Allineamento accise 2026: benzina più leggera, diesel più salato


Il periodo turbolento dell’automotive
Il settore automotive è in balia di una tempesta mai vista prima d’ora e su più fronti. Da una parte l’UE che spinge verso un processo di decarbonizzazione o neutralità carbonica, chiamatela come volete, che passa, anche ma soprattutto, sulla mobilità. Un processo che però non si può realizzare solo sulla semplice ideologia, come dicono quelli che stanno dall’altra parte ovvero i costruttori di auto.
Un primo risultato sembra arrivato visto che il 10 dicembre, ma non è ancora detto perché ci potrebbe essere un rinvio, la Commissione Europea dovrebbe ridiscutere il tema che negli ultimi due anni ha diviso mezza Europa, dall’industria ai sindacati, dalle regioni ai governi: il divieto di vendere auto endotermiche dal 2035.
L’allineamento delle accise
Nel frattempo c’è chi agisce ed è il nostro governo: con il disegno di legge di bilancio 2026 ha deciso di parificate le aliquote dell’accisa sulla benzina e sul gasolio (solo quello impiegato come carburante) portandole entrambe a 672,90 euro per 1.000 litri (0,6729 €/l, si è il 38% del prezzo al litro).
Di conseguenza, sopprime il meccanismo di avvicinamento graduale istituito con l’articolo 3 del decreto legislativo n. 43 del 2025. Sono esclusi i carburanti utilizzati a scopi agricoli e industriali e mantiene il regime favorevole – con accisa ridotta – per i biocarburanti.
Si sa che c’è una guerra dichiarata ai motori diesel, che mai questo periodo storico sono però efficienti, risultato frutto di anni di investimenti in ricerca e sviluppo da parte di case costruttrici e aziende di produzione di carburanti che vedono andare in fumo risorse e tempo investiti nel migliorare motori e gasolio.
Comunque sia, ufficialmente la misura è motivata con ragioni di equità fiscale e di indirizzo ambientale: ridurre i sussidi impliciti che storicamente hanno favorito il gasolio, allineando la tassazione tra i due carburanti. Questa modifica è esplicitata nel disegno di legge di bilancio e nelle relazioni tecniche che lo accompagnano.

Le differenze attuali e il passaggio all’uniformità
Attualmente, le accise su benzina e gasolio presentano uno scarto significativo: la benzina è tassata a circa 713,40 euro per mille litri (0,7134 €/l), mentre il gasolio usato come carburante si attesta a 632,40 euro per mille litri (0,6324 €/l), con un divario di circa 8,1 centesimi per litro emerso dal 15 maggio 2025 in ottemperanza a direttive UE sui sussidi ambientalmente dannosi. Dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio accelera l’allineamento portando entrambe le aliquote a 672,90 euro per mille litri (0,6729 €/l): -4,05 centesimi/litro sulla benzina e +4,05 centesimi/litro sul gasolio. Questo riequilibra un vantaggio storico del diesel, più consumato nel trasporto merci e privato (24 mln ton vs 8,6 mln ton annui).

Impatti sui prezzi dei carburanti
La benzina diventerà più economica di 4 centesimi netti al litro, riducendo il costo per auto e moto a benzina, mentre il gasolio salirà di pari importo, penalizzando camion, autobus e molti veicoli familiari diesel. Il prezzo finale dipenderà dal petrolio e IVA (22%), ma l’effetto diretto sulle accise si rifletterà immediatamente: un pieno da 50 litri di diesel costerà circa 2 euro in più, contro un risparmio simile per la benzina. L’operazione anticipa un piano quinquennale UE, eliminando sussidi “dannosi” al diesel per favorire transizione verde.
Gettito extra per lo Stato
Non si tratta di una mera neutralità: l’aumento sul gasolio, carburante ancora molto diffuso nonostante il drastico calo che registrano le auto diesel, genererà un surplus per le casse pubbliche stimato in oltre 550 milioni di euro nel 2026, salendo a quasi 2,6 miliardi cumulativi fino al 2033 secondo la relazione tecnica al DDL Bilancio.
Rimarrà deluso chi pensava che, almeno, le maggiori entrate previste fossero destinate a migliorare la viabilità italiana sulla rete autostradale e quella urbana. Non è proprio così anzi, quello che lo Stato incasserà è destinato a finanziare altre misure della manovra, come tagli IRPEF o bonus e il Fondo per l’attuazione della delega fiscale. L’operazione risponde a pressioni Bruxelles per pareggiare le aliquote entro 2030.
Il gettito incrementale sul gasolio è stato calcolato moltiplicando l’aumento di 4,05 cent/l per i volumi di consumo, allo stesso modo sono state calcolare le minori entrate causate dal taglio speculare delle accise sulla benzina. In assenza di dati ufficiali sui volumi di consumo 2026 nel testo di legge o nelle relazioni tecniche citate, una stima numerica precisa del saldo non è riportata. L’ordine di grandezza dipenderà principalmente dal rapporto benzina/diesel nei consumi stradali e dall’eventuale impatto su comportamenti di acquisto. Ma la direzione della misura (abbassare benzina e alzare diesel) suggerisce un saldo potenzialmente positivo se i consumi di gasolio superano quelli di benzina. La quantificazione puntuale dipende dai volumi annui effettivi e dall’elasticità della domanda, elementi che non sono indicati nelle sintesi di manovra finora disponibili.
Ci sono già differenze oggi
Come qualcuno di voi si sarà già accorto, già ora si avvertono delle conseguenze sul prezzo di benzina e diesel alla pompa.
L’allineamento è un’accelerazione di un percorso quinquennale precedentemente stabilito, che il Governo ha deciso di concludere in un’unica soluzione, sfruttando anche la congiuntura dei prezzi di mercato per il gasolio. Attualmente (Dicembre 2025) non è in vigore l’allineamento completo, ma l’iter è stato accelerato con aumenti parziali già introdotti nel 2025.
Se in primavera si poteva fare il pieno pagando il gasolio 1,4 euro al litro presso i distributori no brand, cioè le pompe bianche, a distanza di pochi mesi il prezzo alla pompa è salito ad oltre 1,7 euro al litro, tanto quando la benzina e poco più basso del diesel di marca, tanto da trasformare le pompe bianche in vere e proprie mosche bianche.
Quali sono le conseguenze
Se l’allineamento promuove equità ambientale penalizzando il diesel, reo di essere più inquinante, rischia di colpire duramente autotrasportatori e famiglie con veicoli a gasolio senza alternative immediate, gonfiando i costi logistici e alimentari in un contesto inflattivo.
Questa operazione non è solo un riequilibrio fiscale, ma anche una manovra di cassa motivata da ragioni politiche e tecniche che passano sotto due giustificazioni, che sono rispettivamente la sostenibilità ambientale (in linea con gli impegni del Green Deal e l’incentivo a una transizione verso mezzi meno inquinanti, leggi ibridi, elettrici o benzina) e la copertura finanziaria (perché l’accelerazione garantisce un immediato introito per finanziare altre misure della Legge di Bilancio).
Ma il dibattito rischia di oscillare tra principio astratto di equità e ricadute pratiche su prezzi e costi, che i cittadini e le imprese percepiscono in modo diretto.
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