Esami e visite in tre giorni? In Puglia l’urgenza non è quasi mai rispettata: nel 60% dei casi tempi lunghi
Nonostante la massima priorità, le liste di attesa sono infinite

Sulla prescrizione del medico si legge “urgente”, ma davanti agli sportelli dei Cup degli ospedali quella “U” si trasforma più in un desiderio che un obbligo. Cosi succede che per una visita cardiologica, che dovrebbe svolgersi entro tre giorni dal momento della prenotazione, un pugliese si ritrovi, mediamente, ad attendere 57 giorni. E non si tratta di una eccezione sfortunata, tutt’altro: per una prima visita endocrinologica “urgente” i giorni di attesa sono 56; salgono a 100 addirittura per un controllo gastroenterologico; 73 giorni per una visita neurologica, 110 giorni per una risonanza magnetica all’addome superiore.
Sono questi i tempi prospettati ad un pugliese che si presenta al Centro unico di prenotazione con la “ricetta” medica che presenta il codice “U”, che per l’appunto sta per “urgente”.
La legge prevede che, in questo caso, l’esame o la visita specialistica debba essere eseguita entro e non oltre tre giorni, ma non avviene quasi mai. Mediamente, circa il 40% delle prenotazioni rispetta il tempo limite. Per una prima visita endocrinologica, al momento del tentativo di prenotazione, l’attesa è di 56 giorni (soltanto nel 31,11% dei casi l’accesso avviene entro tre giorni) ; per una visita neurologica si sale a 73 giorni; 46 giorni per quella ginecologica; 66 per un controllo urologico; per la visita pneumologica i giorni sono 39. Per gli esami la musica non cambia: 65 giorni per un Ecocolordoppler cardiaco; 40 giorni per l’ecografia all’addone completo, 36 giorni per una risonanza magnetica del braccio.
A fornire i dati, relativi al primo semestre del 2025, è la rilevazione che la stessa Regione Puglia compie due volte all’anno proprio per valutare l’andamento delle liste di attesa e individuare eventuali correttivi. In base alla valutazione del medico che prescrive l’esame o la visita, le prestazioni sono catalogate come “urgenti” (da erogare entro le 72 ore), “brevi” entro 10 giorni, “differibili” entro 30 giorni per le visite mentre entro 60 per gli accertamenti diagnostici, e “programmate” entro 180 giorni. Per quanto riguarda la categoria “urgente” è profondo rosso, in quasi tutte le province pugliesi non si raggiunge la sufficienza nemmeno per quanto riguarda la gestione dei casi che hanno priorità massima. Nemmeno il settore dell’oncologia si salva, il 23% delle visite non avviene nel rispetto del tetto massimo di attesa. I dati sono elaborati da InnovaPuglia a partire dai flussi caricati sul sistema Cup-Sgd.
Un altro dato che emerge dalla rilevazione della Regione è che solo il 19% degli esami e visite viene effettuato dalle cliniche private accreditate, per via dei tetti alla spesa, quindi è il sistema pubblico a farsene carico quasi totalmente. Ma evidentemente ambulatori e ospedali pubblici non sono nelle condizioni di garantire sempre una risposta celere alla domanda di salute, pesa soprattutto la carenza negli organici. Certo, bisogna fare i conti anche con le storture organizzative. La Giunta Emiliano, nel corso del 2024, ha stipulato un accordo con le strutture sanitarie private accreditate, destinando i 30 milioni di euro per ridurre i tempi di attesa per visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni ambulatoriali. Si tratta del fondo ricevuto dal governo per recuperare le prestazioni sanitarie “perse” per colpa della pandemia Covid. Circa 20 milioni sono stati utilizzati per ricoveri e servizi di day hospital, mentre 10 milioni sono stati destinati a prestazioni ambulatoriali e di radiodiagnostica. Ma evidentemente non è stato sufficiente, o meglio con quei 30 milioni è stato possibile recuperare il gap prodotto del Covid ma nel frattempo si sono accumulate altre prestazioni.
Sulle liste di attesa, come annunciato dal governatore uscente, Michele Emiliano, sono in corso anche le verifiche del Nucleo ispettivo regionale in sanità (Nirs), che avrebbe raccolto le segnalazioni, numerose, giunte da associazioni e singoli cittadini su presunte anomalie: dalle agende chiuse ai tempi per esami e visite che vanno oltre i limiti previsti dalla legge, sino alle prenotazioni ancora gestite da singoli reparti o, addirittura, singoli medici. Non solo: alcune di queste segnalazioni sarebbero state girate anche alle forze dell’ordine, stando alle parole di Emiliano. Il neo presidente, Antonio Decaro, ha annunciato che la lotta alle liste di attesa sarà il primo tema di cui si occuperà. Il lavoro certo non manca.
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