Pd, le primarie non più un totem: nemmeno Conte scalpita per farle
Dubbi tra i dem sui gazebo per scegliere il candidato premier del campo largo: «Si rischiano troppe divisioni». Il Movimento: prima il programma, poi il leader
lunedì 8 dicembre 2025di Andrea Bulleri

C’è stato un tempo, nel Pd e più in generale nel centrosinistra, in cui di fronte a ogni dubbio la risposta era sempre una: facciamo le primarie. Chi corre da candidato premier? Primarie (era il 2012, e a sfidarsi furono Bersani e Renzi). Chi si candida in parlamento? Primarie, anzi “parlamentarie”. E gli aspiranti primi cittadini di Milano (2015) e Roma (2021)? Ancora primarie. Finché le sfide nei gazebo per scegliere i candidati agli incarichi apicali – come sindaci e presidenti di regione – non sono state gradualmente mandate in soffitta. Pensionate, o quasi, e sostituite dagli accordi tra leader. Come alle ultime regionali, coi nomi da mettere sulla scheda decisi a tavolino dopo lunghi tira e molla. Da qualche settimana, invece, rieccole. Tirate in ballo come lo strumento migliore – o forse l’unico – per sbrogliare la matassa di chi tra Schlein e Conte dovrà fare il candidato premier per i progressisti.
I DUBBI
Ma al netto delle aperture della segretaria dem, nessuno, nel campo largo, scalpita per convocare i gazebo. Schlein non li teme, anzi: nonostante alcuni sondaggi diano in vantaggio il leader pentastellato in caso di corsa a tre con la sindaca di Genova Silvia Salis, la timoniera del Nazareno è convinta di poter avere la meglio, se dovesse chiamare il suo popolo alle urne. I dubbi che serpeggiano tra i suoi, semmai, sono di altra natura. E riguardano soprattutto l’opportunità di lanciarsi in una sfida a favor di telecamere con un alleato già piuttosto riottoso come Conte. Il rischio, in altre parole, che un crescendo di duelli tra i due rischi di assestare una mazzata a un’alleanza faticosamente e «testardamente» costruita da quando Schlein si è insediata alla guida del Pd. Che succederebbe, comincia a domandarsi qualcuno tra i consiglieri della segretaria, in caso di faccia a faccia in tv su un tema spinoso come – ad esempio – la politica estera? Dall’invio di armi all’Ucraina (Pd favorevole, Movimento contrario) alla posizione da tenere con Israele, su cui tra i dem esistono sensibilità quasi opposte a quelle dei pentastellati? Il pericolo concreto, è il ragionamento, è quello che si finisca per far apparire ancora più marcate le divisioni che già esistono, a discapito di quello che invece può cementare l’alleanza. «Più che sulle primarie – la riassume un dem vicino a Schlein – dovremmo iniziare a concentrarci sulle secondarie…». Ovvero, sulla sfida con Meloni alle politiche.
Ed è su questo punto che Schlein e Conte, nonostante il gelo sceso tra loro dopo il mancato confronto a tre ad Atreju, alla fine finiscono per trovarsi concordi. Sbaglia chi pensa che Conte straveda per i gazebo, assicurano gli esponenti più vicini al presidente pentastellato: «Quello delle primarie non è un tema che scalda i cuori, nel Movimento». Un po’ perché c’è la consapevolezza che Schlein difficilmente si farebbe mettere nel sacco (basterebbe, ad esempio, prevedere un doppio turno come fece Bersani con Renzi nel 2012). Un po’ perché «agli italiani, più di chi mandiamo a Palazzo Chigi, interessa sapere cosa vogliamo fare per loro», la spiegano da Campo Marzio. Dunque prima viene il programma, poi la coalizione, infine il leader. E per sceglierlo, ricorda Conte a ogni piè sospinto, «esistono anche altri criteri».
NIENTE ACCELERAZIONI
Quel che è certo è che di accelerare, in casa M5S, non c’è alcuna intenzione: per Conte il tavolo col Pd non si farà prima dell’autunno prossimo. Figurarsi la scelta del frontman, o frontwoman. E il motivo di tanta attesa è che l’avvocato non vuole apparire troppo schiacciato sui dem. Sa che l’unico margine che ha a disposizione per crescere nei sondaggi è cavalcare i temi su cui il Pd si mostra timido: il no alle armi, Gaza. Non a caso l’ex premier ha convocato per domani al Monk di Roma un evento per denunciare il «silenzio» sulla causa palestinese. Più barricate e meno pochette, la ricetta per i prossimi mesi. Che, almeno per ora, non passa per ragionamenti «politicisti» sulle primarie. «E poi – riflette un altro stellato – senza sapere con quale legge elettorale si voterà, che senso ha mettersi a discutere di leadership?». Meglio, per ora, procedere ognun per sé.
Ultimo aggiornamento: 09:10
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Source URL: http://ilgazzettino.it/italia/politica/pd_primarie_schlein_conti-9233379.html











