Consob, il documento di indagine: sul caso Mps-Mediobanca non sussiste alcun patto occulto
L’anticipazione del Sole24Ore: «Escluso il concerto». Operazione illustrata al Mef già a fine 2022 in alternativa all’ipotesi Bpm. La proposta di integrazione con Piazzetta Cuccia presentata a Nagel
domenica 7 dicembre 2025di Andrea Bassi

Dietro la scalata a Mediobanca non c’è nessun patto occulto. A metterlo nero su bianco, secondo quanto anticipato dal quotidiano economico Il Sole24Ore, è stata la Consob, l’Autorità che vigila sulle società quotate in Borsa. Ad affermare l’assenza di qualsiasi accordo nascosto è il documento, datato 15 settembre 2025, che fa riferimento «al presunto concerto fra Francesco Milleri, presidente di Delfin, Francesco Gaetano Caltagirone, fondatore del gruppo Caltagirone, e il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, per prendere il controllo di Mediobanca e Generali aggirando l’obbligo d’Opa su Piazzetta Cuccia», si legge nell’articolo.
Due sono i punti centrali alla base delle conclusioni della Consob. Il primo è che l’Autorità di vigilanza certifica che l’opzione di tentare la scalata di Mediobanca, era stata teorizzata e valutata da Mps nel 2022. Come ricostruito dalla Consob, e riportato dall’Ansa, il primo documento che ipotizza l’operazione di integrazione è stato presentato dal ceo Luigi Lovaglio a un incontro al Mef, il 16 dicembre 2022. Una circostanza più volte resa nota e mai smentita. Il documento dal titolo «Aggiornamento su Mps. Situazione e prospettive» portava a tre opzioni per l’uscita ordinata del Tesoro da Mps. La prima era l’opzione stand alone, secondo la quale lo «Stato sarebbe potuto uscire con operazioni sul mercato».
La seconda era quella “merger of equals”, ossia l’integrazione fra banche commerciali simili, che aveva individuato come possibili target sia il Banco Bpm sia Bper. La terza era appunto di trasformazione, ossia l’operazione con «Mediobanca, con specializzazione in corporate e investment banking, private banking, fabbriche prodotto e retail banking». Dunque, e questo, secondo le anticipazioni del quotidiano economico, è il secondo passaggio rilevante, l’opzione Mediobanca non era la principale, ma una scelta strategica nel caso non fosse stata possibile la creazione di un terzo polo bancario attraverso un’operazione con Bpm. Operazione, quest’ultima, resa poi impossibile dal lancio di un’Opa sulla banca milanese da parte di Unicredit. Non solo. La novità che emerge a sorpresa dalla documentazione Consob, prosegue Il Sole 24 Ore, è che l’opzione Mediobanca, come «integrazione (senza fusione) tra le loro banche», nel «luglio-agosto 2024», era stata presentata in più occasioni da Luigi Lovaglio all’ex amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel.
IL PASSAGGIO
Ulteriore segno che l’acquisizione annunciata a gennaio scorso, su cui sono poi partiti gli esposti alla Consob di Nagel per presunte azioni di concerto (il 5 marzo, il 5 maggio, il 14 e 23 giugno) è sempre stata pensata come operazione industriale. La Consob è netta nelle sue conclusioni. Dopo mesi di indagini, agli esiti delle attvità svolte, rivela il documento anticipato dal Sole24Ore, «nessuna delle condotte riferite da Mediobanca – peraltro non supportate da evidenze probatorie di alcun genere – è parsa essere caratterizzata da profili di potenziale criticità o allarme» e che «sulla base delle attività di verifica svolte, non siano sussistenti quegli indizi gravi, precisi e concordanti idonei e necessari per accertare la sussistenza di un’azione di concerto tra i soci Delfin, Caltagirone e il Mef attuata anche tramite Mps, nonché la conseguente sussistenza di un obbligo di Opa su Mps» e su Mediobanca.
GLI ELEMENTI
E «più in particolare, non sono stati rilevati accordi verbali o scritti, espressi o taciti, ancorché invalidi o inefficaci, tra i soggetti» già citati «che rappresentano il presupposto della relazione consensuale in cui si sostanza l’azione di concerto – prosegue il documento – né la sussistenza di tali accordi pare potersi inferire in via indiziaria, attraverso la valorizzazione di elementi fattuali, quali la constatazione di una condotta allineata da parte» di Milleri, Caltagirone e Lovaglio. La Consob spiega, quindi, che le condotte di Delfin e Caltagirone, «non appaiono sufficienti a rilevare unicamente una linea di azione concordata avente l’obiettivo specifico di controllare Mediobanca e Generali, per tramite dell’Ops Mediobanca, essendo condotte coerenti anche con il perseguimento di interessi economici propri di ciascuno di detti azionisti, autonomi e diversi dalla volontà di acquisizione e gestione congiunta del controllo» di Mediobanca e Generali. In serata, come riportato dall’Ansa, fonti della Consob e della Procura di Milano hanno fatto sapere che continuano a collaborare ciascuno nei propri ambiti di competenza.
Ultimo aggiornamento: 11:49
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