Sandro Valent e Mauro Darpin morti cercando il vischio per Natale, la tragedia sotto gli occhi del cugino Franco Iaconissi: «Distrutto e senza parole»
Sandro e Mauro sono scivolati nel canalone: sono morti sul colpo
martedì 9 dicembre 2025di Marco Corazza

PORTOGRUARO – Una disgrazia quella di domenica a Enemonzo, in Friuli. Una di quelle che arrivano all’improvviso, in un giorno qualunque, e cambiano tutto. È ciò che ripete, con la voce rotta, Franco Iaconissi, il cugino che ha assistito alla scena che non dimenticherà mai: Sandro e Mauro che scivolano nel canalone, inghiottiti dal bosco. Lui, impotente, a pochi metri di distanza. Un attimo prima stavano camminando insieme, come facevano spesso. Un attimo dopo la tragedia. Erano partiti da casa sua, in via delle Scuole, dopo un caffè e una chiacchierata semplice, familiare, come sempre. Sandro Valent, 55enne di Udine, e Mauro Darpin, 60 anni di Portogruaro (Venezia), erano così: cugini, amici, fratelli di montagna. La domenica per loro era pausa, respiro, bosco. Camminate tranquille, qualche risata, il piacere di stare insieme. Enemonzo era una seconda casa, un luogo del cuore. Ma domenica il destino ha deciso altro. Prima la scivolata di Sandro. Poi Mauro, che tenta di aiutare il cugino e perde l’equilibrio. Franco vede tutto, poi corre a casa, cerca un telefono, chiama i soccorsi.
«È distrutto» ha fatto sapere la moglie Nives. «Quando è arrivato a casa era senza parole».
E mentre in paese si sentiva l’elicottero del soccorso alpino, nei bar, nelle case, nei negozi, la domanda era una sola: cosa è successo?
Al Toccata e fuga, su via Nazionale, qualcuno indica il canalone. Qualcuno conosceva Sandro. «Una tragedia che ci addolora» dicono al caseificio Val Tagliamento, mentre la voce si diffonde tra clienti e passanti. È una comunità piccola, quella di Enemonzo, e ogni colpo si sente forte. Il sindaco Franco Menegon è il portavoce del dolore collettivo. Le strade decorate dalle luci natalizie sembrano ancora più silenziose, come se la montagna stessa avesse trattenuto il respiro. Quelle strade le percorrevano spesso anche Sandro e Mauro: per una camminata, per una visita ai parenti, per una partita del Carnico. Erano presenza viva, familiare.
IL DOLORE
E mentre a Enemonzo si spegnevano le ultime luci della sera, un’altra storia di dolore si muoveva lontano, oltre il confine. Ieri mattina dalla Svizzera è partito Claudio Darpin, il fratello di Mauro. Un viaggio lungo, pesante, necessario. È arrivato a Portogruaro nel pomeriggio, accolto dal silenzio rispettoso di chi sapeva. Toccherà a lui ora occuparsi della salma, che sarà trasferita a Portogruaro appena l’autorità giudiziaria di Udine concederà il nullaosta. Nel frattempo, le indagini della Guardia di Finanza sono praticamente ultimate: nessun mistero, solo un incidente. Una caduta, una dinamica crudele nella sua semplicità, che ha colpito due uomini legati da un rapporto profondo. Un compito gravoso, un gesto d’amore, quello che ora attende Claudio. Perché Mauro, volto noto del jazz, uomo buono, artista vero, non era solo un musicista: era una presenza. E ora, nel dolore dei familiari e degli amici, resta uno spazio che non si sa come riempire.
Enemonzo resta qui, con il suo bosco, il suo canalone e un silenzio che parla più di ogni parola. Portogruaro aspetta. La comunità abbraccia. E due storie, quella di Sandro e quella di Mauro, si fermano in un punto della montagna dove il tempo, domenica, ha deciso di spezzarsi.
Ultimo aggiornamento: 09:50
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