Opera, un’evasione da film da un buco di 50 centimetri: Taulant Toma da mesi stava dimagrendo
Milano, il detenuto albanese ha perso peso per passare attraverso le sbarre segate. Sottovalutate le avvertenze scritte nella scheda carceraria: «Alto il pericolo di fuga»
martedì 9 dicembre 2025di Claudia Guasco

Un piano architettato da mesi, nei minimi dettagli. Che ha richiesto, oltre all’attrezzatura, un severo regime dietetico. Taulant Toma, l’albanese di quarantuno anni esperto in evasioni estreme che domenica all’alba è scappato dal carcere di Opera, aveva anche perso peso per passare dal buco di pochi centimetri creato segando le sbarre.
Corporatura minuta, un metro e 65 centimetri di altezza, il pregiudicato è ulteriormente dimagrito per procurarsi la sua quarta latitanza, uno snellimento che non è riuscito al suo compagno di cella che alla fine ha desistito.
L’ARPIONE
Da due giorni Toma, conosciuto anche con l’alias di Admir Dedinca, è il super ricercato d’Italia. «Grandissima sorveglianza, pericolo evasione, vedi nota Dap», è annotato nella sua scheda descrittiva, nella quale si specifica il trasferimento da Sassari proprio per motivi di sicurezza. La Prefettura ha attivato un coordinamento per trovarlo: sono stati istituiti posti di blocco, il timore è che possa fuggire all’estero contando sulla sua articolata rete di contatti e ricongiungersi con altri gruppi criminali della mafia albanese. Stando alle indagini, già nell’immediatezza dell’evasione avrebbe beneficiato di appoggi esterni. Le telecamere lo riprendono mentre si allontana a piedi, alle sei e mezza del mattino, qualche ora dopo in una piazzola della tangenziale è stato trovato un furgone abbandonato, è possibile che in quel punto si sia incontrato con un complice. È l’ultimo atto di un progetto elaborato. Nelle zone di lavoro adibite per i detenuti si è procacciato sega, lima, pinza, pezzi di metallo e alcune chiavi inglesi per crearsi in varco tra le grate, ha accumulato lenzuola che ha arrotolato per calarsi dal terzo piano, a oltre quindici metri di altezza. Per scavalcare i sei metri della cinta muraria ha utilizzato dei manici di scopa attaccati con del nastro adesivo, aggiungendo all’estremità un gancio che ha arpionato al bordo.
ACROBATA
L’allarme non avrebbe suonato e le ricerche sono scattate solo alle otto del mattino, quando gli agenti si sono accorti che la sua branda era vuota. Anche la data della fuga è stata scelta con oculatezza, un giorno festivo nel quale il personale è a ranghi ridotti. Stessa modalità con la quale se ne è andato, a febbraio 2013, dal carcere di Parma: seghetto e filo diamantato per tagliare le sbarre, settimane di osservazione dei movimenti delle guardie dalla finestra della cella per studiare gli orari dei cambi di turno. Nel 2009 era già fuggito dal carcere di Terni durante una partita di calcio, a dicembre 2013 per allontanarsi da Lantin, nei pressi di Liegi, ha messo a punto un’operazione strutturata.
Una Opel grigia ha parcheggiato davanti all’ingresso riservato ai fornitori e quando un agente si è avvicinato per farla spostare tre uomini gli sono balzati addosso prendendolo in ostaggio. All’interno, nel cortile, alcuni detenuti hanno fatto esplodere un contenitore di vetro per creare l’effetto distrazione, altri hanno formato una piramide umana che ha permesso a Toma di arrampicarsi e scavalcare il muro con un balzo da acrobata. L’albanese deve scontare 24 anni di pene complessive per rapine in villa, furti, detenzione di droga e armi, da Opera non sarebbe uscito prima del 2048. È alla sua quarta fuga.
«Felice Maniero, boss della Mala del Brenta detto “faccia d’angelo”, che negli anni 90 ha collezionato evasioni clamorose dal carcere, viene superato», l’amaro commento di Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, che lamenta la carenza di personale con «l’inadeguata distribuzione dei contingenti, a Opera inferiore del 30 per cento rispetto al necessario per una popolazione detenuta del 25 per cento oltre le capienze ammissibili». Per Beneduci, «il sistema penitenziario non dispone più di istituti di pena sicuri e collocati in luoghi idonei per particolari tipologie detentive». Toma «è riuscito a trasformare un carcere di massima sicurezza in un trampolino verso l’esterno».
Ultimo aggiornamento: 09:06
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