Catanzaro, Antonello Talerico: il bullismo che tutti vedono ma nessuno ferma

“Il bullismo nelle scuole non è un’eccezione né un fenomeno marginale. A Catanzaro, come altrove, è diffuso, strutturale e spesso invisibile solo perché si sceglie di non guardare. La convinzione che “sono solo ragazzi” continua a rappresentare l’alibi più comodo per l’inerzia, mentre le vittime restano sole a fronteggiare violenze quotidiane”. L’intervento è di Antonello Talerico, avvocato e consigliere comunale di Catanzaro, che invita a non minimizzare e a non voltarsi dall’altra parte di fronte a episodi di bullismo, soprattutto quando coinvolgono minori sotto i 14 anni.

Un appello netto, che chiama in causa scuola, famiglie e istituzioni: denunciare non è criminalizzare, ma proteggere. Perché ignorare oggi significa essere moralmente responsabili domani. La verità più scomoda è che il bullismo più insidioso prospera sotto i 14 anni, quando non c’è responsabilità penale e il sistema educativo e istituzionale arretra, si blocca, minimizza. È proprio in questa zona grigia che il fenomeno attecchisce con maggiore forza.

Il caso di un tredicenne catanzarese

“A far emergere con forza il problema è la vicenda di un ragazzo di 13 anni che frequenta una scuola media di Catanzaro. I suoi genitori, inizialmente, hanno scelto la via più discreta e responsabile: segnalazioni informali, colloqui, tentativi di risolvere la situazione senza esporre il figlio a ulteriori traumi.

Una scelta dettata dalla speranza che il buon senso prevalesse. Ma non è stato così.

Gli episodi si sono ripetuti e aggravati: spintoni, accerchiamenti nello spogliatoio, intimidazioni, provocazioni continue durante le ore di lezione. Tutto sotto gli occhi di compagni e adulti, con interventi sporadici e spesso risolti con un superficiale “ignorali””.

Il grido rimasto senza risposta

“In una chat di classe, la madre del ragazzo ha trovato il coraggio di raccontare quanto stava accadendo. Parole misurate, senza accuse, con una richiesta semplice: maggiore attenzione.

“Basta poco”, ha scritto.

Quel “basta poco”, però, è rimasto un grido nel vuoto. Alla richiesta non sono seguite azioni concrete, ma silenzio, rimozione e, in alcuni casi, persino attacchi personali. Un segnale inquietante di quanto il problema venga ancora percepito come fastidioso più che urgente”.

Quando denunciare diventa un atto di protezione

“Dopo mesi di segnalazioni ignorate, i genitori hanno deciso di denunciare tutto. Non per spirito punitivo, ma per necessità. Il rischio maggiore non era più l’esposizione del figlio, ma la sua solitudine.

Il bullismo non è una ragazzata. È una dinamica di potere, una forma di violenza reiterata, un’umiliazione sistematica che, se ignorata, lascia ferite profonde. E quando avviene tra minori di 14 anni, diventa terreno fertile per l’irresponsabilità collettiva: nessuno è colpevole, nessuno interviene davvero, tutti aspettano.

Ma aspettare è il vero pericolo.”

I segnali ci sono sempre

“Le cronache nazionali raccontano con drammatica regolarità storie di adolescenti ignorati fino al punto di compiere gesti estremi, contro sé stessi o contro altri. Ogni volta si ripete lo stesso copione: “non si era capito”, “non c’erano segnali”.

È falso. I segnali ci sono sempre. Semplicemente si sceglie di non vederli.”

Serve una risposta concreta e immediata

Secondo Talerico “occorre intervenire prima, non dopo. Serve coraggio, ma soprattutto responsabilità. Da parte delle istituzioni scolastiche, delle famiglie, dei dirigenti, dei servizi sociali. Servono formazione reale per docenti e studenti, protocolli operativi efficaci, interventi immediati.

La prevenzione è fondamentale, ma non basta senza sanzioni adeguate e senza una presa di posizione chiara. Ignorare un episodio di bullismo oggi significa preparare una tragedia domani”.

Denunciare non è criminalizzare

“Denunciare non significa criminalizzare, come qualcuno vorrebbe far credere. Significa proteggere. Significa dire che certi comportamenti non sono accettabili. Difendere a spada tratta i propri figli senza educarli al rispetto non è amore, è complicità.

Ancora più grave è l’atteggiamento di chi, dopo aver agito da carnefice, prova a vestirsi da vittima”.

Un invito a non tacere

“I genitori del giovane tredicenne catanzarese hanno trovato il coraggio di non sottovalutare ciò che il figlio subiva ogni giorno, come uno stillicidio. Dovrebbero farlo tutti. Non domani. Non dopo. Ora”.

Source URL: https://catanzaro.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2025/12/17/catanzaro-antonello-talerico-il-bullismo-che-tutti-vedono-ma-nessuno-ferma-5aa792f4-c993-4d8f-be07-d29543406807/


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.