Ostetricia nuovi servizi, sempre più mamme scelgono Borgo Trento per far nascere i propri figli


Nella vita di molte persone, soprattutto con l’avanzare dell’età, le terapie smettono di essere un percorso e diventano un accumulo. Una pillola per l’ipertensione, una per lo stomaco “per sicurezza”, una per dormire, un antinfiammatorio “quando serve” che poi diventa quotidiano. Anno dopo anno, visita dopo visita, la lista cresce. E quasi mai si fa l’operazione più difficile, ovvero fermarsi e chiedersi se tutto quello che è stato prescritto serve ancora davvero.
Il fenomeno ha un nome preciso: politerapia. Significa assumere ogni giorno più farmaci insieme, spesso cinque o più. In Italia riguarda una quota enorme di over 65, secondo i dati dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, il 66,6% degli utilizzatori sopra i 65 anni rientra in questa condizione e circa un anziano su quattro arriva ad assumere almeno dieci principi attivi diversi ogni giorno. Ed è proprio quel “dieci” che dovrebbe far alzare le antenne: dieci farmaci non sono solo dieci promesse di cura, ma anche dieci possibili effetti collaterali, dieci possibili interazioni, dieci occasioni in più di sbagliare orario, dosaggio, combinazioni.
Il rischio non è astratto. Le reazioni avverse ai farmaci pesano sulla salute degli anziani e sul Servizio sanitario: sempre secondo i dati citati dall’Aoui, circa il 10% delle ospedalizzazioni non programmate in Geriatria è legato a eventi avversi da farmaci e, durante un ricovero, reazioni avverse possono comparire nel 25% dei pazienti over 65. In altre parole, per una parte consistente dei ricoveri il problema non è “solo” la malattia di partenza, ma anche ciò che si è stratificato intorno, dentro la terapia. E in pazienti fragili l’effetto domino può diventare pesante: confusione, cadute, sanguinamenti, scompensi, peggioramento della funzione renale. In alcuni casi può arrivare a essere fatale.

Un altro nodo è quello che i clinici chiamano inerzia terapeutica: un farmaco prescritto anni prima, magari con un’indicazione allora corretta, che però non viene più rivalutato. Rimane in cartella e rimane in casa, “perché lo prendo da sempre”, anche quando il quadro è cambiato. E spesso a finire in questo limbo sono medicinali molto comuni, come quelli per l’acidità gastrica, gli antinfiammatori, le benzodiazepine. Farmaci diffusissimi, certo, ma non neutri, soprattutto se sommati ad anticoagulanti, antipertensivi, antipsicotici o ad altre terapie che possono interferire.
A Verona, all’Azienda ospedaliera universitaria integrata, questo problema è diventato un campo di lavoro strutturato, non un tema lasciato alla buona volontà del singolo professionista. È stato attivato un servizio dedicato di “medication review” e “deprescribing”, cioè una revisione sistematica della terapia e la sospensione ragionata di ciò che viene giudicato non più appropriato, attraverso un lavoro condiviso tra farmacologi clinici, geriatri, internisti e farmacisti ospedalieri.
In un anno di sperimentazione pilota sono stati valutati 70 pazienti anziani complessi ricoverati in reparti di Geriatria e Medicina interna dell’ospedale di Borgo Trento, con età media di 86 anni e una terapia quotidiana che sfiorava i dieci farmaci diversi. Su di loro sono stati rivalutati complessivamente 836 farmaci: 273 sono stati sospesi perché ritenuti inappropriati, con una media di quattro farmaci eliminati per paziente, oltre a una riduzione di dosaggio mediamente per paziente.
Il dato clinicamente più interessante è quello che arriva dopo la dimissione: a tre mesi, nei pazienti passati attraverso la revisione della terapia, è stata stimata una riduzione del 20% del rischio di riospedalizzazione. “Abbiamo ridotto del 20% il tasso di riospedalizzazione e abbiamo eliminato in media quattro farmaci dalle terapie prescritte”, spiega Gianluca Trifirò, ordinario di Farmacologia all’Università di Verona e promotore del progetto. Meno ritorni in reparto, meno complicanze, meno “giri” tra Pronto soccorso e corsie, in altre parole, meno effetti collaterali che si travestono da nuove malattie. Anche sul fronte economico il segnale è netto, perché per quei 70 pazienti il risparmio annuo sulla spesa farmaceutica è stato stimato in circa 56 mila euro.
Dietro quei numeri, però, c’è soprattutto una scelta organizzativa: dedicare tempo. Il gruppo multidisciplinare impiega mediamente circa quattro ore per la medication review di un singolo paziente. Ed è proprio qui che si gioca una parte della partita, perché non si deve aggiungere automaticamente un farmaco a ogni sintomo, ma rileggere l’insieme, togliere ciò che non serve, prevenire interazioni e reazioni avverse. “Farmaci iniziati 10 o 15 anni prima e prolungati per tutta la vita anche quando l’indicazione non è più la stessa”, avverte Mauro Zamboni, direttore della Geriatria B dell’Aoui.
Il progetto, a Verona, non si è fermato ai reparti che lo hanno avviato: è stato esteso ad altre unità operative cliniche, con il coinvolgimento della farmacia ospedaliera. E non è un dettaglio se si guarda al contesto, visto che in Veneto le persone over 65 in politerapia con più di cinque farmaci al giorno vengono stimate in 198.140.
Il punto che questo lavoro mette a fuoco, alla fine, è semplice: quante delle pillole che finiscono ogni giorno nei portapastiglie sono davvero necessarie oggi, e quante sono solo il risultato di anni di aggiunte mai riconsiderate? La risposta, per molti anziani, potrebbe cambiare la qualità della vita più di un nuovo farmaco. E a volte, letteralmente, anche la traiettoria della salute.
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