SAN BENEDETTO «Vasca di colmata e terzo braccio? Parliamo di un bluff». È su questo punto di partenza che si è sviluppato il confronto sul futuro del porto di San Benedetto, andato in scena ieri mattina nella sede dell’Associazione pescatori. Un incontro promosso da San Benedetto Partecipa, il nuovo laboratorio politico e civico dell’area di centrosinistra.
I temi
Al centro della discussione la seconda vasca di colmata del porto, dopo quella realizzata nel 2009, e il suo legame con l’ampliamento dello scalo e la realizzazione del terzo braccio. Un collegamento che Massimo Rossi, ex sindaco di Grottammare ed ex presidente della Provincia di Ascoli, ha definito privo di basi concrete. «I soldi di cui si parla bastano sì e no per mettere in sicurezza la vecchia vasca di colmata – ha spiegato – e, se si dovesse farne una nuova con i presupposti promessi, non sarebbero comunque sufficienti». Per Rossi i numeri raccontano una realtà ben diversa. «Il progetto di ampliamento è suggestivo, per carità, ma parliamo di costi elevatissimi. Si arriva a 150 milioni e probabilmente non basterebbero». Da qui la critica al metodo seguito finora: «Associare la vasca di colmata allo sviluppo del porto è un bluff».
La proposta
Nel corso dell’incontro Rossi e Francesco Torquati hanno rilanciato il tema dell’eco-dragaggio, una tecnica a basso impatto ambientale che consente di rimuovere i sedimenti dai fondali limitando la dispersione degli inquinanti. Un sistema che prevede l’analisi preventiva dei materiali dragati, il loro eventuale trattamento o il confinamento in sicurezza, evitando che sabbie contaminate vengano disperse in mare o trasformate in discariche mascherate. Proprio su questo aspetto è intervenuto Torquati, del comitato No alla Discarica Marina, che ha espresso forte preoccupazione per una nuova vasca di colmata. «In questa storia più si scava e più si trova materiale da discarica, roba che non vorremmo nel nostro giardino di casa» ha detto, ricordando quanto emerso nella vasca realizzata nel 2009.
La critica
A rafforzare le critiche è stato anche Sisto Bruni di Legambiente San Benedetto del Tronto, che ha portato con sé un frammento di telo in polietilene, lo stesso utilizzato per la protezione della prima vasca di colmata. «Dovrebbe contenere i sedimenti contenuti nella vasca ma si deteriora con il sale – ha spiegato – e questo significa che già dopo un anno e mezzo dall’installazione della vasca ha iniziato a rovinarsi». Nel dibattito è intervenuta infine anche Gioia Furlanetto, presidente di Cna Nautica Ascol.
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