Sanità e liste d’attesa infinite: sempre più pugliesi pagano per un esame

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Sanità e liste d’attesa infinite: sempre più pugliesi pagano per un esame

Dal report del primo semestre 2025 della Regione Puglia emergono due dati: chi opta per l’attività libero professionale dei medici (Alpi) accorcia di molto i tempi. E aumentano i cittadini che mettono mani al portafogli

Sanità e liste d'attesa infinite: sempre più pugliesi pagano per un esame
di Vincenzo DAMIANI
4 Minuti di Lettura
giovedì 4 dicembre 2025, 08:30 – Ultimo aggiornamento: 09:32

Liste di attesa lunghe anche quando si tratta di esami e visite “urgenti”, ma se il cittadino paga di tasca propria, rivolgendosi all’attività libero professionale dei medici (tecnicamente si chiama “Alpi”), i tempi si riducono drasticamente, salvo rare eccezioni. Qualche esempio? Per sottoporsi ad una visita cardiologica occorrono almeno 57 giorni dal momento della prenotazione, però si può scendere a soli 11 giorni se si sceglie la strada dell’esame a pagamento, seppure svolto nello stesso ospedale. Per un controllo gastroenterologico si passa da 100 a 35 giorni di attesa, quasi tre volte meno; per una ecografia ginecologica il divario è ancora più ampio: 52 giorni nel pubblico, appena 2 giorni optando per l’attività libero-professionale. Per sottoporsi ad una elettromiografia l’attesa media è di 126 giorni, che si riducono a 4 pagando. E l’elenco potrebbe proseguire.

Il report

Ma dal report della Regione Puglia, relativo al primo semestre del 2025, emerge un altro dato significativo: sono in aumento i pugliesi che pagano per sottoporsi a un esame o a una visita specialistica, evidentemente perchè nel pubblico non trovano una risposta rapida alla richiesta di salute.

Basti pensare che per la prima visita gastroenterologica l’attività libero professionale incide il 28,52% sul totale delle prestazioni svolte nell’arco dei primi sei mesi del 2025: in sostanza, quasi un controllo su tre è stato fatto tramite l’attività Alpi. Mediamente non si va oltre il 3-4%, ma in alcuni settori questa soglia è stata superata ampiamente: per la prima visita ginecologica l’attività a pagamento incide per oltre il 15%; stessa percentuale per una prima visita ematologica; il 14% per la visita nefrologica; 16,53% per la visita reumatologica. Insomma, per sfuggire ai lunghi tempi di attesa i pugliesi preferiscono pagare di tasca propria, pur di fare presto. Certo, chi può permetterselo, perchè poi c’è una larga fascia della popolazione che non è nelle condizioni economiche di sopportare il costo di un esame.

La legge prevede che, in caso di urgenza, l’esame specialistico (vale anche per la visita) debba essere eseguito entro e non oltre tre giorni, ma in Puglia non avviene quasi mai. Mediamente, circa il 40% delle prenotazioni rispetta il tempo limite, per il restante 60% si sfora, e anche di parecchio. Per una prima visita endocrinologica, al momento del tentativo di prenotazione, l’attesa è di 56 giorni (soltanto nel 31,11% dei casi l’accesso avviene entro tre giorni); per una visita neurologica si sale a 73 giorni; 46 giorni per quella ginecologica; 66 per un controllo urologico; per la visita pneumologica i giorni sono 39. Per gli esami la musica non cambia: 65 giorni per un Ecocolordoppler cardiaco; 40 giorni per l’ecografia all’addone completo, 36 giorni per una risonanza magnetica del braccio.

In base alla valutazione del medico che prescrive l’esame o la visita, le prestazioni sono catalogate come “urgenti” (da erogare entro le 72 ore), “brevi” entro 10 giorni, “differibili” entro 30 giorni per le visite mentre entro 60 per gli accertamenti diagnostici, e “programmate” entro 180 giorni. Per quanto riguarda la categoria “urgente” è profondo rosso, in quasi tutte le province pugliesi non si raggiunge la sufficienza nemmeno per quanto riguarda la gestione dei casi che hanno priorità massima. Nemmeno il settore dell’oncologia si salva, il 23% delle visite non avviene nel rispetto del tetto massimo di attesa.

Un altro dato che emerge dalla rilevazione della Regione è che solo il 19% degli esami viene effettuato dalle cliniche private accreditate, per via dei tetti alla spesa, quindi è il sistema pubblico a farsene carico quasi totalmente. Ma evidentemente ambulatori e ospedali pubblici non sono nelle condizioni di garantire sempre una risposta celere alla domanda di salute, pesa soprattutto la carenza negli organici. Certo, bisogna fare i conti anche con le storture organizzative.

Nel corso della legislatura appena conclusa, l’assessore Fabiano Amati ha provato a far approvare una legge che prevedeva, tra le altre cose, che l’attività Alpi dei medici venisse stoppata qualora ci fosse disallineamento dei tempi con le liste di attesa nel pubblico. Ma la proposta non ha passato il vaglio del Consiglio regionale, che in maniera trasversale si è opposto.

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Source URL: http://quotidianodipuglia.it/regione/sanita_puglia_liste_di_attesa_infinite_sempre_piu_pazienti_cittadini_pagano_un_esame_cosa_sappiamo-9226112.html


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