I video della città deserta, i disegni dei bambini, le bare di Bergamo: cinque anni dopo, le immagini del lockdown

Verona e il covid

I video della città deserta, i disegni dei bambini, le bare di Bergamo: cinque anni dopo, le immagini del lockdown

Redazione web
Verona e i giorni del Lockdown, fra foto, video e numeri
Verona deserta a marzo 2020 (foto Brusati)

Tutto è cambiato il 21 febbraio 2020: quel giorno il coronavirus fece la prima vittima italiana, Adriano Trevisan, a Vo’ Euganeo, Padova. Il primo caso era stato il giorno prima, il 20 febbraio, a Codogno. Verona era in festa, era Venerdì Gnocolar, con la sfilata dei carri, tra coriandoli colorati e musica a tutto volume, e tanta gente per strada in maschera.

È stata l’ultima festa collettiva prima del lockdown, la chiusura totale per evitare i contagi: tre giorni dopo, il lunedì successivo Verona stava già cominciando a blindarsi. Il 9 marzo tutta Italia diventava zona rossa. Sui balconi le scritte e gli arcobaleni dei bambini sui lenzuoli: «Andrà tutto bene».

“Andrà tutto bene” sui balconi

Gli esperti lo dicevano da prima che il virus, anzi il “coronavirus”, era anche qui e bisognava difendersi dal contagio, che in Cina era già evidente. E cinesi erano i due turisti ricoverati a Roma a fine gennaio per Covid, che erano arrivati da Wuhan, dove l’epidemia era già scoppiata, e avevano pernottato anche a Verona il 23 gennaio.

Il Covid – come è stato chiamato poi il virus – ha fatto centinaia di migliaia di morti solo in Italia, riempito le terapie intensive e svuotato le città. La gente chiusa in casa, gli uffici e le scuole vuoti, il lavoro in “smart-working” mediante il computer e le riunioni in collegamento video. Niente sport nè teatro o cinema: tutto fermo, almeno fino alla tarda primavera. Improvvisamente ci si è resi conto dell’importanza delle relazioni, dell’incontrarsi, del lavorare o studiare insieme, del vivere comunitario, quando tutto ciò ci è stato vietato. Questo video racconta le strade vuote di Verona in quei giorni.

Verona, dall’alto durante il lockdown (FotoExpress&Quadra company)

I morti per il coronavirus a Verona

In Italia i morti per coronavirus, o covid 19 (“Co” e “vi” per indicare la famiglia dei Coronavirus, “d” per indicare la malattia – disease in inglese- “19” per identificare la data di scoperta nel 2019) sono stati fino ad oggi quasi 200.000, anche se gli esperti concordano nel ritenere che il vero impatto sia sottostimato. In Veneto i deceduti (fonte Lab24) sono stati circa 17.000, a Verona all’ultimo bollettino pubblicato dal nostro giornale (nel marzo 2023) erano circa 3.500. I casi di positività nel Veronese ad oggi hanno superato il mezzo milione (con alcune persone rilevate positive più di una volta).

I primi morti a Verona sono stati registrati a inizio marzo 2020.

I primi contagi e il lockdown

L’Italia, prima fra i paesi europei dopo il disastro accaduto soprattutto nella Bergamasca, è entrata in lockdown a inizio marzo: tutto chiuso, a parte i servizi essenziali. Strade deserte, aiuti statali ai settori costretti alla serrata. Con immagini di città deserte mai viste prima, quasi da scenario post-atomico.

Verona deserta (video Perbellini)

Le prime settimane di coronavirus sono state un susseguirsi di nuove regole, nuove decreti, emanati in diretta televisiva dall’allora presidente del consiglio Giuseppe Conte, chiusure e autocertificazioni (ve le ricordate? se proprio ci tenete potete scaricarne una qui). Le scuole, che inizialmente avevano prorogato la chiusura dopo le vacanze di Carnevale, avevano poi esteso il periodo fino a Pasqua, per poi non riaprire mai più fino all’anno successivo, con le prime sperimentazioni di didattica a distanza.

Si attendevano anche a livello locale le ordinanze dei sindaci e a livello regionale quelle del presidente veneto Luca Zaia, in conferenza stampa quasi ogni giorno.

Verona deserta a Pasquetta (Marchiori)

Da casa, i bambini inviavano al nostro giornale decine e decine di disegni per farsi e fare forza. 

Bambini e coronavirus – 1

I cambi di abitudini, le immagini indelebili

Il Covid ha insegnato molte cose. Sull’igiene, per esempio. Tutti abbiamo imparato a fare bene un gesto abitudinario come lavarsi le mani. Ma anche su come affrontare le difficoltà organizzative. Le scuole hanno approntato la didattica a distanza, laddove prima c’era al massimo la lavagna digitale. I documenti hanno viaggiato online o per posta elettronica, laddove prima c’erano code negli uffici e faldoni da compilare. Skype, call, smart-working, e-mail, dad, sono diventate parole normali per tutti.  Con i negozi e ristoranti chiusi, merci e cibo arrivavano nelle case con i corrieri e i servizi di consegna, tra le pochissime categorie a potersi muovere per le strade altrimenti deserte, e comunque muniti di autocertificazione.

E poi guanti e mascherine. Introvabili all’inizio. Poi contingentati. Così come i tamponi: all’inizio per farne uno bisognava stare in coda anche una giornata intera.

E poi ancora il capitolo ospedali. Anche i più attrezzati si sono trovati con posti letto insufficienti nelle terapie intensive e non abbastanza bombole di ossigeno e boccagli per tutti, talvolta a dover decidere chi salvare e chi no. I contagi aumentavano rapidamente e pure i morti. Indelebile l’immagine della fila di camion militari che trasportavano le salme da Bergamo verso altre città, compresa Verona, per la cremazione.

L’arrivo delle bare da Bergamo (Marchiori)

Non da ultime, le tragedia che hanno funestato le case di riposo veronesi, in alcuni casi letteralmente decimate dal virus.

I vaccini

L’arrivo dei vaccini, i primi somministrati nel veronese fra fine dicembre 2020 e inizio gennaio 2021, ha cambiato la storia del contagio, che ha cominciato, anche se molto lentamente a rallentare.

Alla conta dei positivi e dei morti, si è cominciata ad affiancare quella dei vaccinati, con le dosi di vaccino che inizialmente erano troppo poche per tutte le persone che volevano farlo.

Poco dopo, si è aperta tutta la questione del green pass, che limitava le attività che potevano svolgere i non vaccinati, con una vicenda che ha fatto discutere e che a distanza di anni continua a far discutere. Ma questa è un’altra (lunga) storia.

 

 

Source URL: https://www.larena.it/rubriche/approfondimenti/covid-2020-verona-coronavirus-foto-video-disegni-autocertificaizoni-1.12587113


Analyse


2026-02-21 04:54:34

Post already analysed. But you can request a new run: Do the magic.