Catanzaro-Vivarini, c’eravamo tanto amati

Al “Ceravolo” sarebbe stato diverso, ma farà comunque un certo effetto rivedere anche in trasferta Vincenzo Vivarini e il Catanzaro, uno contro l’altro per la prima volta dall’avvelenata separazione di un anno e mezzo fa. E cioè quella ventina di giorni di litigi e dispetti che ha fatto da dimenticabile epilogo a quasi tre stagioni indimenticabili, la trasformazione di una simbiosi in una specie di “c’eravamo tanto amati” che ha diviso la piazza e aperto a una serie di possibili rimpianti. Fra i giallorossi sono scomparsi in fretta, per la controparte probabilmente no perché su chi ci abbia perso da quel divorzio non c’è dubbio e difficilmente basteranno i 90 minuti di dopodomani sera al “San Nicola” per far sparire un dato obiettivo. Ma la storia che c’era prima resta irripetibile per risultati e gioco, numeri ed emozioni.
Dai diecimila promozione di Salerno ai derby dominati, dai record demoliti in C alle vittorie da fantascienza di Palermo o Parma, giusto per citarne un paio, l’unione ha segnato un’epoca. Vivarini è stato allenatore giallorosso dal primo dicembre 2021 al 30 giugno 2024. In mezzo ha messo un secondo posto e una semifinale playoff di C, il dominio del campionato successivo, il quinto posto da matricola in B con ben 60 punti e una semifinale dei playoff per la A che hanno riportato il Catanzaro sulla cartina del calcio italiano, facendone parlare un po’ dovunque.
Con 114 panchine l’abruzzese è il quarto tecnico più presente nella storia delle Aquile, ma il primo per numero di vittorie, ben 67 (con 23 pareggi e 24 sconfitte), 199 punti in campionato e 227 gol segnati (118 quelli incassati) senza citare i tanti primati personali e del club firmati con una proposta di gioco raffinata e magnifici e fortissimi interpreti: Iemmello, Ghion, Fulignati, Vandeputte… importanti quanto la società, la proprietà, l’allenatore. Era tutto l’insieme che funzionava perfettamente
Chissà come lo accoglieranno i tifosi giallorossi dal settore loro riservato. E chissà come lo avrebbero accolto a Catanzaro se l’anno scorso non fosse stato esonerato dal Frosinone qualche settimana prima di scendere in Calabria, o non l’avesse fatto il Pescara dieci giorni in anticipo sul match del “Ceravolo”. Il Bari ha dato una nuova opportunità a Vivarini, che non ne ha azzeccata una dopo aver cambiato aria. Anzi, nemmeno la sua uscita di scena era stata centrata, visto che al «non coincidono i programmi» fatto filtrare dopo un turbolento incontro col presidente Noto, sarebbe dovuto seguire un addio meno spigoloso di quello maturato all’ultimo giorno utile. Alla fine non si è passati dalle «sedi opportune» minacciate dal patron, ma “il prima” proprio non giustificava il finale. Comunque è ormai acqua passata perché il tempo annacqua tutto e i sostenitori delle Aquile hanno vissuto un’altra annata da playoff anche senza il coach che aveva lasciato un solco così identificabile. Certo, Vivarini e il presidente non hanno mai più riallacciato i rapporti ed è scontato che la partita vorrà dire tanto anche per loro due sul piano direttamente personale. Ma considerando il momento delle squadre quello generale pesa di più: il Bari non vince da sei gare, il Catanzaro proverà ad arricchire una classifica che ora attrae. Il presente conta di più, anche se c’è un passato che non si può dimenticare. In ogni caso.

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