«Ciò che chiediamo oggi è giustizia. Giustizia vera. Perché non è accettabile che chi, con le proprie scelte, distrugge intere famiglie resti in carcere solo per pochi anni. Non è accettabile che la vita di due ragazzi venga trattata come qualcosa di sostituibile. Per questo facciamo appello a chi ci ascolta, alle istituzioni, a chi ha il potere di cambiare. Le leggi sull’omicidio stradale devono essere riviste, devono diventare più severe e proteggere davvero le vite innocenti».
Parla la mamma di Mattia
È lo sfogo di Margherita Colamussi, la mamma di Mattia Cardascia, il liceale 16enne ucciso la sera di Ferragosto assieme all’amico fraterno e compagno di classe Giulio Pizzolato. Sono stati investiti da un’auto che avrebbe invaso la corsia opposta scontrandosi con i due giovani mentre, sulla stessa moto, percorrevano via Montorso sulla provinciale Valdichiampo assieme ad altri amici anche loro in moto.
«Non possiamo più assistere a tragedie come questa e sentirci dire che “è stato un incidente”. Non possiamo continuare a contare morti sulla strada causati non dal caso, ma dall’irresponsabilità. Stavano semplicemente uscendo per trascorrere una serata tranquilla, come tanti ragazzi fanno. Mattia amava i suoi amici, e amava Giulio come un fratello. Ma quella sera Mattia e Giulio hanno incontrato sulla loro strada un uomo che ha scelto di mettersi alla guida ubriaco e sotto effetto di sostanze. Una scelta. Non un incidente. Una scelta consapevole che ha tolto futuro, vita e sogni a due ragazzi innocenti. Oggi vogliamo sensibilizzare, perché ciò che è successo non riguarda solo la nostra famiglia. Riguarda tutti. Perché su quella strada poteva esserci chiunque. Mettersi al volante dopo aver bevuto o sotto effetto di sostanze è come giocare alla roulette russa con la vita degli altri. Premi il grilletto senza sapere chi colpirai. E poi ci si nasconde dietro la parola “incidente”: ma dove sta l’incidente, quando scegli di salire in macchina sapendo di non essere lucido?».
Travolti e uccisi due ragazzi di 16 anni in moto. L’automobilista avrebbe invaso la corsia opposta
La mamma lancia un appello
Non bisogna reagire solo quando accadono tragedie come questa. Bisogna agire prima. Bisogna educare. «Il vero problema è alla base: è culturale. È la convinzione di essere invincibili, di potercela fare comunque, di pensare “sono in grado, non succederà niente”. No. Può succedere. Succede. E noi ne siamo la prova più dolorosa. Serve prevenzione vera, continua, quotidiana. Serve educazione alla responsabilità già nelle scuole, nelle famiglie, nella società. Serve parlare ai ragazzi e agli adulti, spiegare che se si beve anche solo un po’, se si è stanchi, se si è fatti, non si guida. E serve normalizzare comportamenti semplici ma salvavita: far guidare chi non ha bevuto, chiamare un genitore, aspettare, fermarsi». Insomma, non bisogna prendere nulla sottogamba.
Rose bianche, palloncini e la canzone dei Tiromancino per l’ultimo abbraccio a Mattia Cardascia
«Ci sono strumenti salvavita»
«Ho scoperto che in molti Paesi europei esiste già l’alcolock, un dispositivo installato sull’auto che impedisce l’accensione del motore se il guidatore ha alcol nel sangue. Funziona come un etilometro integrato: prima di partire bisogna soffiare nel sensore, e se viene rilevato alcol, l’auto non si avvia. Sono strumenti concreti che possono salvare vite». La strada dove sono morti Mattia e Giulio ha una linea continua: lì è vietato sorpassare.
«Chiediamo più controlli, più autovelox, più dispositivi anti-sorpasso: tutto ciò che può prevenire, limitare, fermare comportamenti pericolosi. Perché sì, il problema è culturale, ma anche rendere le strade più sicure può evitare altre tragedie. A noi hanno tolto un figlio, un fratello, un nipote, un cugino, un amico, un amore. E nessuna condanna potrà restituirci Mattia e Giulio».
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