Puglia, emergenza abitativa per 200mila famiglie: mutui insostenibili e affitti in crisi

Oltre 122mila famiglie in Puglia vivono una condizione di difficoltà abitativa (il loro reddito viene eroso completamente dal mutuo, sono costrette a risiedere in caso “improvvisate” o non riescono a trovare un tetto sotto il quale ripararsi), il 7,5% del totale. Altri 74.120 nuclei, invece, pur avendo un appartamento in affitto si trovano in una condizione di povertà assoluta e non riescono a far fronte alle spese. In totale quasi 200mila famiglie in crisi.
E sono soltanto alcuni dei numeri, forniti da Fillea Cgil Puglia, che descrivono l’emergenzacasa che con il passare degli anni si acuisce sempre di più. Basta dare un’occhiata alle cifre sugli sfratti: le richieste di esecuzioni nel 2024, ultimo dato disponibile, sono aumentate da 4.299 a 4.858; gli sfratti eseguiti sono saliti da 740 a 789. Inoltre, 290mila pugliesi sono colpiti anche da povertà energetica, detto in soldini non riescono a pagare le bollette per l’energia elettrica e il gas.
Risorse e interventi
«Se il cosiddetto Piano casa resta uno slogan privo di risorse e se gli interventi per l’efficientamento energetico vengono trattati come un costo anziché come una leva industriale, sociale e ambientale, a pagare saranno i territori più fragili, le periferie delle città e i tanti comuni che hanno bisogno di edilizia residenziale sociale, manutenzioni e rigenerazione urbana.
Anche per questo ribadiamo che senza decisioni rapide del Governo il rischio blocco dei cantieri Pnrr e delle opere strategiche è reale e imminente. Non servono nuove mancette e condoni ma un cambio di rotta immediato e serio, su tutti i livelli istituzionali», commenta Ignazio Savino, segretario generale Fillea Cgil Puglia.
Altri dati: un minore su sei in Puglia vive in una casa vecchia e non adeguata, si tratta di uno dei peggiori dati a livello nazionale. Un giovane su due – per altro – risiede in una casa sovraffollata, con pochi spazi. E va peggio soltanto nel Lazio (49,6%) e in Lombardia (46,3%, la Puglia si ferma al 45,7%). Il dato è ben più alto della media nazionale. Alloggi non adeguatamente riscaldati o con problemi di umidità, che finiscono per incidere negativamente sulla salute di chi vi abita. Da qui la richiesta di Fillea Cgil di puntare sull’edilizia, un settore che potrebbe far crescere l’intera economia: «La nostra posizione – prosegue Savino – è netta e fondata su un dato strutturale: la filiera delle costruzioni e dei settori connessi vale circa il 35% del Pil pugliese. È la prova dell’interconnessione tra edilizia e manifattura, tra cantieri e industria dei materiali, legno-arredo, laterizi e cemento, impiantistica, trasporti, logistica, servizi professionali e finanziari. Quando le costruzioni crescono, cresce l’intero sistema produttivo; quando si fermano, si ferma la Puglia. Per questo la scelta di non rifinanziare adeguatamente le compensazioni sul caro-materiali, di scaricare dal 2026 gli extracosti sulle amministrazioni locali e di continuare a giocare con procedure emergenziali e affidamenti diretti prolungati nel tempo rischia di paralizzare la programmazione, comprimere la qualità, alimentare ribassi insostenibili e riportare indietro le tutele. È un unico nodo che tiene insieme liquidità, tempi certi degli appalti e stabilità delle regole: senza una soluzione unitaria, il settore si spegne e con esso l’occupazione qualificata».
L’allarme
Il sindacato fa suo l’allarme lanciato la settimana scorsa da Ance Puglia sugli 895 cantieri pubblici a rischio per il caro prezzi sulle materie prime. «La nostra proposta – aggiunge Savino – si muove da un punto semplice e di buon senso: servire guardare alle costruzioni come un modello industriale e quindi promuovere politiche che tengano insieme edilizia, materiali, legno e contributo sociale delle opere. In Puglia questo significa trasformare i cantieri in un’industria moderna, con digitalizzazione e prefabbricazione evoluta, filiere locali dei materiali, formazione continua delle maestranze, qualificazione delle imprese e applicazione del giusto contratto edile. La Regione deve rafforzare le stazioni appaltanti con personale tecnico e strumenti di programmazione pluriennale, aggiornare con continuità i prezzari e garantire anticipazioni e saldi in tempi certi; il Governo, parallelamente, deve sbloccare i rimborsi dovuti e rifinanziare la copertura del caro materiali, evitando di scaricare oneri sui Comuni già in sofferenza finanziaria e concentrando le risorse su infrastrutture utili, difesa del suolo, scuola, sanità e mobilità pubblica. Solo così si migliorano qualità della vita e occupazione stabile, si stabilizzano la domanda e si intercettano investimenti pubblici e privati che oggi vengono rinviati».
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