{"id":993549,"date":"2025-11-30T13:00:01","date_gmt":"2025-11-30T10:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=993549"},"modified":"2025-11-30T13:00:01","modified_gmt":"2025-11-30T10:00:01","slug":"donne-vittime-di-violenza-il-ruolo-del-percorso-rosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=993549","title":{"rendered":"Donne vittime di violenza, il ruolo del percorso rosa"},"content":{"rendered":"<div class=\"testo_articolo testo testoResize\">\n<p>Nelle emergenze di un pronto soccorso, dove le urgenze si susseguono senza sosta, esiste un \u201c<strong>percorso rosa<\/strong>\u201d pensato appositamente per le donne vittime di violenza: una rete di assistenza integrata che, passo dopo passo, offre cure mediche, supporto psicologico. Troppo spesso, per\u00f2, la paura, il senso di colpa, il timore di ripercussioni, la vergogna, impediscono alle vittime di denunciare, rendendo difficile per gli operatori sanitari riconoscere i segnali nascosti dietro ferite apparentemente accidentali. <\/p>\n<p>Nella settimana in cui si celebra la giornata contro la violenza sulle donne, abbiamo intervistato la dottoressa dell\u2019Asl di Frosinone, <strong>Barbara Bauco,<\/strong> per comprendere quanto sia fondamentale il percorso rosa, come si fa a individuare le violenze silenziose e quale ruolo giocano gli operatori sanitari nel creare un ambiente di fiducia dove le donne si sentano finalmente al sicuro.<br \/>La dottoressa Bauco \u00e8 dirigente medico dell\u2019Unit\u00e0 operativa complessa di Pronto soccorso e Medicina d\u2019urgenza dell\u2019ospedale \u201cFabrizio Spaziani\u201d di Frosinone, responsabile dell\u2019unit\u00e0 operativa semplice di medicina d\u2019urgenza e membro del gruppo per il percorso della violenza sulle donne.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 nata la sua vocazione per la medicina d\u2019urgenza e in particolare per il percorso di violenza sulle donne?<\/strong><br \/>\u00abLa medicina d\u2019urgenza \u00e8 la mia vita e la violenza sulle donne fa parte della medicina d\u2019urgenza. Ad un certo punto della mia attivit\u00e0 lavorativa \u00e8 stato un binomio quasi scontato per me. Sono donna, sono medico, e mi sono trovata davanti casi di violenza sulle donne. Questo percorso si \u00e8 poi concretizzato negli anni grazie all\u2019azienda sanitaria ospedaliera di Frosinone, perch\u00e9 a un certo punto ha dato l\u2019input a me, e ad altri colleghi sanitari, di mettere in atto un percorso dedicato alla violenza sulle donne. Tutto \u00e8 nato dalle linee guida nazionali (Dpcm 24 novembre 2017) con cui si d\u00e0 indicazione in ambito nazionale di metterle in atto. La Regione Lazio le ha recepite e ha dato incarico a tutte le aziende di calare queste linee guida nazionali su un percorso specifico per il nostro territorio. E cos\u00ec \u00e8 stato fatto. \u00c8 un lavoro che prosegue tuttora. Da alcune settimane \u00e8 in corso la prima revisione di questo percorso: revisione non significa che ci fosse qualcosa di sbagliato, ma che si rendono necessari alcuni aggiustamenti perch\u00e9 le cose, i fenomeni ed i servizi evolvono\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa offre questo percorso?<\/strong><br \/>\u00abIl percorso ci d\u00e0 lo strumento attuativo, cio\u00e8 un metodo di lavoro necessario per noi operatori sanitari per poter accogliere e curare la donna vittima di violenza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quale caso l\u2019ha segnata nella sua esperienza di Pronto soccorso con vittime di violenza?<\/strong><br \/>\u00abDi casi purtroppo ce ne sono stati tanti, uno di questi mi \u00e8 rimasto particolarmente impresso. Non si \u00e8 trattato di una violenza fisica o sessuale: sappiamo bene che esistono anche quella psicologica o economica. Una donna si \u00e8 rivolta a noi per un malessere dopo un litigio con il compagno, lamentando sintomi molto semplici, vertigini, un po\u2019 di mal di testa. Noi abbiamo attuato le procedure necessarie di primo soccorso. Abbiamo comunicato alla paziente che non era emersa alcuna patologia e che poteva tornare a casa con pochi accorgimenti che le avevamo prescritto. Proprio a quel punto la reazione della donna ci ha allarmate: eravamo io e l&#8217;infermiera di sala e abbi C\u2019eravamo io e l\u2019infermiera di sala e abbiamo approfondito il motivo del litigio. Le abbiamo chiesto per quale motivo non fosse contenta di andare a casa, cosa fosse accaduto e il motivo del litigio. Avevamo dato per assodato che si trattasse di una discussione accesa, come capita a volte tra coppie, e invece dal suo racconto \u00e8 emersa una vera e propria aggressione verbale, tesa a svilire la sua figura, a sottovalutare il suo ruolo di donna e di madre. Quello non era un litigio, ma dovevamo etichettarlo come era, cio\u00e8 aggressione verbale, una forma di violenza di cui lei non si era resa conto\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Capita spesso, purtroppo, che le vittime non si rendano conto della gravit\u00e0&#8230;<\/strong><br \/>\u00abNon sempre la vittima si rende conto della violenza che subisce nel proprio ambito familiare, nel proprio ambito domestico e, quindi, serve parlarne, serve confidarsi proprio perch\u00e9 qualcun altro, con occhi diversi, pu\u00f2 spiegare quello che succede\u00bb.<br \/>Come si fa a riconoscere tempestivamente i casi di violenza domestica al pronto soccorso?<br \/>\u00abCi sono degli alert che noi operatori sanitari dobbiamo valutare. Non sono ovviamente tutti presenti allo stesso modo per\u00f2 ce ne sono diversi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Alcuni esempi?<\/strong><br \/>\u00abLa donna che accede in pronto soccorso a volte viene accompagnata direttamente dall\u2019aggressore, quindi da chi le ha usato violenza, perch\u00e9 tende a monopolizzare l\u2019intervista che l\u2019infermiere fa al triage. Per esempio parla lui, invece di lasciar dire a lei, e questo \u00e8 un atteggiamento che ci mette subito in allarme. Cos\u00ec portiamo la donna lontano, in un percorso protetto che \u00e8 dentro il pronto soccorso. Non si lascia pi\u00f9 la vittima di violenza nella sala d\u2019aspetto insieme agli altri pazienti. Non si lascia passare tempo. In 15 minuti viene subito visitata. Bisogna essere attenti a non far venire i familiari o l\u2019aggressore a prendere la donna nella sala d\u2019aspetto, distoglierla da quel suo voler raccontare o farsi visitare. Altri alert sono di tipo specifico: ematomi particolari, il fatto che alcune donne raccontano un trauma che per\u00f2 non \u00e8 compatibile con quello che ci raccontano. Per noi sanitari, dunque, ci sono diverse cose per cui possiamo indagare ulteriormente; farci raccontare il non detto. La donna vittima di violenza a volte non dice\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali protocolli o strumenti considera pi\u00f9 efficaci per supportare e proteggere le vittime al momento dell\u2019arrivo in ospedale?<\/strong><br \/>\u00abIl protocollo che abbiamo in atto \u00e8 nato proprio per questo, per prendersi carico della donna vittima di violenza. \u00c8 un protocollo a tutto tondo. Non \u00e8 solo un percorso ospedaliero di diagnosi e cura prettamente sanitario, \u00e8 pi\u00f9 che altro una rete. \u00c8 un percorso interistituzionale tra la Asl di Frosinone, la prefettura, la magistratura, le forze dell\u2019ordine, gli enti locali, l\u2019associazionismo. \u00c8 questo percorso che ci permette di accogliere la richiesta di aiuto della donna vittima di violenza o dei suoi figli, perch\u00e9 le uniche persone che possono seguire all\u2019interno di questo percorso la donna sono soltanto i figli: quest\u2019ultimi possono essere vittime di violenza diretta o assistita. Le altre persone le allontaniamo, mentre la donna, come detto, viene visitata in una camera protetta dedicata. Nel caso in cui ci sia stata violenza sessuale, viene affidata alla visita e alle cure dei nostri colleghi ginecologi. Viene, quindi, trasferita in ginecologia per completare il percorso. Ci sono il medico e l\u2019infermiera che se ne prendono cura e tutti gli specialisti, che siano altri medici o magari l\u2019assistente sociale, il mediatore culturale o lo psicologo che viene chiamato da noi. Quindi \u00e8 lo specialista che va dalla donna e non il contrario: la donna deve sentirsi protetta e presa in carico. La presa in carico non avviene soltanto durante il percorso ospedaliero, ma anche dopo la donna viene affidata ad altri\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In che modo la formazione del personale medico-infermieristico pu\u00f2 migliorare la presa in carico di questi pazienti?<\/strong><br \/>\u00abLa formazione \u00e8 fondamentale per gli operatori sanitari. Per avere a che fare con donne vittime di violenza bisogna saper comunicare e la comunicazione non \u00e8 qualcosa che viene insegnato, per esempio, ai medici nel corso di laurea oppure agli infermieri, quindi \u00e8 uno step che bisogna compiere dopo. \u00c8 necessario apprendere quel linguaggio di tipo empatico. L\u2019Asl di Frosinone ha messo in campo una formazione proprio per gli operatori dell\u2019emergenza sulla formazione della comunicazione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quale messaggio vuole mandare alle donne, che per paura o per vergogna, non denunciano?<\/strong><br \/>\u00abVorrei far arrivare loro due messaggi. Il primo, quello di informarsi, e il secondo quello di affidarsi. Le donne vittime di violenza sono vittime in modo trasversale; non c\u2019\u00e8 un ceto sociale pi\u00f9 coinvolto dell\u2019altro, quindi l\u2019informazione attiene a tutte queste donne. Informarsi su siti istituzionali, che siano quelli dell\u2019azienda Asl, delle forze dell\u2019ordine, del comune di residenza, del mondo dell&#8217;associazionismo \u00e8 comunque importante. Il secondo messaggio, dicevo, \u00e8 quello di affidarsi. Per affidarsi la donna deve fidarsi e si pu\u00f2 affidare soltanto se conosce cosa l\u2019aspetta. Le vittime a volte non denunciano perch\u00e9 hanno paura, non sanno cosa pu\u00f2 accadere ai loro figli, quindi l\u2019informazione prima di ogni cosa. Prendere informazioni di tipo istituzionale \u00e8 fondamentale per potersi poi affidare a qualcuno\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come la scuola, e in generale la comunit\u00e0, possono collaborare con l\u2019ospedale per contrastare la violenza di genere?<\/strong><br \/>\u00abLa scuola ha un ruolo fondamentale proprio perch\u00e9 ha un ruolo di formazione e non \u00e8 delegabile a nessun altro, se non forse alla famiglia. Quindi il ruolo di educazione e di formazione dei nostri ragazzi \u00e8 assolutamente necessario. Educare anche a che cosa vuol dire violenza, violenza di tutte le specie. Perch\u00e9 noi parliamo di violenza sulle donne, ma in realt\u00e0 la violenza sulle donne fa parte di una violenza di genere. Quindi, anche noi, come comunit\u00e0 cosa possiamo fare? Possiamo, intanto, non girarci dall\u2019altra parte quando siamo spettatori, oppure possiamo riconoscere una forma di violenza in un nostro conoscente, amico, familiare e anche noi abbiamo, quindi, il diritto-dovere di denunciare in qualche modo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le risorse pi\u00f9 utili a cui le vittime possono accedere subito dopo il pronto soccorso?<\/strong><br \/>\u00abLe risorse riguardano sicuramente l\u2019associazionismo, devo dire, privato e pubblico: \u00e8 una parte fondamentale di questa rete che magari parte dal pronto soccorso ma poi finisce per prendere in carico la donna vittima di violenza e i suoi figli. Le associazioni hanno i centri antiviolenza, hanno le case rifugio; la Regione Lazio individua per ogni Asl di residenza alcune di queste strutture. Quindi la donna, dopo il percorso, se \u00e8 stata vittima di una violenza fisica, una violenza brutale, sessuale, dopo il percorso ospedaliero, pu\u00f2 essere trattenuta in ospedale al massimo 48-72 ore, se non \u00e8 necessario il ricovero. Questo tempo serve proprio per permettere, a chi poi \u00e8 sul territorio, di prendere in carico la persona, di non lasciarla, anche e soprattutto se c\u2019\u00e8 stata una denuncia viene protetta, viene allontanata dal suo nucleo familiare o domestico di violenza e per cui l\u2019associazionismo fa molto in questo senso con tutte le sue figure. Non \u00e8 soltanto una casa: sono persone, professionisti, ci sono psicologi, ci sono gli avvocati che danno anche il patrocinio legale gratuito, ci sono gli assistenti sociali\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Guardando al futuro, quali innovazioni o cambiamenti auspica per la gestione della violenza sulle donne nel sistema sanitario?<\/strong><br \/>\u00abIl percorso contro la violenza sulle donne che abbiamo in atto, a livello locale nell\u2019Asl di Frosinone, \u00e8 gi\u00e0 attivo e valido anche per un tempo discretamente lungo. Mi auguro che la violenza sulle donne venga inserita proprio in alcuni percorsi che sono strutturali all\u2019interno delle nostre aziende sanitarie, come quello per la gravidanza, per la prevenzione (l\u2019ottobre rosa, ad esempio): mi piacerebbe che le nostre strutture sanitarie avessero un percorso specifico per la violenza sulle donne\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il 25 novembre in tutto il mondo si celebra la giornata contro la violenza sulle donne cosa \u00e8 stato fatto finora e cosa dobbiamo ancora fare?<\/strong><br \/>\u00abAbbiamo fatto tanto, per\u00f2 non \u00e8 ancora sufficiente. Non basta. Dobbiamo fare di pi\u00f9. Prodigarci. La giornata per l\u2019eliminazione della violenza contro le donne nasce dalla convenzione di Istanbul. \u00c8 stato fatto tanto, ma manca secondo me ancora un percorso di educazione affettiva. Abbiamo bisogno anche di esempi, di esempi buoni per i nostri ragazzi, per chi va a scuola, per noi che siamo grandi, per i professionisti. Tutti noi abbiamo bisogno di esempi che siano nella famiglia, ai quali ispirarci per scardinare ogni tipo di sopraffazione e di violenza\u00bb.<br \/><iframe loading=\"lazy\" width=\"560\" height=\"314\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/4H-Bzzud0G8\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<\/div>\n<p> Source URL: https:\/\/www.ciociariaoggi.it\/news\/video\/312503\/come-il-percorso-rosa-salva-le-vittime-di-violenza.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle emergenze di un pronto soccorso, dove le urgenze si susseguono senza sosta, esiste un \u201cpercorso rosa\u201d pensato appositamente per le donne vittime di violenza: una rete di assistenza integrata che, passo dopo passo, offre cure mediche, supporto psicologico. 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