Un successo cinematografico, “Magnifica presenza”, trasformato in testo teatrale che colleziona sold out, in scena da stasera (16 dicembre) a giovedì al Comunale. Merito del suo autore, Ferzan Özpetek, di un cast di talento, di una storia dove si fondono illusione e realtà, sogno e verità, amore e cinismo, che insieme diventano incanto.
Tosca D’Aquino, 59 anni, è Maria, cugina di Pietro, giovane catanese che per fare l’attore si trasferisce a Roma dove si imbatte in strane presenze.
Perché ritiene la versione teatrale è più bella del film?
Perché a teatro i personaggi hanno una catarsi e si completano, mentre nel film mi sembrano un po’ sospesi. C’è anche un po’ la sua mano.Ho avuto il grande privilegio di essere coinvolta da Ferzan, perché abbiamo fatto insieme la trasposizione dalla pellicola. È stato un processo creativo diverso, dove gli attori sono stati coinvolti.
Com’è la sua Maria, rispetto a quella di Paola Minaccioni?
Paola è romana e io napoletana. Per il resto rimane un personaggio surreale, che fa cose assurde.
Come spiega il successo?
Basta un nome: Özpetek, che considero un Re Mida, tutto quello che tocca diventa oro. Credo sia stato lungimirante nella scelta del cast, ci sono musiche stupende e una bella scenografia. C’è sempre uno sguardo delicato rivolto alle persone. Pietro è affamato d’amore. C’è anche una scena struggente in cui viene maltrattato. Anche il mio personaggio, Maria, deve ancora trovare la sua strada. È una storia che parla di tradimenti, perché tutti si sentono un po’ traditi, e d’amore: tutti e sentono il bisogno di essere amati.
Maria non le somiglia molto, non a caso i suoi figli la chiamano Merkel.
Io credo di essere una grande delusione per chi mi vive accanto: sono napoletana, interpreto ruoli brillanti, tutti si aspettano che sia divertente e invece ho l’esigenza che tutto funzioni. Ai miei figli, entrambi maschi, ho imposto una disciplina ferrea.
Come è riuscita a conciliare i ruoli di mamma e attrice?
È stato difficile. Fin da bambina volevo una famiglia, ma anche di lavorare. Ho avuto mariti comprensivi, una forte presenza dei nonni e una tata fissa.
Se non avesse fatto l’attrice?
Non ho un piano B. L’ho pensato da quando ero nella pancia di mia madre.
Fra i suoi maestri c’è Monica Vitti. Cosa le ha insegnato?
Anche con lei c’è un grande misunderstanding: l’attrice ironica che conosceva il pubblico nascondeva una donna molto severa ed esigente.
Perché sostiene che tutti gli attori siano un po’ infelici?
Sempre si vorrebbe fare altro: chi fa il cinema sogna il teatro, chi fa il classico mira alla commedia brillante
E lei?
Io adoro il teatro, ma vedo che è sempre più difficile fare cinema. Mi piacerebbe fare la cattiva, una serial killer.
Cosa promette al pubblico?
Lo spettacolo gira da tre anni e non è più una sorpresa. Escludo che al pubblico di Thiene non possa piacere. È un sogno, una magia, la possibilità di staccare la spina. E poi chi non vorrebbe incontrare dei fantasmi così?
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