Rob Reiner, chi è il figlio Nick Reiner sospettato di aver ucciso i genitori: la tossicodipendenza e il passato da senzatetto

Nick Reiner, 32 anni, è il secondo figlio del celebre regista Rob Reiner e di sua moglie Michele Singer, uccisi domenica 14 dicembre nella loro abitazione di Brentwood, a Los Angeles. Secondo alcune fonti giornalistiche citate da People, Nick avrebbe ucciso i genitori a coltellate, anche se le autorità non hanno ancora confermato ufficialmente alcun sospettato.

La tossicodipendenza

In un’intervista del 2016 con PEOPLE, Nick ha parlato della sua lotta contro la tossicodipendenza, durata anni, iniziata nella prima adolescenza e che alla fine lo ha portato a vivere per strada.

Ha raccontato di essere entrato e uscito ripetutamente dai centri di riabilitazione a partire dall’età di circa 15 anni, ma con l’aggravarsi della sua dipendenza, si è allontanato sempre di più da casa e ha trascorso lunghi periodi senza fissa dimora in diversi stati.

Il passato da senzatetto

Durante il periodo più buio della sua dipendenza, Nick ha vissuto per settimane e mesi da senzatetto in diversi Stati americani, tra cui Maine, New Jersey e Texas. Nelle sue parole del 2016, ha ricordato: aveva trascorso notti intere sulla strada, un’esperienza che ha descritto come tutt’altro che piacevole. La sua condizione di senzatetto era la conseguenza diretta di una scelta: rifiutarsi di tornare nei programmi di riabilitazione suggeriti dai genitori. Se voleva fare a modo suo, allora doveva vivere per strada, aveva spiegato all’epoca.

Il film diretto dal padre

Nonostante le difficoltà, Nick ha trovato nella scrittura una forma di riscatto. Ha infatti scritto la sceneggiatura di Being Charlie, un film del 2016 che racconta in modo semi-autobiografico la sua battaglia contro la dipendenza e i suoi giorni da senzatetto. Il film è stato diretto proprio da suo padre Rob, che lo ha definito il progetto più personale della sua intera carriera durante un’intervista al podcast WTF With Marc Maron. «Quando ero là fuori avrei potuto morire. È tutta fortuna, tiri i dadi e speri di farcela», aveva dichiarato Nick durante la promozione del film. In quella fase aveva raccontato di aver incontrato persone straordinarie, completamente diverse dal suo mondo abituale, e di essere poi riuscito a tornare a casa, riabituandosi gradualmente alla vita a Los Angeles vicino alla famiglia. Dietro a tutto questo, però, c’erano stati molti anni molto bui.

I rapporti con il padre

Durante la promozione di Being Charlie, Nick aveva ammesso apertamente che da piccolo non aveva legato molto con il padre Rob. I loro interessi erano diversi: il padre adorava il baseball, lui preferiva il basket. Vedere il padre dirigere un film basato sulla propria storia lo aveva però colpito profondamente, facendogli capire quanto fosse esperto e facendolo sentire più vicino a lui. Da parte sua, Rob Reiner aveva elogiato il figlio definendolo “il cuore e l’anima del film”, dimostrando l’orgoglio e l’affetto che provava nonostante le difficoltà vissute insieme. Rob Reiner e Michele Singer erano sposati da 35 anni e lasciano quattro figli: oltre a Nick, i fratelli Jake e Romy, più Tracy (figlia di Rob avuta dalla prima moglie, l’attrice e regista Penny Marshall, scomparsa nel 2018).

La coppia è stata trovata morta nel pomeriggio di domenica dopo che i soccorritori erano stati chiamati intorno alle 15:30. Secondo quanto riportato da TMZ, i due avevano ferite da taglio compatibili con l’uso di un coltello. La famiglia Reiner ha rilasciato un breve comunicato chiedendo privacy in questo momento difficilissimo, mentre Hollywood e il mondo del cinema piangono la perdita di uno dei suoi più grandi registi, autore di capolavori come Questa è Spinal Tap, Stand by Me, La storia fantastica, Misery non deve morire e Quando Harry ti presento Sally.

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