, Mestrina. Astuzia, grinta, velocità le qualità palesate. Chiusura di carriera con Sangiorgina di San Giorgio di Nogaro e Corno di Rosazzo prima di dedicarsi ad insegnare pallone nei vivai giovanili.
Cominciò ad accumulare quanto serviva per mettere su casa con la moglie, la dolce Laura, rafforzando il nucleo familiare quando è nato l’unico figlio Marco – poi suo braccio destro nel commercio di imballaggi per frutta e verdura che curava nel nuovo mercato all’ingrosso trasferito al Partidor.
Ma gli uomini della sana razza di Marchiol hanno bisogno di sempre nuovi stimoli per continuare a realizzarsi come meritano e sanno. Ed eccolo attratto dall’automobilismo. Rammentava: «Mi era capitato, in modo del tutto casuale, di vedermi affidata una Morris per l’edizione 1966 della corsa in salita da Cividale a Castelmonte». Quindi nuovo capitolo di vita sportiva conquistando, durante cinquantadue ininterrotti anni di corse al volante, tre titoli italiani assoluti in specialità diverse evidenziando in tal modo una non comune versatilità di guida: rispettivamente rally, velocità in salita e su pista.
Generoso agli estremi, fra l’altro collaborava con don Davide Larice (storico fondatore del Centro Solidarietà Giovani che ha aiutato generazioni di ragazzi problematici a riscattarsi) allenando la squadra ribattezzata “il Gabbiano”. Amava anche uscire a pedalare in bici e, proprio durante una di queste escursioni, ha avuto un incidente stradale che ha avviato il suo declino fisico. La sorte gli ha infatti riservato un sofferto epilogo, immeritato per chi era abituato a fare, muoversi, agire. Soprattutto socializzare perché tanti sono gli amici da lui avuti. Anche loro, adesso, debbono alzarsi in piedi per salutare l’uscita di scena di un uomo, semplice, magari in certi momenti ruvido, ma vero come di più non si può. Gianni per sempre nei cuori. Di tutti coloro che lo hanno conosciuto. Mandi amico caro, ti abbiamo voluto bene.
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