Ciao Sandokan, sei un pirata ma soprattutto sei un signore

Mentre il praho si allontanava sull’oceano Indiano (televisivamente collocato dalle parti di Tropea), abbiamo compreso che di Sandokan ci libereremo solo con il pensionamento di Can Yaman e Alessandro Preziosi, perché il finale aperto, ma soprattutto l’audience (che anche martedì si è attestata al 25% di share), prelude a sequel di varia ispirazione, della serie, «fin che il praho va lascialo andare». Buona parte del successo della fiction, infatti, deve essere attribuita agli sceneggiatori che hanno realizzato una sorta di pregevole mappazzone basato su sentimenti universali rivisitati con gusto contemporaneo. Un mix spettacolare che ha consentito agli autori di intrecciare la trama rimaneggiando i romanzi di Salgari e mescolando a loro piacimento vicende, passaggi salienti e caratteri dei personaggi.
Tutto c’era in questo Sandokan 2025, l’onore e la vendetta, l’amicizia senza dubbi e i dubbi sulla fede, l’aspirazione alla libertà e la brama di soldi e potere, l’adozione e la ricerca delle proprie radici, la perfidia delle cognate e l’uso strumentale della pazzia, l’oppio e l’abbandono, il tutto riveduto e corretto con una sensibilità che definiremmo woke nel senso autentico e non dispregiativo del termine. Così anche i rudi come Sandokan, Yanez e i tigrotti piangono, Marianna è una donna determinata e sicura di sé, i combattimenti stanno a metà fra lo stile Shaolin e un videogioco, le scene degli scontri con gli indigeni somigliano a quelli di Avatar (o ci siamo confusi con lo spot che nel frattempo si era intromesso), Sandokan si avvelena come Giulietta ma sembra il conte di Montecristo e anche il saggio capo della tribù Dayak è doppiato come nella pubblicità di un’auto asiatica.
Che poi Can Yaman abbia dato vita a un personaggio accattivante, è un merito che l’attore turco si è conquistato puntata dopo puntata, anche se, probabilmente, più che a Kabir Bedi si è ispirato a Julio Iglesias e al testo di «Sono un pirata, sono un signore». Tuttavia, è l’interprete perfetto per incarnare un moderno eroe che lotta per ideali universali e si contrappone ad un altrettanto antieroe contemporaneo come Brooke.
Insomma, Can è un bonazzo, adatto per il “new” Sandokan ma non per James Bond e, senza che il confronto possa essere sminuente, non ha l’imprinting del duro. Gli manca lo sguardo «dell’uomo che non deve chiedere mai» e il carisma del capo. Prova ne è il fatto che il suo discorso per incitare la ciurma alla riscossa somigliava, più che a quello di Massimo Decimo Meridio, a un’interrogazione parlamentare.

Source URL: https://catanzaro.gazzettadelsud.it/articoli/cultura/2025/12/18/ciao-sandokan-sei-un-pirata-ma-soprattutto-sei-un-signore-7a765489-4b3f-429b-b6c5-b1bd69549c74/


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