Bisognerà attendere quarantacinque giorni per conoscere le motivazioni con cui il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria ha disposto il ripristino della misura degli arresti domiciliari nei confronti di ventidue imputati già condannati in primo grado nel maxi processo “Eureka”. Una decisione che interviene a seguito dell’ordinanza del gup distrettuale, il quale lo scorso ottobre aveva aggravato le misure cautelari disponendo la custodia in carcere per gli imputati. L’indagine della Dda di Reggio Calabria era incentrata su alcuni soggetti ritenuti riconducibili al clan Nirta di San Luca attivo a Genk, in Belgio, dove secondo l’accusa, tra l’altro, sarebbe stata dedita al narcotraffico a livello internazionale. Le attività dell’Arma sono state progressivamente estese a diverse “famiglie” di San Luca toccando pure la “locale” di ‘ndrangheta di Bianco, della quale sarebbero stati ricostruiti gli assetti interni.
I NOMI
L’aggravamento aveva riguardato un ampio ventaglio di imputati – tra i quali Massimo Ballone, Leone Bruzzaniti, Nicolino Catananti, Sebastian Costanzo, Giovanni De Luggo, Vincenzo Galatà, Benjamino Galluzzo, Sebastiano Giorgi, Michele Murdaca, Francesco Nesci, Antonio Nirta, Nebojsa Obradovic, Sebastiano Pelle, Paolo Pellicano, Francesco Perri, Antonio Reitano, Antonio Romeo, Domenico Romeo, Rocco Rugnetta, Santo Scipione, Francesco Strangio e Gregorio Tassone – oltre a Sebastiano Strangio, attualmente irreperibile.
Due giorni fa, i difensori degli imputati – tra cui gli avvocati Lorenzo Gatto, Guendalina Chiesi, Andrea Alvaro, Vincenzo Nico D’Ascola, Ettore Squillace, Alessandro Bavaro, Alberto Schepis, Piermassimo Marrapodi, Pierpaolo Emanuele, Gioacchino Genchi, Antonio Femia, Domenico Putrino, Guido Contestabile, Domenico Infantino, Vincenzo Cicino e Sandro Furfaro – hanno discusso il ricorso dinanzi al Collegio reggino, composto dai giudici Francesco Petrone, Giuseppe Amato e Giuseppe Saverio Santagati.
La linea difensiva ha contestato la legittimità dell’ordinanza del gup, sottolineando l’assenza di elementi concreti tali da giustificare un aggravamento delle misure già in atto.
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