Papa Leone nel cuore di Roma per l’Immacolata Concezione: «Città faro per il mondo»
Il Papa per la prima volta in piazza di Spagna per la festa dell’Immacolata: prega tra la folla e rilancia la missione di pace della Capitale
martedì 9 dicembre 2025di Franca Giansoldati

È stata una preghiera personalissima su Roma, sul mondo che va a pezzi, sull’umanità «schiacciata» quella che Leone XIV ha letto in mezzo alla gente, nel cuore del salotto buono della Capitale, tra via Condotti e piazza di Spagna, in questo periodo già piena di lucine e vetrine natalizie. «Immacolata, donna di infinita bellezza, abbi cura di questa città, di questa umanità.
Indicale Cristo». L’Anno Santo volge ormai al termine ed è per tutti tempo di bilanci. E pure di sogni. In cima alla lista si avverte forte più che mai il bisogno di pace. «Dopo le Porte Sante, si aprano ora altre porte di case e oasi di pace in cui rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione».
L’agostiniano Robert Prevost ha scelto una formula essenziale per festeggiare l’Immacolata, rivolgendosi alla “sua”città, e da questa al mondo intero, ricordando che proprio da Roma sono passati innumerevoli “pellegrini” provenienti da ogni dove. Secondo gli ultimi calcoli – resi noti alcuni giorni fa dalle autorità italiane e vaticane – è già stato superato abbondantemente il tetto dei trenta milioni. Uomini e donne in cammino che agli occhi di Leone hanno percorso «le strade» romane esattamente come accade da secoli, diretti alle fonti della Chiesa, al centro del cattolicesimo, alla tomba di Pietro. E la speranza – virtù bambina, secondo la bella definizione di Charles Peguy – che è stata il filo conduttore di questo Giubileo, nel giorno dell’Immacolata suggerisce ancora di guardare lontano, dando requie a tanto dolore nonostante una «umanità provata, talvolta schiacciata» dalle guerre, dall’ingiustizia, dalla precarietà.
BARICENTRO
In piazza Mignanelli, davanti alla colonna mariana fatta erigere da Pio IX nel 1854 a seguito della proclamazione del dogma dell’Immacolata, Leone XIV si è augurato di veder «fiorire la speranza giubilare a Roma e in ogni angolo della terra; speranza nel mondo nuovo che Dio prepara». In un passaggio la sua preghiera collega Roma al resto del mondo, indicandola implicitamente come il baricentro ideale. Attorno a lui ieri pomeriggio c’erano come sempre le autorità cittadine, tra cui il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri al quale è stato riservato un saluto affettuoso, oltre a trenta mila persone letteralmente impacchettate dietro le transenne, sovente con le braccia alzate nel disperato tentativo di catturare col telefonino un’immagine del nuovo pontefice. I canti e le litanie mariane intonate dal coro venivano amplificate dalla gente che a ondate si è messa ad accompagnare spontaneamente la musica. Segno di una profonda devozione popolare.
Alla Madonna Leone XIV ha chiesto di essere fonte di ispirazione, «di sogni, visioni e coraggio», raccogliendo la voce dei «nostri contemporanei, dei poveri soprattutto (…) per essere sempre Chiesa con e tra la gente, lievito nella pasta di un’umanità che invoca giustizia e speranza». E ancora. «Intercedi per noi, alle prese con cambiamenti che sembrano trovarci impreparati e impotenti». L’Immacolata in piazza di Spagna è dai tempi di San Giovanni XXIII che anticipa di fatto il primo appuntamento pubblico dei grandi riti del Natale. Ieri, in parallelo alla preghiera papale sotto la colonna mariana, in Vaticano si trovava monsignor Rino Fisichella, il responsabile del Giubileo, impegnato ad inaugurare sotto il Colonnato berniniano la tradizionale mostra dei cento presepi, tra le più visitate durante il periodo natalizio. Nei giorni prossimi in Vaticano verrà anche acceso l’albero, un maestoso abete rosso alto 27 metri dono dei cattolici altoatesini, e verrà svelato il grande presepe che quest’anno presenta elementi tipici della zona nocerina integrando simboli religiosi, elementi del territorio e figure esemplari della spiritualità campana, tra cui sant’Alfonso Maria de’Liguori (il compositore di Tu scendi dalle stelle). A questo presepe si unisce anche quello artistico dell’Aula Paolo VI. L’anno scorso fu donato dalla Palestina. Quel presepe in legno d’ulivo fece esplodere una polemica internazionale per una kefiah che qualcuno aveva collocato su Gesù Bambino. Fu poi tirata via subito ma intanto la frittata era fatta. Stavolta il compito di allestire il presepe va al Costa Rica.
L’opera è intitolata “Nacimiento Gaudium” dell’artista Paula Sáenz Soto con cui vuole lanciare un appello al mondo affinché venga protetta la vita fin dal suo concepimento. Il programma natalizio diffuso dal Vaticano parte con la messa di mezzanotte: Leone XIV riprende, dopo diversi anni, il corso tradizionale del rito iniziando a celebrare alle 22. Francesco a causa della salute malferma era stato costretto ad anticiparla di diverse ore. Il giorno successivo è prevista la messa alle ore 10 in basilica, e a mezzogiorno Papa Leone diffonderà il suo primo messaggio urbi et orbi dalla Loggia delle Benedizioni. Mercoledì 31, ultimo giorno dell’anno, si ripeterà il «Te Deum». Solitamente in basilica è presente il sindaco. A Capodanno, infine, alla presenza di tutti gli ambasciatori c’è la messa solenne per la Giornata mondiale della Pace istituita da Paolo VI nel 1968. Con l’Epifania il Papa chiuderà anche la Porta Santa e il Giubileo, facendo un bilancio su quest’anno assai importante per la Chiesa e per il mondo.
BUFERA
Per una curiosa coincidenza la festa dell’Immacolata quest’anno cade nel bel mezzo di una bufera teologica internazionale senza precedenti dopo che il Vaticano, il mese scorso, ha pubblicato un documento sulla figura di Maria chiarendo una volta per tutte che la Madonna non può essere definita corredentrice. Una Nota dottrinale di 80 paragrafi e approvata da Leone XIV, ha motivato che questo termine specifico va abolito poiché la Madre di Cristo è subordinata a suo figlio nell’opera di Redenzione, e di conseguenza l’up-grading che è stato fatto nel corso dei secoli da tanti teologi va corretto. Peccato che il termine si sia ampiamente diffuso con gli anni – non solo tra i fedeli, ma anche negli interventi papali ed episcopali e persino in alcuni documenti ufficiali dell’ex Sant’Uffizio risalenti a svariati decenni fa, generando ulteriori tensioni interne. A non avere digerito questa novità sono le aree più tradizionaliste della Chiesa.
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