Scontro Bruxelles-Trump, l’Ue: facciamo noi le regole. E l’Italia compra 100 missili

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Scontro Bruxelles-Trump, l’Ue: facciamo noi le regole. E l’Italia compra 100 missili

Washington pronta a ridurre il suo impegno nella Nato e Roma potenzia l’arsenale. Crosetto: «Non ci saranno più gli americani a coprire le nostre vulnerabilità militari»

domenica 7 dicembre 2025di Marco Ventura

Scontro Bruxelles-Trump, l'Ue: facciamo noi le regole. E l'Italia compra 100 missili

Cento missili per una spesa massima di 301 milioni di dollari. È questa la proposta d’acquisto dell’Italia agli Stati Uniti, ratificata e notificata dalla Defense Security Cooperation Agency al Congresso per l’approvazione. Una partita che traduce in concreto il passaggio a un nuovo concetto di strategia nazionale: il legame forte con l’America e, insieme, la necessità dell’autonomia militare difensiva europea. La notizia cade in un momento di frizione tra le due coste dell’Atlantico, dopo la pubblicazione del nuovo documento di sicurezza nazionale Usa critico verso l’Europa, e rimarca il ruolo di cerniera dell’Italia. E l’Ue ha replicato: «Quando si tratta di decisioni che riguardano l’Unione europea, queste vengono prese dall’Unione europea, per l’Ue, comprese quelle che riguardano la nostra autonomia normativa, la tutela della libertà di espressione e l’ordine internazionale fondato sulle regole», ha riferito un portavoce della Commissione.

Per l’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, nonostante il tono più ruvido di Washington «gli Stati Uniti restano il nostro più grande alleato», perché «non sempre siamo stati d’accordo su vari temi, ma il principio generale rimane lo stesso: siamo i più grandi alleati e dobbiamo restare uniti».

LA CAPACITÀ

È in base a questo principio che l’Italia si prepara a dotare i propri F35 di una nuova capacità d’attacco a lunga distanza: quei 100 missili da crociera Jassm-Er consentiranno all’Arma Azzurra di colpire obiettivi a lunga distanza con livelli di sicurezza e precisione ben superiori agli standard attuali. La notifica dell’americana Dsca non è poi soltanto tecnica, ma chiarisce le implicazioni politiche. La vendita all’Italia sosterrà «gli obiettivi di politica estera e sicurezza nazionale degli Usa migliorando la sicurezza di un alleato Nato che rappresenta una forza per la stabilità politica e economica in Europa». Un attestato del ruolo che Washington attribuisce al nostro Paese. E forse non è un caso che la decisione arrivi proprio mentre l’Europa discute il proprio futuro strategico. Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, sulla scia delle polemiche per il nuovo documento di sicurezza firmato Trump, ricorda di aver sostenuto «già da tre anni che il rapporto con l’Ue sarebbe mutato e che le garanzie di difesa regalate dopo il 45 sarebbero finite velocemente: era chiaro, evidente».

La competizione «sempre più difficile, complessa e dura con la Cina» spinge gli Stati Uniti a concentrare risorse su altri fronti, lasciando all’Europa l’obbligo di assumersi maggiori responsabilità.

Da qui nasce la richiesta, conclude Crosetto, di «mettersi a correre» e recuperare «decenni di disinvestimenti nella Difesa». La scelta dei missili Jassm-Er unisce due esigenze: restare pienamente interoperabili con gli Usa, e allo stesso tempo costruire una capacità europea più autosufficiente. Il pacchetto notificato al Congresso comprende i missili e tutte le dotazioni necessarie all’impiego: apparecchiature di prova classificate, sistemi di crittografia Kgv-135A, documentazione tecnica, software, materiali di manutenzione, supporto logistico e ingegneristico.
Gli Stati Uniti precisano che «l’Italia non avrà difficoltà ad assorbire questi articoli e servizi nelle proprie Forze Armate», valutazione che riconosce la capacità operativa dell’Arma Azzurra nel gestire e integrare sistemi d’arma complessi. Dal punto di vista tecnico, il Jassm-Er è un missile progettato per avvicinarsi ai bersagli riducendo la possibilità di essere individuato dai radar nemici, grazie alla forma e a materiali che ne abbassano la visibilità.

Ha una gittata superiore ai 900 chilometri e una guida che combina navigazione Gps-Ins con un sensore a infrarossi nella fase finale. Questo permetterà agli F35 italiani di colpire obiettivi militari ad alto valore senza entrare nelle zone più protette dalle difese avversarie, esigenza emersa nella guerra in Ucraina. Per il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e oggi presidente della Fondazione Icsa, sono missili «straordinariamente utili e da accogliere con grande favore per completare gli F35, perché se c’è un sistema d’arma lo devi poter utilizzare in tutte le sue potenzialità e questa acquisizione rafforza la capacità del sistema». La Dsca spiega infine che i missili potranno essere impiegati «su caccia italiani, compresi ma non solo gli F35».

L’ASSE DELLA FLOTTA

Di fatto, però, il Tornado è vicino al ritiro e l’Eurofighter, pur integrabile, non è al centro dei piani. L’asse resta il Lightning II, l’F35, che con l’aggiornamento Block 4 integrerà una gamma più ampia di armamenti inclusi proprio Jassm e Lrasm. Sul piano politico, gli Stati Uniti precisano che la vendita «non altererà l’equilibrio militare di base nella regione». È un’osservazione prevista dalla procedura, ma non cancella il dato di fondo: l’Italia acquisirà una capacità oggi presente solo in pochi Paesi europei.

Il messaggio per Mosca è che la modernizzazione delle forze Nato non si arresta e l’Italia è pronta a dotarsi di strumenti d’attacco credibili anche a grande distanza. Crosetto inserisce questa scelta in un percorso più ampio che guarda all’Europa e alle relazioni bilaterali italiane fuori dal continente. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza nazionale con una combinazione di alleanza con gli americani e responsabilizzazione europea. «L’Europa è il luogo naturale dove trovare partner per fare ciò che da soli siamo troppo piccoli per realizzare», ribadisce il ministro della Difesa, ricordando che la cooperazione è indispensabile sia per ridurre costi e duplicazioni, sia per recuperare capacità tecnologiche perse negli ultimi decenni.
Ora la procedura passa al Congresso americano. Se non ci saranno obiezioni, partirà la trattativa definitiva con Lockheed Martin, che produrrà i missili negli impianti di Troy e Orlando, tra Alabama e Florida.
 

Ultimo aggiornamento: 10 dicembre, 16:37
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