Medici, 87 in deroga: «Gli stranieri devono iscriversi all’Albo»
L’allerta dell’Ordine. «Numero sovrapponibile a quello dei nuovi iscritti». Mancano dottori di base: «153 aree carenti, 27 a Udine». Aumenta chi non si cura
domenica 7 dicembre 2025di Camilla De Mori

UDINE Il nodo dell’esercizio in deroga della professione, con la necessità di porre un freno, con paletti precisi, alla “deregulation” che riguarda i medicistranieri e che affonda le sue radici nell’era Covid. Ma anche il grido d’allarme per i “buchi” negli ambulatori dei medici di base che restano vuoti, per la crisi dei Pronto soccorso e il calo dei giovani che scelgono di diventare emergentisti (deserto il 45% dei bandi) e per la fetta di popolazione che, sempre di più rinuncia a curarsi. C’è tutto questo nella corposa relazione della presidente dell’Ordine dei medici di Udine, Anna Maria Bergamin Bracale, all’assemblea che ha approvato il bilancio di previsione e celebrato i dottori arrivati ai 50 anni di laurea (con un passaggio di testimone ai giovanissimi: Riccardo Cicchiello e Lucia Meroi, neo-iscritti, hanno letto il Giuramento di Ippocrate), oltre a ricordare i colleghi scomparsi nel 2025. L’Omceo di Udine conta 4.134 iscritti, di cui 2.676 medici, 534 odontoiatri, 221 doppi iscritti, 136 psicoterapeuti e 11 Società tra professionisti.
STRANIERI
Le prime iscrizioni sono state 96 (90 Albo Medici e 6 Albo Odontoiatri), un numero che, ricorda Bergamin Bracale, è «sovrapponibile» a quello dei medici «che esercitano in deroga, che sono 87. Ma è un dato parziale: è il numero che le aziende private ci hanno comunicato, ma non sono tutti, perché non c’è più l’obbligo di comunicare all’Ordine. Numeri “persi”, perché questi professionisti stranieri esercitano senza essere iscritti all’Ordine». Una conseguenza diretta della deregulation introdotta dal decreto legislativo 34 del 2023, in era Covid, per coprire le necessità dei Pronto soccorso e poi prorogata fino a fine 2027. La presidente ha ricordato la battaglia fatta su questa, definita «nota dolente», «chiedendo soluzioni rapide a livello regionale e nazionale, perché l’esercizio in deroga sta delegittimando l’attività degli Ordini professionali. Dobbiamo avere la possibilità di esercitare la nostra funzione di controllo, che consente l’esercizio della professione in piena sicurezza». Bergamin Bracale ha sottolineato che dopo la sentenza del Tar Lombardia, che ha annullato una delibera di quella Regione, che consentiva una procedura molto semplificata per l’esercizio temporaneo in Italia con titoli ottenuti all’estero di una serie di specializzazioni, il presidente della Federazione Fnomceo ha chiesto al ministro Schillaci e al presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome Fedriga di velocizzare l’approvazione dell’intesa nella Conferenza Stato-Regione. L’obiettivo è «riconoscimento sostanziale dei titoli» dei professionisti extracomunitari che operano in Italia e «obbligo di iscrizione all’albo dell’Ordine» territoriale di riferimento.
MEDICI DI BASE
Rimarcata la «carenza strutturale di medici di medicina generale» in regione, con 404 zone carenti, «di cui 153 in AsuFc con l’ambito di Udine che da solo ne conta 27, la Bassa friulana che ne conta 37, ma non va meglio nell’Alto Friuli e nel Codroipese. Vi è poi un sovraccarico di lavoro dei medici. Non è trascurabile che oltre il 52% dei colleghi supera i 1.500 assistiti». Al Ceformed sono state bandite 40 borse di studio per il triennio: sulle 80 domande, si sono presentati in 45 al concorso e alla fine hanno iniziato il corso in 37 «e di questi non si sa quanti resteranno». Soddisfazione, invece, ha espresso per la perequazione della borsa di studio a quella specialistica. Ma la presidente ha anche parlato delle nuove Case di Comunità (3 già inaugurate in AsuFc). «Come Ordine dobbiamo sostenere la riforma, ma anche vigilare. È cruciale che la Regione realizzi le Case di Comunità in modo effettivo, non teorico, e che assicuri che queste strutture siano integrate con i medici di famiglia e gli ospedali, non con gettonisti, rischiando in questo modo di diventare l’alternativa povera. L’ascolto con l’amministrazione regionale è costante», ha detto Bergamin Bracale. La presidente ha anche stigmatizzato il fatto che in Friuli crescano «le rinunce alle cure, in parte per liste d’attesa, in parte per motivi economici». «La Regione ha stanziato più investimenti per ridurre le liste d’attesa, ma abbiamo condiviso con l’assessore che queste attività di snellimento in prestazione aggiuntiva non possono essere espletate a lungo termine». Bene gli incentivi economici confermati dalla Regione, ma la professionalità medica (e non solo) «è messa a dura prova», fra burnout, «carichi di lavoro elevati, difficoltà organizzative nelle nuove strutture territoriali». Alla Regione chiederà «percorsi di mentoring e welfare per i medici». La presidente è tornata anche su quella che ha definito la «farsa dell’apertura delle iscrizioni alla facoltà di Medicina», con risultati della prima tornata di semestre filtro che sono «una vera Caporetto. Ci auguriamo che le cose cambino dopo la seconda prova» del 10 dicembre.
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