Papetti: «Europa lenta, burocratica e ossessionata dalle regole è destinata alla sconfitta. Ma ha la forza per cambiare?»
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
martedì 9 dicembre 2025di Roberto Papetti

Caro direttore, da tempo ormai l’Ue si dimostra mancante di strategia, creatività e iniziative per la crescita.
Può essere che questo dipenda dalla sua complessa organizzazione (parlamento, commissione, consiglio), dall’attuale maggioranza di governo poco incline ad iniziative liberali ambiziose, dal diritto di veto che ha ogni nazione, o dalla mancata volontà di ogni nazione di cedere parte della propria sovranità. Il risultato è che l’Ue viene bistrattata se non umiliata da tutte le altre nazioni e la si coinvolge solamente per ottenere vantaggi commerciali ed economici e niente altro, politicamente è inesistente.
In un mondo in cui sta sempre più prevalendo la “forza” sulla diplomazia, l’autarchia sulla democrazia, questa debolezza della Ue, unita alla mancanza di risorse naturali strategiche, la rende fragile con un destino da sottomessa in evidente pericolo per la sua stessa sopravvivenza. L’unica azione che può allontanare questo pericolo è un salto tecnologico che porti i propri sistemi di difesa e di produzione ad avere una superiorità di evidente efficacia rispetto gli altri, ma qui siamo indietro. Ma cosa aspettano i governanti Ue a muoversi in questo senso? Segnalazione evidenti ne vengono fatte da più parti ma non si muove niente o molto poco.
Paolo Giacomazzo
Mira (Venezia)
La risposta del direttore del GazzettinoRoberto Papetti
Caro lettore, sono un europeista convinto non per scelta ideologica ma perché penso che, nei nuovi equilibri geo-politici, gli Stati nazionali del Vecchio continente, anche i più grandi, non siano in grado da soli di reggere il confronto sul piano economico, politico e militare non solo con le due grandi potenze, Usa e Cina, ma anche con le potenze emergenti come l’India o con le potenze nucleari come la Russia.
Ma l’Europa di cui abbiamo bisogno non è quella che vediamo arrancare su tutte grandi partite internazionali, dal Medio Oriente all’Ucraina e che, preda di suggestioni ideologiche, si auto-infligge obiettivi irrealizzabili e catastrofici sul piano delle conseguenze per i nostri sistemi industriali, come quelli indicati nel green deal di Bruxelles.
Non abbiamo nemmeno bisogno di un’Europa ossessionata dalla produzione di regole che complicano la vita delle persone e non tengono spesso conto delle specificità nazionali.
Avremmo invece bisogno di un’Unione che si potesse muovere come vero soggetto politico, dotato di una governance molto più snella ed efficace di quella attuale almeno su alcune materie strategiche.
Dobbiamo invece fare i conti con un colosso burocratico anacronisticamente diviso in due sedi (Strasburgo e Bruxelles), dove il più piccolo dei Paesi ha il diritto di veto su decisioni importanti e dove è sempre più clamoroso il distacco tra i cittadini chiamati ogni 5 anni ad eleggere l’Europarlamento e le scelte di una Commissione guidata da leader privi dell’autorevolezza e del peso politico necessario per confrontarsi con gli Xi, i Trump e i Putin.
Cosa attendersi? La speranza è che le scelte e i cambiamenti che come Europa non siamo in grado di fare da soli, ce li impongano gli eventi. E il messaggio, decisamente non amichevole, che è arrivato l’altro ieri da Trump, mi sembra in questo senso già molto chiaro.
Ultimo aggiornamento: 10 dicembre, 09:06
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