Bufera sulle adozioni: «Staffette all’estero? Gli animali soffrono»

—

by

in

Bufera sulle adozioni: «Staffette all’estero? Gli animali soffrono»

Bufera sulle adozioni: «Staffette all'estero? Gli animali soffrono»
di Pierangelo TEMPESTA
5 Minuti di Lettura
domenica 7 dicembre 2025, 18:00 – Ultimo aggiornamento: 18:08

Da un lato la denuncia di tempi burocratici lunghi e difficoltà a ricevere l’ok della Asl per far adottare i cani custoditi nei canili (i recenti casi riguardano due adozioni dal Salento all’estero). Dall’altro le perplessità sulle adozioni richieste da cittadini residenti fuori dall’Italia e sulle cosiddette staffette. Le associazioni animaliste della provincia di Lecce scendono in campo, seppure su fronti diversi, per chiedere attenzione su diverse criticità. Matteo Cazzato e Raffaela Vergine, delle associazioni Spirito randagio e Zampa libera, lamentano sempre maggiori difficoltà a far uscire i cani dai canili per darli in adozione.

Lungaggini burocratiche

In particolare, alzano la voce contro le procedure adottate dal Comune di Nardò e dalla Asl: «In queste settimane – spiegano – su richiesta di alcune persone residenti in Svizzera intenzionate ad adottare due cani, abbiamo inviato come di consueto la richiesta al Comune, corredata da tutti i certificati medici necessari». Ma, aggiungono, «le lungaggini burocratiche da un lato e il rifiuto della Asl di far uscire i cani dall’altro, hanno di fatto bloccato l’adozione». In particolare, i volontari lamentano mancanza di celerità da parte degli uffici nel gestire le pratiche: «Questo – spiega Matteo Cazzato – fa slittare gli appuntamenti con chi si occupa dei trasporti. Nel caso di questi due cani, il prossimo viaggio sarà a metà gennaio, quando invece i cani sarebbero già potuti partire a novembre». C’è poi la questione riguardante la Asl: «Il veterinario ha negato il permesso per l’uscita dei cani perché sono risultati affetti uno da filaria e l’altro da leishmania. Uno dei due, peraltro, ha già 16 anni». E qui sorgono alcuni interrogativi: «I privati – affermano Cazzato e Vergine – li curerebbero meglio e sicuramente con un risparmio per le casse dell’ente, che non dovrebbe sobbarcarsi il costo delle cure.

Perché continuare a far spendere soldi al Comune anziché concedere i cani ai privati che vogliono adottarli e prendersene cura?». E, ancora: «Quali sono le ispezioni che la Asl mette in atto affinché i cani non si ammalino in canile? Vengono eseguiti gli screening periodici? La legge dice che, quando sia verificata l’idoneità, l’adozione deve essere fatta senza indugio. Ma in questo caso stiamo incontrando solo resistenza».

Le staffette

Proprio sul fronte delle adozioni verso l’estero, però intervengono in modo molto critico altre associazioni del territorio. Maria Teresa Corsi, dell’associazione Verdi ambiente e società, parla di adozioni fuori dall’Italia «come se all’estero non ci fossero animali da adottare». Peraltro, aggiunge, i cani sono spesso destinati in nazioni europee dove «non sono difesi come dalle nostre ferree normative, uniche in tutta Europa e nel mondo. Staffette, guadagni spesso in nero, animali deportati e maltrattati per i chilometri costretti a affrontare, stalli al posto dei veri adottanti, cani e gatti messi insieme in furgoni di pochi metri, terrore per i felini di affrontare un viaggio con cani ringhianti a pochi centimetri. Da tutto il meridione d’Italia partono settimanalmente staffette di cani e gatti per destinazioni italiane ed estere. Ci si chiede come mai questi animali, spesso tolti dai canili e dalle colonie feline, finiscono in stalli privati e non ai veri destinatari? Chi alimenta economicamente tutto questo commercio? È nota una vecchia circolare ministeriale sul traffico degli animali che dà risposte concrete su quanto tutt’oggi avviene. Un plauso alle Asl e ai Comuni che finalmente aprono gli occhi».Interviene anche Sara Valentino, vicepresidente della sezione Salento Ovest di Italia Nostra: «Cresce la preoccupazione riguardo agli innumerevoli casi di animali che ogni giorno lasciano i territori del Sud Italia per raggiungere località del nord o a volte anche uscire dal territorio nazionale. Questi lunghi viaggi, spesso, come testimoniano anche le autorità competenti, terminano con la morte dell’animale trasportato e non con l’inizio di una nuova vita. Come associazione stiamo seguendo il fenomeno per valutare eventuali illeciti o comportamenti non etici nei confronti di questi indifesi esseri viventi. Il quesito che spesso ci poniamo è come venga gestita la rete delle “staffette” che prevedono anche rimborsi spese, a volte con cifre importanti».

«Sistema fuori legge»

Per Antonio Colonna, di Stop animal crimes Italia, «prendere cani e gatti per strada, collocarli in strutture abusive detti stalli e poi smistarli in Europa con trasporti chiamate staffette, è la nuova nomenclatura di un sistema fuori legge che non ha pari in Italia e che avviene sotto gli occhi delle istituzioni. Istituzioni che si lasciano volentieri sostituire nel proprio compito di contrastare il randagismo e custodire cani e gatti vaganti da pseudovolontari, poiché oneroso». Colonna parla di «un sistema in cui, nel nome di un volontariato che in realtà è impresa individuale, tutti ci mangiano: chi raccoglie cani e gatti, chi li sottopone alle cure, spesso fittizie, da veterinari compiacenti che utilizzano le stesse ricette, chi li ospita (strutture abusive, stalli più o meno fatiscenti realizzati presso orti e terreni e spesso noti alle autorità) e chi li trasporta mediante tariffari che variano in base al peso dell’animale per speculare su trasporti che invece devono essere gratuiti o al massimo sostenuti da offerte libere e spontanee». Un sistema, continua, «che muove milioni di euro che transitano in carte prepagate private in luogo di Iban intestati a regolari associazioni».

Anche le guardie ecozoofile ambientali di Tricase, con Giorgio Stefanelli, si dicono contrarie «alle adozioni che veicolano cani con staffette fuori Regione. Controlleremo tutti coloro che adotteranno cani dai Comuni per verificare se sono adozioni reali nel rispetto della normativa vigente. Le Asl siano un deterrente verso richieste anomale di adozioni. I Comuni difendano gli animali e non siano ossessionati dalla spesa pubblica, perché la loro tutela è obbligo di legge».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Source URL: http://quotidianodipuglia.it/lecce/staffette_adozioni_cani_soffrono_volontari_polemica-9232152.html


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.