Dai rifiuti alla fuga dei giovani, poi sanità e crisi idrica: le sette emergenze che il governo Decaro dovrà affrontare subito

Sette urgenze con le quali la nuova amministrazione Decaro dovrà confrontarsi immediatamente, per risolvere o almeno tamponare le emergenze: rifiuti (discariche ancora in uso e piene); sanità (liste di attesa e pronto soccorso); crisi idrica e consorzi; trasporti (pochi collegamenti verso il resto d’Italia e treni regionali spesso in ritardo); agricoltura (la Xylella non è scomparsa); urbanistica (negli ultimi dieci anni è fallito il tentativo di un testo legislativo unico e chiaro); fuga dei cervelli.
Il neo governatore Antonio Decaro ha già annunciato che il primo intervento della sua Giunta sarà sulle liste d’attesa: un approfondimento del Quotidiano di Puglia ha mostrato come i tempi siano lunghissimi persino quando l’esame o la visita è prescritta con “urgenza”, cioè da effettuare entro 72 ore. Ma nel 60% dei casi Asl e ospedali non sono in grado di rispettare questo limite di legge. Non è l’unica falla: c’è una spesa farmaceutica ancora fuori controllo, i viaggi della speranza mai interrotti (la cosiddetta mobilità passiva, che costa tra i 200 e i 300 milioni all’anno), pronto soccorso quasi senza medici e 118 in sofferenza. Decaro ricorrerà probabilmente allo spoil system, scegliendo nuovi manager per quasi tutte le Asl e le aziende ospedaliere, alcuni forse da fuori regione.
Sull’emergenza acqua bisogna iniziare a correre: le recenti piogge hanno aiutato, ma non basta. Servono nuovi impianti per il riuso, collegamenti tra quelli esistenti, la riduzione delle perdite (obiettivo 3%), un cambio di paradigma sull’agricoltura di precisione e il ricorso ai dissalatori. Tutto questo richiede anche un Consorzio di bonifica efficiente: oltre al nodo delle cartelle 630, la manutenzione dei canali deve diventare ordinaria e i consorzi devono riuscire a portare l’acqua recuperata nelle aziende agricole.
Sul fronte agricoltura, l’urgenza principale resta la Xylella, per la quale è necessario passare dalla “cura” – che al momento non esiste – alla rigenerazione reale dei territori devastati. I primi 300 milioni sono stati spesi, ma serviranno nuovi fondi e verifiche su come quelli precedenti siano stati investiti. Intanto, la Xylella è arrivata nel Foggiano e presto non sarà più un problema solo pugliese.
Per i rifiuti la situazione è altrettanto complessa: discariche ancora piene, alcune ampliate; grandi città in ritardo sulla differenziata; rischio immondizia in strada durante l’estate. Serve una svolta culturale. Anche l’urbanistica richiede un cambio di passo: dieci anni di tentativi falliti per un testo unico, veti e interessi che hanno bloccato tutto. Infine la fuga dei cervelli: la Puglia è attrattiva per l’hi-tech ma perde 40mila giovani ogni anno.
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