MONTEBELLUNA (Treviso) Trecento ulivi spariti in una notte. Ha dell’incredibile il furto subito nei giorni scorsi dalla famiglia Martignago, proprietaria dell’Agriturismo Villa Serena, in via Cal di Mezzo a Caonada. Su un appezzamento di proprietà della famiglia, che si affaccia da un lato sulla tradotta e dall’altro su via Ponte di Legno, vicino all’ex Emme 1, sono sparite in un batter d’occhio, durante le ore serali, ben 300 piante di ulivo.
Il fatto è stato già segnalato ai carabinieri, che sono intervenuti sul posto effettuando le opportune verifiche e indagini, tuttora in corso.
Grazie al loro intervento e alle registrazioni di telecamere e fototrappole, i proprietari ritengono di essere riusciti a risalire ai colpevoli, ai quali lanciano un messaggio: «A causa del furto abbiamo subito una perdita economica di circa 2mila euro – dice Mirco Martignago –. Se i colpevoli ci lasciano la somma nella cassetta della posta, in via Cal di Mezzo 107, possiamo rinunciare alla denuncia. Altrimenti andremo avanti».
L’INTRUSIONE
Riguardo al furto, Martignago racconta: «Gli ulivi sono stati piantati due mesi fa; si tratta di circa 300 piante che hanno richiesto una spesa di 3,50 euro ciascuna. Abbiamo inoltre effettuato dei trattamenti perché le lepri non se le mangiassero. La spesa complessiva è stata di almeno 2mila euro». A rovinare l’investimento e il lavoro, in questo caso, non sono state certo le lepri: «Dopo aver lavorato fino a tardi nel vigneto vicino – prosegue il titolare – sono ripassato per controllare quante file il terzista fosse riuscito a ultimare. Ma ad attirare la mia attenzione non sono state le viti: gli ulivi erano scomparsi. Non a causa delle lepri».
L’intervento dei carabinieri ha permesso di evidenziare vari particolari, fra i quali il fatto che i ladri hanno pulito le loro scarpe sul bordo della canaletta vicina all’appezzamento, nella parte sud, dalla quale sono entrati. Molto utili sono state anche le telecamere di una casa vicina, che hanno ripreso il passaggio di un’unica auto nell’area incriminata durante l’orario del furto, compreso tra il termine dei lavori nel vigneto e il controllo del proprietario. Utile è stata infine la presenza delle fototrappole. Insomma, il quadro è decisamente chiaro, da qui l’invito ai ladri a farsi avanti per evitare guai peggiori. Non è questo, tra l’altro, il primo furto subito dalla famiglia Martignago: «Nel 2005, i ladri sono venuti da noi tre volte nell’arco di un anno, due delle quali nello stesso mese. Poi più nulla. Per quanto riguarda i campi, nel 2017 abbiamo subito un furto di barbatelle. Ma è stato poco rispetto a questo episodio, che di certo non è inferiore ai 2mila euro. Non è giusto che i ladri si approprino del nostro lavoro e delle nostre fatiche: vogliamo essere risarciti e non intendiamo lasciar correre».
LA PAURA
C’è da augurarsi che quanto accaduto alla famiglia Martignago non inauguri una nuova ondata di furti di piante e prodotti agricoli, oltre a quelli che già colpiscono le abitazioni. In passato, del resto, le coltivazioni – soprattutto i vigneti di prosecco, ma anche campi di insalata e altre coltivazioni – sono state in più occasioni prese di mira. Viene in mente, ad esempio, quanto accaduto a Michael Poloni, classe ’98 di Maser, che aveva piantato delle barbatelle per ripristinare un vecchio vigneto, investendo assieme al nonno nell’acquisto di circa 1.500 barbatelle di glera e nella sistemazione degli impianti. Anche in quel caso, un lavoro vanificato in una sola notte, con la necessità di ripartire di nuovo, spinti dalla passione di sempre ma anche con tanta rabbia in corpo.
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