Rottura argine di Chiampo, una montagna d’acqua imbrigliata a Colombaretta

Aggiornamento 19 maggio:
Proseguono anche oggi, domenica 19 maggio, le operazioni di svuotamento dell’area di San Vito (tra San Bonifacio e Monteforte d’Alpone) dove mercoledì notte in un primo tempo era stata azionata la paratoia per consentire il deflusso del torrente Aldegà ma dove si è anche verificata una rottura arginale in destra Chiampo.
Concluso ieri l’intervento di ripristino dei 40 metri arginali ceduti, è attivo un doppio cantiere: per un verso quello del consolidamento arginale operato da camion che, ricevuto il testimone dall’elicottero incaricato del posizionamento dei burgoni, stanno completando il lavoro. L’altro cantiere è quello relativo allo svuotamento dell’area: due le priorità e cioè per un verso consentire nel più breve tempo possibile agli agricoltori (molto preoccupati per la prolungata sommersione) di accedere ai vigneti per effettuare i necessari trattamenti fitosanitari e per l’altro creare le condizioni di normalità stanti le previsioni meteo che annunciano un imponente nuovo peggioramento a partire dai primi giorni della nuova settimana. Alle due pompe messe in campo ieri dalla Squadra Ana Valdalpone di Protezione civile, coordinate dalla Protezione civile di San Bonifacio, si sono aggiunte due idrovore messe a disposizione dalla autostrada Serenissima, una dalla protezione civile di cologna veneta, una dalla protezione civile di San Martino Buon Albergo ed, infine, una arrivata a San Vito coi volontari della squadra Ana Valpantena-Lessinia.

Aggiornamento 18 maggio
Oltre mezzo milione di metri cubi d’acqua “imprigionati” nei bacini di Colombaretta, San Lorenzo e nella zona di San Vito (Locara di San Bonifacio) senza contare quella che dal Chiampo si è riversata San Vito dopo il cedimento di una quarantina di metri dell’argine destro: sono quelli che sono stati risparmiati all’Alpone, al Tramigna e all’Aldegà e che, diversamente, difficilmente sarebbero risultati gestibili nella notte tra mercoledì e giovedì.
Mezzo milione di metri cubi d’acqua, stima approssimativa del Genio civile di Verona, che sono solo una parte dei 140-190 millimetri di pioggia cumulata nelle 24 ore di mercoledì (dati in media) con picchi di 20-30 centimetri l’ora rilevati dall’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione dell’ambiente (Arpav).
Una montagna d’acqua
Una montagna d’acqua spinta a forza verso valle dal regime torrentizio dei corsi d’acqua che si sono portati dietro ampie zolle di sponde, alberi interi, fogliame e detriti di tutti i tutti. Quelli che sbattevano contro il ponte della Motta, a San Bonifacio, e che fino al suo sollevamento, come ricorda il sindaco Giampaolo Provoli, «avevano creato un’isola da 70 metri quadrati».
Proprio questa, l’ondata di acqua e detriti, sarebbe la causa della tracimazione registrata in destra Alpone a monte della briglia che innesca il bacino Colombaretta: «L’ipotesi, anche se è difficile avere riscontri, è che parte del materiale trascinato dalla piena abbia temporaneamente ostruito la briglia impedendo il deflusso completo in bacino, che si è attivato automaticamente, provocando quindi un rigurgito verso la parte di monte», la cauta lettura di Domenico Vinciguerra, capo del Genio civile di Verona. Resta che prima di mercoledì non c’è memoria dell’Alpone che lambisce gli argini a monte, cioè a San Giovanni Ilarione e Montecchia di Crosara come stavolta. A monte, a San Giovanni Ilarione, proseguono gli interventi su vallette squarciate e strade ostruite dai detriti, quattro le squadre al lavoro venerdì: due le nuove chiusure, in via Vicentini e via Menegoli. Nelle abitazioni e nelle ditte colpite si va avanti invece con la pulizia e la verifica dei danni patiti.
La rotta del Chiampo
Anche oggi è proseguito il lavoro di ricostruzione in emergenza dei 40 metri dell’argine destro del Chiampo ceduto verso San Vito: grazie ad uno spazio individuato dal Comune a ridosso dell’argine sinistro, i continui voli dell’elicottero stanno consentendo di fare due trasporti di burgoni e gabbie di pietrisco al minuto. L’intervento consentirà il corretto funzionamento dello scarico dell’acqua dell’Aldegà nel Chiampo ed il progressivo svuotamento dell’area sommersa.
Le colture
Sott’acqua, stando ad una primissima stima del Consorzio tutela del Soave, da due giorni alle prese con le ricognizioni, «riteniamo possano esserci complessivamente 250 ettari di colture. Riguardo l’immersione», dice il direttore Igor Gladich, «la valutazione per quelle completamente sommerse è difficile, più gestibili le cose per quelle che hanno una parte vegetativa fuori dall’acqua. Per poter intervenire con i trattamenti fitosanitari, però, serve che l’acqua si ritiri e i terreni siano minimamente solidi». Restano in buona parte sott’acqua sia quelle di San Vito: a Colombaretta il rito dell’acqua sta facendo emergere in tutta la sua gravità il riversamento in bacino di una quantità spaventosa di fango e detriti incagliati ora alle chiome dei vigneti. Si è intanto ritirata l’acqua che giovedì aveva sommerso anche i vigneti a monte del bacino.
Rifiuti da alluvione
Per agevolare i cittadini sia a San Bonifacio che a San Giovanni Ilarione i Comuni hanno approntato container di raccolta straordinaria: nel piazzale del municipio a San Giovanni Ilarione mentre a San Bonifacio in via Maestri del Lavoro, parcheggio Palù e all’ecocentro di via Tombole per il capoluogo, in via della Pace e all’ecocentro di Locara per quest’ultima frazione e per quella di Lobia. A Soave, infine, alle aree verdi del quartiere Cengelle e di via San Matteo, il parcheggio di via San Lorenzo, la piazza di Costeggiola
16 maggio: si rompe l’argine del Chiampo, ondata di fango nelle case
Proseguono i lavori urgenti per chiudere, con gabbioni in pietrame, la falla nell’argine destro del Chiampo. Due giri dell’elicottero al minuto.
Aggiornamento ore 18.45:
A San Vito di Locara iniziate alle 18.30 le operazioni di chiusura dei 40 metri di cedimento arginale lungo l’argine destro del torrente Chiampo. L’intervento, disposto dal Genio civile di Verona, prevede l’impiego di un elicottero per il trasporto dei burgoni (gli enormi sacchi utilizzati per il ripristino d’emergenza) fatti arrivare da Parma e stoccati negli spazi esterni di un’azienda poco distante. Sul posto anche i volontari della squadra Ana Valdalpone di Protezione civile.
Aggiornamento ore 16.45
Fiumi ingrossati, terreni zuppi, reticolo idraulico secondario al limite, invasi in piena attività: davanti all‘allerta rossa emessa fino alle 14 di domani, venerdì 17 maggio, dal Centro funzionale decentrato della Protezione civile regionale, i sindaci dell’Est veronese invitano la popolazione, a partire dalle piogge annunciate a partire dal tardo pomeriggio, a limitare gli spostamenti solo a ciò che sia strettamente necessario.
Così oggi pomeriggio, giovedì 16 maggio, si è riunito il tavolo del Centro operativo misto (Com) riunito a San Bonifacio: sul tavolo le diverse criticità del territori e l’interrogativo sull’opportunità di far scattare la chiusura delle scuole domani, 17 maggio.
Diversi gli orientamenti dei sindaci, connessi alle diverse problematiche del proprio territorio, sebbene condivisa sia la considerazione prudenziale che strade libere e nessuna evacuazione da far scattare in caso di emergenza sia già ottima prevenzione.
La decisione finale è stata messa nelle mani del Prefetto di Verona Demetrio Martino al quale ha riferito il sindaco di San Bonifacio Giampaolo Provoli.
Al tavolo Genio civile, consorzio di bonifica Alta pianura veneta, Protezione civile della Provincia e coordinamento del volontariato di Protezione civile, Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Verona, Guardia di finanza e carabinieri, Polizie locali dei Comuni coinvolti, Autostrada Brescia-Padova e Acque veronesi.
Quattro le priorità del Genio civile: la messa in sicurezza del torrente Chiampo dopo il cedimento di 40 metri di argine in destra idraulica, del torrente Aldegà tracimato su entrambi i fianchi, del torrente Tramignola interessato da un crollo arginale di una ventina di metri e opere urgenti di difesa spondale sull’Alpone a San Giovanni Ilarione.
Il sindaco di Soave in un tweet su X segnala che c’è bisogno di volontari per preparare i sacchi di sabbia: chi desidera dare una mano – scrive – può presentarsi al magazzino comunale dietro la chiesa di San Rocco.
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Scuole chiuse oggi, giovedì 16 maggio, a San Giovanni Ilarione dopo la notte della grande paura: paese funestato da frane e interruzioni stradali (annullato anche il mercato), la più grave delle quali ha per ore spaccato in due il paese lungo la strada provinciale 17 in località Boarie.
Le scuole restano chiuse anche a Soave.
A a far paura a tutta la valle prima e San Bonifacio poi è stato, però, il torrente Alpone. Dalle 21, dopo una intera giornata di pioggia battente ed in seguito ad alcuni violentissimi nubifragi, il torrente ha cominciato a gonfiarsi sempre di più raggiungendo livelli mai visti: a San Giovanni Ilarione la furia dell’acqua contro le pile del ponte del Mangano ha allagato la via di accesso in destra Alpone, a Montecchia di Crosara il corso d’acqua ha lambito il ponte di via Roma e la spinta della piena ha creato un pericoloso fontanazzo più a valle, a poca distanza dal bivio per Roncà, lungo il piede dell’argine allagando la strada.
A Monteforte l’Alpone per due ore (dalle 22.20 a mezzanotte e venti) è arrivato a scorrere abbondantemente sopra il terzo livello di guardia scendendo sotto il primo solo all’1.
In Val d’Alpone si è attivato lo sfioratore nell’area Colombaretta mentre per scongiurare l’allagamento della zona di via Roma, a Monteforte d’Alpone, la tracimazione del torrente Aldegà è stata gestita con l’apertura dell’area di San Vito.
A quel punto il problema si è spostato verso San Bonifacio, prima alla confluenza dell’Alpone col Tramigna (al ponte della Rezzina, dove si verificò il cedimento arginale che nel 2010 causò l’alluvione), dove i due fiumi sono diventati un pauroso tutt’uno, quindi alla confluenza col Tramigna (dove sono state chiuse le paratoie che disconnettono il fiume che arriva da Soave) e infine al ponte della Motta dove attorno a mezzanotte e mezza è stato sollevato il ponte mobile. I detriti che scendevano da valle avevano già iniziato infatti a creare un pericoloso tappo contro il ponte.
Fin qui la situazione del torrente che ha cominciato a registrare un calo diffuso attorno all’1 del mattino. Allagamenti di strade, garage e scantinati a San Bonifacio e a Monteforte d’Alpone, frane e interruzioni stradali a Roncà, San Giovanni Ilarione e anche a Cazzano di Tramigna, isolata dal punto di vista dell’erogazione dell’energia elettrica fino a notte fonda la frazione vestenese di Castelvero.
In tutta la valle e a San Bonifacio mobilitati Comuni (in contatto con il Genio civile), gruppi e squadre di Protezione civile, Polizia locale, carabinieri e Vigili del fuoco.
Qui la situazione nel Vicentino.
Aggiornamento ore 14

Anche una rottura nell’argine destro del torrente Chiampo, in località San Vito (San Bonifacio), nella cronaca della lunghissima notte di emergenza nell’estremo Est veronese: è quella che la furia del torrente berico ha provocato riversando verso la campagna migliaia di metri cubi d’acqua. Tra i 30 ed i 40 metri il fronte abbattuto dalla spinta dell’acqua che trovando una via di sfogo si è tradotta in una diminuzione della portata di valle sia al punto di confluenza con l’Alpone (al ponte della Rezzina) che al ponte della Motta, a San Bonifacio.
Lungo l’argine, nella notte, era stata aperta la paratia che più a valle consente di scaricare la piena verso San Vito per consentire all’Aldegà, suo tributario, di scaricare portata in Chiampo evitando tracimazioni a danno dell’abitato della frazione montefortiana di Sarmazza.
L’area di San Vito è stretta tra la destra idraulica del Chiampo e l’autostrada ed è in questa direzione che ora si guarda con attenzione perché l’eventuale aumentare del volume invasato potrebbe a quel punto minacciare la Brescia-Padova compromettendo un collegamento cruciale, stanti le criticità sulle strade alternative, in caso di emergenza. Anche per questo nel pomeriggio il sindaco di San Bonifacio Giampaolo Provoli ha convocato una riunione straordinaria del Centro operativo misto: al tavolo sindaci dell’Est veronese, Prefettura, Genio civile, Protezione civile, Consorzi di bonifica, Vigili del fuoco e tutte le istituzioni competenti. Sul tavolo le diverse criticità del comprensorio Est come il sormonto ed il fontanazzo verificatosi in sinistra Alpone, a Montecchia di Crosara, 150 metri a monte della rotonda per Roncà.
Il disastro a Montecchia, Vestenavecchia e San Giovanni Ilarione
Un’ondata di acqua, fango, pietre, alberi, detriti di ogni tipo: è ciò che in tanti hanno dovuto fronteggiare nella notte a Vestenavecchia e San Giovanni Ilarione.
Mentre il torrente Alpone progressivamente perdeva forza e portata grazie all’innesco dell’invaso di Colombaretta, a Montecchia di Crosara, la violentissima pioggia abbattutasi sui versanti scaricava verso valle quanto incrociava. In località Boarie, all’ingresso di San Giovanni Ilarione, una famiglia s’è ritrovata con la roggia della collina retrostante che in parte entrava dalle finestre e correva per casa, in parte scaricava sulla corte per poi saltare con una cascata sulla sottostante strada provinciale 17 fino a renderla impercorribile.
Dinamica sovrapponibile a quanto accaduto anche più a monte, ad esempio nella zona di via Niselli dove un mobilificio s’è visto sommergere attrezzature e merci e tanti residenti finiti con garage e scantinati invasi da acqua e fango. Montagne di pietre scalzate dall’acqua sono ora accatastate lungo le strade sottostanti il versante Est, quello della frazione di Castello. Numerose le interruzioni stradali per frana tanto a San Giovanni Ilarione quanto a Roncà: a Vestenavecchia interrotta la strada provincia 36 (via Centro) dopo il collassamento della Roggia della Chiesa. A Castelvero nuovamente percorribile via Bagatei dopo “l’esplosione” della Valle dei Molini che ha anche eroso in maniera importante ampi tratti di argini sradicando alberi e divellendo imponenti massi.
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