A Vicenza l’Imu continua a pesare sulle seconde case, ma meno che altrove. Secondo uno studio della Uil sul saldo Imu 2025 – oggi il termine ultimo per pagarlo – basato sugli estimi catastali e sulle aliquote comunali, nel capoluogo berico il costo medio annuo per una seconda casa è di 737 euro, ben al di sotto della media nazionale di 977 euro. Un dato che colloca Vicenza nella fascia medio-bassa della classifica dei capoluoghi italiani, lontana anni luce dai picchi di Roma, Milano e Venezia.
Il confronto è “impietoso”: nella Capitale si arriva a 3.499 euro l’anno, a Milano a 2.957, a Venezia a 2.335. Vicenza resta quindi un’isola relativamente “leggera” – perché un’isola felice quando si parla di imposte parrebbe improprio – nel panorama di quella che la Uil definisce una vera e propria lotteria fiscale, dove a parità di immobile l’imposta cambia sensibilmente da città a città.
Un quadro favorevole
Ancora più favorevole il quadro se si guarda alle abitazioni principali di lusso (quelle che appartengono alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9), le uniche prime case soggette a Imu. A Vicenza il costo medio annuo è di 508 euro, contro una media nazionale di 915 euro. Un livello che pone il capoluogo berico tra i meno cari d’Italia per questa tipologia di immobili. Per fare un paragone, a Venezia l’Imu sulle case di lusso arriva a 3.001 euro l’anno, a Roma a 2.888, a Milano a 2.777.
Anche l’aliquota applicata dal Comune contribuisce a contenere il conto: per le seconde case è fissata al 10,6 per mille, in linea con moltissime città italiane, mentre per le abitazioni principali di lusso è al 4,8 per mille, inferiore alla media nazionale del 6 per mille. Una scelta che incide in modo diretto sull’importo finale pagato dai proprietari.
Lo studio
Lo studio della Uil ricorda che l’Imu non è dovuta sulla prima casa “ordinaria”, ma grava su seconde abitazioni, immobili commerciali, aree edificabili e terreni agricoli. In Italia sono oltre 26 milioni i contribuenti che la versano, con un gettito complessivo di 19,4 miliardi di euro l’anno. Una platea composta in larga parte da lavoratori dipendenti e pensionati.
Nel confronto territoriale, Vicenza si colloca più vicina a realtà come Belluno o Cosenza che ai grandi centri metropolitani. Una differenza che non dipende solo dalle aliquote, ma soprattutto dai valori catastali, spesso datati e non allineati al mercato reale. È proprio su questo punto che la Uil torna a chiedere una riforma del catasto, per
superare le disuguaglianze tra città e garantire un’imposizione più equa e trasparente.
In attesa di una riforma che possa essere strutturale, i numeri raccontano comunque una realtà abbastanza chiara: a Vicenza l’Imu sulle seconde case pesa, ma meno che altrove, e per chi possiede una casa di lusso il capoluogo berico resta uno dei più convenienti d’Italia. Un primato quasi invisibile.
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