Sandokan rivive nella nuova serie tv con Can Yaman: ecco perché la Tigre della Malesia piace ancora

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Sandokan rivive nella nuova serie tv con Can Yaman: ecco perché la Tigre della Malesia piace ancora

Stasera su Rai 1 il primo appuntamento: parla Bisanti autore del nuovo romanzo che rilegge Salgari

Sandokan rivive nella nuova serie tv con Can Yaman: ecco perché la Tigre della Malesia piace ancora
di Vincenzo MARUCCIO
6 Minuti di Lettura
lunedì 1 dicembre 2025, 18:21 – Ultimo aggiornamento:
2 dicembre, 08:15

Sandokaaan, Sandokaaan. La sigla cominciava così, mito e leggenda. Ora il Pirata è tornato in tv. L’eroe più amato prima dell’invasione giapponese dei cartoni: perdutamente innamorato di Marianna e ribelle contro le ingiustizie. Quasi 50 anni fa era andato a riposarsi in qualche foresta del Borneo dopo aver liberato Mompracem.
Lo hanno richiamato e lui non ha esitato un attimo: scimitarra, turbante e pronto a rimettersi in gioco. Cuore e testa, passione e coraggio oggi come allora: gli assalti alle navi del Sultano ricordano più Achille che le rivoluzioni del ’900, l’amore per la Perla di Labuan quello omerico di Ettore per Andromaca più che le incertezze del nostro tempo fluido. Cinquant’anni fa il grande successo con Kabir Bedi. Dello sceneggiato firmato da Sergio Sollima sappiamo tutto: l’amicizia con Yanez interpretato da Philippe Leroy, la rivalità con Brooke impersonato da Adolfo Celi, la passione struggente per Marianna nel volto di Carole Andrè. Sandokan idolo dei boomer che furono ragazzini, riscoperto dai 40enni tra repliche e YouTube.

Il protagonista è la superstar turca amata dalle donne

Il ritorno in tv ha il volto di Can Yaman, la superstar turca amata dalle donne (come il Sandokan “originale”, del resto): si è preparato a lungo per le prove atletiche senza dimenticare il romanticismo. Ieri sera su Rai 1  il primo test: in tutto otto episodi divisi in quattro prime serate. Una sfida che va oltre la nostalgia e guarda alla voglia di azione dei più giovani. Il progetto viene da lontano (un’idea di Luca Bernabei) e la produzione Lux Vide è un kolossal per la regia di Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo: la scommessa incrocia i topos dell’epica aggiornata al terzo millennio, il linguaggio adattato ai nuovi gusti narrativi. Non poteva che essere così: lo spiega Giacomo Bisanti che firma con Alessandro Sermoneta il nuovo romanzo pubblicato da Salani Editore e che ha partecipato al parto collettivo della sceneggiatura. “Sandokan” – questo il titolo del libro – dettaglia, aggiunge e approfondisce la serie tv. E offre nuovi punti di vista rispetto a Emilio Salgari che a fine ’800 aveva creato la saga senza aver mai navigato nei mari della Malesia.

Il romanzo pubblicato da Bisanti con Salani. “Una storia più corale”

Il romanzo è una libera riscrittura in chiave moderna perché altra strada non c’era. «Tradire Salgari era obbligatorio – dice Bisanti – e abbiamo portato Sandokan quanto più lontano possibile dall’originale. Se lo avessimo rifatto, ne saremmo usciti perdenti. Resta la potenza immaginifica di personaggi così avvincenti che vuoi sempre vedere come va a finire. Ho visto Kabir Bedi nelle repliche e ti teneva incollato alla tv. Nel romanzo adattiamo ai tempi quell’immaginazione così vivida e bilanciamo i pesi tra i personaggi trasformando Sandokan in una storia più corale».
È il punto di discrimine della serie tv e del libro che viaggiano insieme. «Sandokan non è più l’unico centro della storia – dice Bisanti – e l’incipit cambia rispetto a 50 anni fa. Sandokan è solo un pirata bramoso di oro. Libera un misterioso prigioniero Dayak, un popolo indigeno oppresso, e quando gli viene profetizzato un futuro di capopopolo non dà importanza alla cosa. Per raggiungere la consapevolezza di difensore dei più deboli ha bisogno degli altri. C’è prima l’uomo Sandokan, poi viene Mompracem».

Yanez, l’amico fidato che ci assomiglia 

Accanto c’è il “fratellino” Yanez interpretato da Alessandro Preziosi: più statuario rispetto all’originale, ma la dolce ironia resta l’arma in più. Bisanti spiega che «Yanez è uno di noi perché, a differenza di Sandokan, è libero dall’obbligo della perfezione.

Yanez ride, scherza e sbaglia come ci accade nella vita di ogni giorno. Questa leggerezza ce lo rende vicino». L’amico fraterno al nostro fianco, il confidente con sigaretta che vorremmo incontrare.

La nuova Marianna: un’eroina femminista libera e indipendente

La svolta è Marianna: sboccia il grande amore e si aprono le porte per l’evoluzione di Sandokan. È l’incontro tra due (apparentemente) opposte libertà: Oriente e Occidente, Asia ed Europa. «Marianna – dice l’autore – cambia Sandokan trasformandone lo spirito avventuriero nel riscatto di un popolo. Sono istanze non riconducibili storicamente all’età vittoriana, ma che fanno della giovane inglese uno spirito indipendente fuori dal tempo. Un personaggio universale». Il volto etereo dell’attrice Analah Bloor è apparentemente fragile. In realtà, dietro quello sguardo si cela, dice Bisanti, «una donna orgogliosa e indomita che non si arrende davanti a nulla. Una sorta di eroina femminista ante litteram. Sicuramente una co-protagonista, non più solo una complice».

Lord Brooke non è più solo un cattivo

È il gioco delle sfaccettature che il romanzo a quattro mani di Bisanti e Sermoneta amplia rivelando squarci inediti. Come nel caso di lord Brooke, il cattivo dei cattivi. Il nuovo personaggio affidato a Ed Westwick è un prisma che va oltre la monodimensione salgariana. «Brooke – aggiunge l’autore – è il personaggio che cambia di più, un anti-eroe combattuto tra l’amore non ricambiato per Marianna e l’ossessione per Sandokan. Non è solo un cattivo, anzi forse non lo sarà più quando cercherà una via d’uscita a sorpresa».

Il Sandokan politico e la lotta per la libertà

Il tuffo nell’avventura non disdegna la storia con la S maiuscola. Romanzata certo, ma neanche così lontana dalla realtà. È la domanda che ogni volta ci facciamo davanti agli eroi dell’immaginazione. C’è un Sandokan politico? «La nuova storia fa leva sull’inconscio – conclude Bisanti – e determina collegamenti inaspettati. Raccontiamo le terribili miniere di antimonio del Sultano del Brunei che ricordano quelle odierne in Africa dove i nuovi schiavi estraggono materiali per le nuove tecnologie. Io la chiamo rima interna: quando ci capiterà di leggere di queste miniere sul giornale, anche in un piccolo trafiletto, forse ripenseremo a Sandokan. Non so se basta per farne un eroe politico».
Di certo, contano le scelte da fare perché ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, è posto davanti a un bivio. Sandokan non rientra nelle categorie dell’inettitudine e dell’incomunicabilità tipiche dei capolavori del ’900. Viene dall’Ottocento ed è come se avesse saltato un intero secolo per approdare direttamente in quello attuale dove non puoi tirarti indietro: Sandokan deve scegliere tra essere solo un uomo innamorato o un simbolo della rivolta e non si sottrae. Sceglie una strada prendendosi tutti i rischi e vedremo se piacerà anche ai ragazzi. Quelli cresciuti con Instagram che oggi hanno la stessa età dei boomer a fine anni ’70.

La lezione per i più giovani: la Tigre è ancora viva

C’è chi dirà che Yaman è troppo atletico rispetto all’originale, ma non fateci caso. C’è chi intravederà il prototipo della resistenza di Gaza o di altre rivolte sparse per il mondo, ma non è questo il punto. La vera lezione è che viene prima la libertà e solo dopo l’ideologia, più Corto Maltese che Guevara. Forse è tornato per questo: dalle pagine di Salgari, dalle spiagge di Kabir Bedi e ora dagli arrembaggi della nuova serie 2025. Sandokan è tornato per la libertà. Siete avvertiti: la Tigre è ancora viva.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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