Quella che è ritenutala badante killer va in Corte d’Assise e rischia l’ergastolo. Avrebbe ucciso due anziane, tentato di ammazzare altre tre persone e avrebbe messo a repentaglio la vita di ulteriori 4 pensionati.
Ieri mattina, il giudice Poi, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Pinna, ha rinviato a giudizio Paola Pettinà, 47 anni, di Bolzano Vicentino, da un anno in carcere.
Badante killer a processo: rischia l’ergastolo
Ieri il suo difensore, l’avv. Roberto Busa, aveva chiesto vanamente il rito abbreviato. Invece l’imputata dovrà difendersi davanti alla giuria popolare, che sarà presieduta dal 9 gennaio da Venditti, anche di rapina (di circa 3 mila euro in gioielli in danno di un’anziana che seguiva), di 4 episodi di autoriciclaggio e di alcune cessioni di farmaci con benzodiazepine, equiparati a sostanze stupefacenti.
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Le parti civili: familiari degli anziani deceduti e il fidanzato
In aula si sono costituiti parti civili per chiedere i danni (non ancora quantificati) i famigliari di Alessandra Balestra di Vicenza, che sarebbe stata uccisa da Pettinà, e il suo ex fidanzato, vittima di tentato omicidio (sono tutelati dall’avv. Roberta Resenterra); quelli di Imelda Stevan di Sandrigo (avv. Filippo Raccanelli); di Graziella Puliero e Romano Rossi (avv. Sara Gastaldello) e l’anziana rapinata (avv. Antonella Carrarini).
Le accuse: omicidi, tentati omicidi e rapina
La sconvolgente indagine dei carabinieri del nucleo investigativo provinciale era scattata nel marzo 2024. Per alcuni episodi che erano stati inizialmente qualificati come omicidi compiuti o tentati gli esperti nominati dal giudice (il medico legale Antonello Cirnelli, la tossicologa forense Donata Favretto e il clinico Carlo Sorbara) hanno ritenuto che vi fosse stata sì la somministrazione incongrua di farmaci, ma che non si possa dimostrare il decesso. Tracce di neurodepressivi sono state riscontrate anche nelle altre vittime e nelle persone che avevano rischiato di morire, ma non ci sarebbero elementi medici e clinici sufficienti per attribuire responsabilità legate alla morte.
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L’indagine dei carabinieri
Fra il 2023 e il 2024, Pettinà avrebbe lavorato nelle abitazioni di diversi pensionati residenti tra Sandrigo, Breganze, Vicenza, Bolzano Vicentino e Dueville. Avrebbe causato loro malesseri di cui non avevano mai sofferto, come torpore, difficoltà a muoversi, stordimento; sintomi spariti una volta che la badante veniva allontanata dai parenti dei pensionati che era stata incaricata di seguire. Si sarebbe infatti spacciata come operatrice socio-sanitaria (ma non lo era), promuovendo la sua attività attraverso internet: non le era difficile trovare lavoro, vista la costante necessità di badanti in casa.
Il modus operandi
L’indagata si sarebbe procurata ingenti quantità di farmaci, per i quali è necessaria la ricetta medica, con la complicità di alcuni farmacisti, due dei quali sono ora a processo perché non avrebbero vigilato su quanto avveniva dietro al bancone: i carabinieri hanno ricostruito decine di acquisti non in regola in svariate farmacie. E con quei medicinali Pettinà avrebbe stordito gli anziani, fino a causare la morte di due di loro. Ora potrà difendersi.
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