In Veneto la chikungunya prospera solo nel Veronese. «Due nuovi casi al giorno, serve aiuto anche dai privati»

Trentasei casi autoctoni di virus chikungunya nel Veronese, di cui due in fase di accertamento. Gli unici del Veneto. Due focolai particolarmente attivi, a Domegliara e Pedemonte. Con la Valpolicella, e parte dell’area Ovest, sempre nell’occhio del ciclone.
Disinfestazioni in corso, anche porta a porta. Regione e Ulss 9 fanno il punto sulla situazione dei contagi, sulle cause dei focolai e su come sia fondamentale la collaborazione dei cittadini in aree private per contrastare la diffusione della chikungunya, malattia infettiva non contagiosa trasmessa da zanzare tigre infette.
Il direttore generale dell’Ulss 9, Patrizia Benini, e la dirigente regionale del Dipartimento Prevenzione Francesca Russo hanno per questo lanciato un appello ai cittadini dei Comuni e delle aree interessate dal contagio: «Serve collaborazione, le disinfestazioni in strade, piazze, giardini pubblici da sole non bastano a debellare il vettore, ossia la zanzara tigre», spiegano Benini e Russo.

Aggiunge Salvatore Falcone, del Sisp – Servizio di igiene e sanità pubblica dell’Ulss 9: «Ci sono delle criticità nelle aree private che non ci permettono di chiudere il circolo vizioso alla base dell’epidemia», sottolinea Falcone. «Contavamo di poter chiudere prima la partita, invece ci stiamo trovando con una media di due nuovi casi al giorno».
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