Roberto Cingolani: «Il nostro scudo blinda l’Europa, ma le minacce sono molto serie. Non dobbiamo essere aggredibili»
L’ad di Leonardo: «Le minacce sono molto serie. Non dobbiamo essere aggredibili Il progetto Michelangelo può essere l’embrione del piano Ue. Sediamoci a un tavolo»
domenica 7 dicembre 2025di Roberta Amoruso

L’Europa acceleri. «Questa Europa non è in grado di scoraggiare un’aggressione», per Roberto Cingolani, da due anni e mezzo alla guida di Leonardo. Ha stretto alleanze in giro per l’Europa. «Ma non basta. Nessuno ce la fa da solo. Creiamo uno scudo antimissilistico europeo», dice all’Ue. E per l’autonomia dai rifornimenti Usa siamo sulla strada giusta. Ma ci vuole tempo.
Professore, il ministro Crosetto ha dato la sua interpretazione dell’ultimatum Trump all’Ue: gli Usa dicono che l’Europa non gli serve. È così?
«Trump ci ha detto che, questa Europa, non serve agli Usa. Un’Europa frammentata, che perde tempo in cose regolatorie, che non reagisce in fretta e lo fa con un approccio più formale che sostanziale. Non è un partner solido e affidabile».
L’Ue si deve difendere da sola?
«La premier Meloni ha detto qualcosa di più: che dobbiamo rafforzarci per evitare di essere aggrediti. Una questione seria. Sia chiaro, tutti vogliamo la pace e la diplomazia, ma dobbiamo poterci difendere se ci aggrediscono. L’Europa non deve essere facilmente aggredibile. È sano realismo».
Il Global procurement non basta?
«Va bene, ma ci serve uno spazio comune della difesa. E dobbiamo investire in tecnologia, ricerca, innovazione, formazione. Non a caso il ministro Crosetto ha parlato di un piano per raccogliere 5mila esperti in dati e cyber».
Manca sempre la regia.
«Siamo 27 paesi, ognuno con i suoi sistemi di difesa, che faticano a collaborare. Siamo individualmente molto vulnerabili mentre è iniziata una guerra ibrida molto seria che diventa sempre più grande. Un conflitto con armi convenzionali, ma anche a colpi di hackeraggi e Ia».
L’esercito Ue?
«Non sono maturi i tempi, ma possiamo almeno fare in modo che i sistemi di difesa dei paesi siano coordinati, orchestrati, più compatibili. E serve uno sforzo enorme su cybersecurity, Ia, dati, cloud, spazio. Siamo ancora indietro».
La compatibilità assicura uno scudo adeguato?
«Serve uno scudo che nel multidominio, aria, terra, acqua e spazio, consenta che tutti i nostri sistemi si parlino per fare le analisi delle minacce e far partire la neutralizzazione. Serve tecnologia e grande velocità di risposta, anche in due minuti, considerata i tempi delle minacce ipersoniche e balistiche. È un allarme fortissimo, ma anche una grande opportunità».
L’emergenza accelera?
«L’Europa ha le capacità tecnologiche. Ma deve fare uno sforzo congiunto. E le imprese devono fare alleanze. Leonardo è impegnato da tempo su questo. Le abbiamo fatte con Airbus e Thales sui satelliti. Con Rheinmetall per i carri, con Baykar per i droni. Con Mitsubishi e BAE per i caccia di nuova generazione. Se non sei Cina e Usa, non ce la fai da solo».
L’industria che fa da sherpa agli Stati.
«L’industria può facilitare il compito degli Stati nel costruire uno spazio Ue della difesa. Ma per stare nella Nato, non possiamo fare i mantenuti. L’Ue che si sieda intorno a un tavolo pragmaticamente e faciliti le aggregazioni».
Una strada è il progetto Michelangelo?
«Le tecnologie dei paesi devono essere interconnesse, interoperabili e interscambiabili. Nessun nodo di leadership. Michelangelo sarebbe un passo enorme: la prima piattaforma aperta della difesa Ue realizzabile subito, in attesa della difesa comune».
Avete già contatti?
«Abbiamo coinvolto il commissario Ue Andrius Kubilius. E presenteremo l’idea in Europa. Intanto parliamo con le aziende. È l’unica strada in tempi brevi».
Quanti anni?
«Tre o quattro».
Piacerà ai tedeschi?
«Se Italia, Francia e Germania, danno l’esempio, l’Ue può recuperare in fretta. Michelangelo può essere l’embrione di questo piano europeo che non scontenterebbe nessuno. Però può accelerare la creazione di uno scudo comune».
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