Maltempo e danni, l’esperto: «Salvati dai bacini di laminazione. Che vanno usati anche per evitare la siccità»

Intervista ad Andrea Crestani

Maltempo e danni, l’esperto: «Salvati dai bacini di laminazione. Che vanno usati anche per evitare la siccità»

Luca Fiorin
Il direttore veneto dell’Associazione Nazionale della Bonifica Italiana spiega che nel Veronese «bastano piccole opere» utili anche per trattenere l’acqua in altre stagioni
Andrea Crestani, direttore Anbi Veneto e un bacino di laminazione
Andrea Crestani, direttore Anbi Veneto e un bacino di laminazione
Andrea Crestani, direttore Anbi Veneto e un bacino di laminazione
Andrea Crestani, direttore Anbi Veneto e un bacino di laminazione

Gli effetti negativi delle piogge abbattutesi nelle scorse ore sono stati limitati grazie alle casse di laminazione che sono state realizzate dopo l’alluvione del 2010. Non ha dubbi Andrea Crestani, il direttore della sezione regionale dell’Associazione nazionale della bonifica italiana. Che, però, avverte che l’allarme non è cessato.

 

Come ha potuto un solo giorno di pioggia mandare in crisi il sistema?

Le precipitazioni sono state intensissime, basti pensare che nell’area che parte dal Vicentino e che va verso Nord, sono scesi più di 180 millimetri d’acqua in 24 ore. Questa situazione ha causato un repentino riempimento della rete idrica in vaste aree del territorio regionale, compresa la pianura veronese posta a sinistra del fiume Adige, che va dall’Est al Legnaghese.

 

Le conseguenze, però, non sono state uniformi…

Le situazioni più difficili si sono registrate a Vicenza, dove è stata preservata la capacità di scorrimento del Bacchiglione, ma sono andati in crisi i suoi affluenti, e nel Padovano; nel Veronese, invece, si sono registrati solo allagamenti di alcune aree di campagna, che non causeranno danni, visto che è ancora in atto la fase di preparazione delle semine.

 

Poteva andare peggio di così?

Altroché, ampi territori potevano finire sott’acqua. Hanno svolto un ruolo fondamentale i bacini di laminazione. E se Vicenza è stata salvata da quelli di Caldogno e Trissino, nell’Est Veronese il Colombaretta ha accolto le acque dell’Alpone. Queste strutture sono risultate davvero importantissime, assieme allo presenza sul territorio di tecnici e volontari, compresi gli uomini dei consorzi di bonifica.

 

Adesso cosa accadrà?

Il fatto che la pioggia si sia fermata e che sia prevista per domani (oggi per chi legge, ndr) una giornata di tregua dovrebbe consentire il rientro della situazione nella normalità, ed anche il successivo ritorno del maltempo dovrebbe essere meno intenso, ma tutto questo non deve far abbassare la guardia. Bisogna vedere se lo scioglimento della neve caduta ora, che è rimasta a quote abbastanza alte, visto che lo zero termico è salito da 1.000 a 1.400 metri, avverrà quando i corsi d’acqua si saranno scaricati.

 

Visto che funzionano, servono altri bacini?

In alcune aree della regione, soprattutto quelle più ad Est, sicuramente; nel Veronese invece non sono necessarie altre grandi strutture, visto che non ci sono particolari situazioni di pericolo. Sarebbero piuttosto utili opere più piccole, realizzabili, ad esempio, creando aree di contenimento lungo alcuni corsi d’acqua. D’altro canto, bisognerebbe anche pensare a come far sì che le casse di espansione, che vengono subito svuotate, possano essere usate anche per trattenere l’acqua. Quando si smetterà di piovere e si alzeranno le temperature, potremmo infatti trovarci presto a fare i conti con carenze di risorse idriche».

Source URL: https://www.larena.it/iniziative/giornata-mondiale-dell-acqua/giornata-mondiale-dell-acqua-2024/maltempo-danni-intervista-andrea-crestani-anbi-veneto-1.10620422


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