{"id":912271,"date":"2025-11-30T06:00:55","date_gmt":"2025-11-30T03:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=912271"},"modified":"2025-11-30T06:00:55","modified_gmt":"2025-11-30T03:00:55","slug":"un-solo-passo-tra-il-salotto-e-la-stanza-degli-interrogatori-la-germania-comunista-al-museo-della-ddr-di","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=912271","title":{"rendered":"Un solo passo tra il salotto e la stanza degli interrogatori: la Germania comunista al Museo della Ddr di&#8230;"},"content":{"rendered":"<article id=\"post-1507295\" class=\"post-1507295 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-cronaca\">\n<div>\n<figure class=\"evidence-wrapper\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"860\" height=\"358\" src=\"https:\/\/analyse.optim.biz\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/museo-ddr-860x358-1.jpg\" class=\"attachment-single size-single wp-post-image\" alt=\"Il Museo della Ddr di Berlino\" title=\"Il Museo della Ddr di Berlino\"><\/figure>\n<p class=\"occhiello\">Tra propaganda e &#8220;ostalgie&#8221;<\/p>\n<h1>Un solo passo tra il salotto e la stanza degli interrogatori: la Germania comunista al Museo della Ddr di Berlino<\/h1>\n<p class=\"sottotitolo\">L&#8217;allestimento offre un&#8217;esperienza immersiva, che non cela nulla di quella che fu la vita all&#8217;ombra del Muro: dal doping somministrato agli atleti ai registratori della Stasi, sotto lo sguardo di Lenin che segue &#8211; letteralmente &#8211; il visitatore <\/p>\n<div class=\"info-condivisione\">\n<div>\n<p><span class=\"categoria\">Cronaca<\/span><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t &#8211; di <span class=\"autore\">Lorenzo Cafarchio<\/span> &#8211; <span class=\"data\">30 Novembre 2025 alle 07:00<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto\">\n<p>Allucinazioni di un tempo vicino, ma mai forse cos\u00ec lontano. Attraversare le strade fredde di <strong>Berlino<\/strong> conduce nei vicoli di una metropoli dove le <strong>contraddizioni<\/strong> appaiono ovunque. Ci sono <strong>commistioni<\/strong> che arrivano e scompaiono tra una fermata della metro e l\u2019altra. Non esiste una destino berlinese ne esistono infiniti. Quindi costeggiando le rive dello Sprea, proprio davanti alla Cattedrale, scendiamo qualche gradino e andiamo nella direzione della <strong>Germania intrappolata tra le spire dell\u2019Unione Sovietica<\/strong>. Ma questa volta solo nel momento di un viaggio<strong> tra le stanze di una mostra<\/strong>. Il <strong>museo della Ddr<\/strong> \u00e8 il racconto dal 2006 della vita, della cultura, delle passioni, degli oggetti, degli uomini e delle donne della Repubblica Democratica Tedesca.<\/p>\n<p>Non tanto distante, del resto, superata di 200 metri <strong>la porta di Brandeburgo<\/strong> possiamo incrociare il <em>Sowjetisches Ehrenmal<\/em>, <strong>il Memoriale per i soldati sovietici<\/strong>, monumento inaugurato il 7 novembre 1945 in occasione dell\u2019anniversario della Rivoluzione Russa. Voluto per ricordare i combattenti dell\u2019Urss caduti durante la battaglia finale di Berlino nella Seconda Guerra Mondiale. Non \u00e8 divagazione, ma il racconto di vie e incroci che qui ancora palpitano. \u00abGloria eterna agli eroi caduti in battaglia con gli invasori fascisti tedeschi per la libert\u00e0 e l\u2019indipendenza dell\u2019Unione Sovietica\u00bb, cos\u00ec recita in cirillico la colonna centrale. In uno di quegli scenari, sono decine qui, in cui i teutonici restano intrappolati per troppo senso di colpa. Per una condanna che hanno deciso di infliggersi volontariamente, martoriati da questi dardi, continuando ad avanzare nel silenzio delle loro affrante visioni.<\/p>\n<div class=\"code-block code-block-6\"><\/div>\n<p>Entrati veniamo catturati dai <strong>giocattoli della Ddr<\/strong>. I monitor vicini a ogni attrazione sono programmati <strong>anche in italiano<\/strong> e la fruibilit\u00e0 \u00e8 massima. Prodotti principalmente nella regione di Berlino-Brandeburgo i giochi, nonostante le difficolt\u00e0 economiche e la minore attrattiva rispetto a quelli occidentali, <strong>erano presenti anche in ogni asilo<\/strong> e dal 2012 sono <strong>esposti come oggetti di design persino al Museum of Modern Art di New York<\/strong>.<\/p>\n<p>Il tempo di acquistare il biglietto, superare i tornelli dell\u2019ingresso \u2013 coi tipici segnali di stop dell\u2019era sovietica cittadina che fu \u2013 e l\u2019esposizione \u00e8 tutta nostra. In principio <strong>la mappa per comprendere la spartizione geopolitica della Germania<\/strong> all\u2019indomani del tracollo successivo al secondo conflitto globale. <strong>Un Nazione spacchettata tra inglesi, francesi, statunitensi e sovietici<\/strong>. Al centro del blocco rosso Berlino. A sua volta divisa tra gli alleati.<\/p>\n<p>In questo scenario <strong>nel 1946 nasce la Sed<\/strong>, ovvero il Partito socialista unificato di Germania \u2013 la fusione tra il Partito socialdemocratico e il Partito comunista \u2013 che invoca una \u00abvia tedesca verso il socialismo\u00bb. E qui siamo immersi nel suo mausoleo allestito a celebrazione. Svanita nel 1952 la possibilit\u00e0 della riunificazione di queste terre la Sed inasprisce il suo operato, punta sul riarmo dell\u2019esercito e mette nel mirino la Chiesa. Le conseguenze? Molti tedeschi dell\u2019est migrano verso l\u2019ovest e questo doveva essere impedito. Arriva cos\u00ec<strong> il 13 agosto 1961 e il Muro di Berlino<\/strong> viene eretto. Nome ufficiale <em>Antifaschistischer Schutzwall,<\/em> leggasi <strong>barriera di difesa antifascista<\/strong>. La costruzione, lunga oltre 150 chilometri, divenne via via invalicabile con la costruzione di una striscia difensiva larga 500 metri e con solo un\u2019area di appena cinque chilometri in cui si poteva passare. Una cupola di vetro da lasciare senza fiato, ben oltre il 9 novembre 1989 quando il Muro \u00e8 caduto e con esso l\u2019Urss.<\/p>\n<p>Uno dei divertimenti maggiori che genera fila e ammirazione \u00e8 <strong>l\u2019esperienza di guida della Trabant 601<\/strong>, per tutti la Trabi. Aspettiamo che la persona davanti a noi completi il suo giro e si pu\u00f2 salire sulla vettura. Il parabrezza \u00e8 stato programmato per <strong>portarci nella Berlino est dei 40 anni in cui la Ddr ha vissuto e palpitato<\/strong> (1949-1989). Basta accelerare e la citt\u00e0 sfreccia davanti a noi. Le case, gli incroci, altre macchine parcheggiate c\u2019\u00e8 tutto. Il comunismo, per qualche minuto, \u00e8 sotto le nostre ruote.<\/p>\n<p>Poi <strong>i generi alimentari della vita quotidiana e le foto dei supermercati e dei negozi<\/strong>, ogni cosa scadenzata maniacalmente. Alle nostre spalle il modellino del Palazzo della Repubblica. Soprannominato il \u201cnegozio di lampade di Erich\u201d \u2013 Erich Honecker il secondo segretario generale della Sed e della Germania est tra il 1971 e il 18 ottobre 1989 (certo quello del \u201cbacio fraterno socialista\u201d con Leonid Brezhnev, immortalato oggi sui resti del muro) \u2013 divenne luogo di cultura e dei caff\u00e8 riscuotendo, dopo un\u2019iniziale titubanza, l\u2019approvazione dei berlinesi. Attorno a noi <strong>alcuni manifesti della propaganda comunista<\/strong>. Foto di donne in festa, disegni, soldati, l\u2019immancabile falce e martello. Non poteva che trionfare, in ogni dove, <strong>l\u2019emblema della Repubblica Democratica Tedesca<\/strong>: un martello e un compasso, avvolti da due gambi di segale col tricolore nero, rosso e oro.<\/p>\n<p>Qui quella che chiamano <strong><em>ostalgie,<\/em> la nostalgia della Ddr<\/strong>, \u00e8 ai massimi storici. Un termine che fin dal 1993 \u00e8 stato inserito nel vocabolario tedesco e che racconta la trama della pellicola <em>Good Bye, Lenin!<\/em> girata nel 2003. Le incertezze del capitalismo e le brutture del liberismo in cui siamo immersi, del resto, lasciano correre la fantasia a un passato spettrale che per qualcuno significa un lavoro sicuro, assistenza da parte dello Stato e inserimento in un ordine sociale. Reminiscenze di giovent\u00f9 che in tanti rimpiangono, nonostante quello che \u00e8 stato. Nonostante la lunga mano sovietica disumanizzante. Propaganda dicevamo, in tutti i lati della mostra.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 avanti c\u2019\u00e8 anche <strong>un cinemino riprodotto con le sedute dell\u2019epoca,<\/strong> mentre un documentario scorre. <strong>La stampa<\/strong> poteva mancare? Nella Ddr c\u2019erano 39 quotidiani e oltre 1.700 pubblicazioni periodiche, senza dimenticare<strong> la pubblicistica diffusa sottobanco<\/strong> per scappare alla censura e alla retorica sovietica. Possiamo vedere alcune prime pagine del <em>Das Volk<\/em>, del <em>Berliner Zeitung<\/em>, del <em>Volksstimme<\/em> e di molti altri giornali. Tra i ritagli della stampa che appaiono sul totem elettronico leggiamo <strong>anche un intervento di Bettino Craxi<\/strong>. Avverso alle politiche del Partito comunista, nel corso degli anni, il leader del Psi ha mantenuto un buon rapporto con l\u2019Unione sovietica e con il blocco dell\u2019est.<\/p>\n<p><strong>Lo sport viene posto al centro<\/strong>. Ci sono <strong>anche le pasticche di doping<\/strong> che i medici sportivi somministravano agli atleti. Cos\u00ec il primato sportivo, durante le Olimpiadi invernali ed estive, di questi luoghi \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Compare la foto del calciatore, celebre per il goal vittoria contro la Germania ovest ai Mondiali di calcio del 1974, <strong>J\u00fcrgen Sparwasser<\/strong>, quella della pattinatrice artistica su ghiaccio <strong>Katarina Witt<\/strong> e del saltatore con gli sci <strong>Helmut Recknagel<\/strong>.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 lo spazio per le <strong>vacanze,<\/strong> poche e contingentate, e la passione per il nudismo di queste genti vicino alla riproposizione, con scrivania, dell\u2019<strong>ufficio di un dirigente politico<\/strong>. Sopra di noi i quadri di <strong>Marx, Engels<\/strong> e <strong>Lenin.<\/strong> Mentre ci voltiamo incrociamo lo sguardo del rivoluzionario sovietico. Muove lo sguardo e si lascia andare a un occhiolino, lo schermo fa rivivere il comunismo sepolto dalle sue stesse macerie.<\/p>\n<p>Ci sono<strong> cimeli, coccarde, spille, fasce, busti<\/strong> di vario genere e poi c\u2019\u00e8 lei <strong>la limousine svedese. La macchina degli alti dirigenti. La Volvo<\/strong>. Sul retro ampio spazio e un tavolino per poter fare riunioni mentre l\u2019auto viaggiava. Zero perdite di tempo. Infine <strong>le stanze di ogni giorno<\/strong> ricostruite minuziosamente. Il soggiorno con l\u2019immancabile <strong>Carat, il mobile a tutta parete<\/strong>, la televisione coi programmi dell\u2019epoca e sul divano la possibilit\u00e0 di ascoltare le canzoni che furono e leggere i libri di quegli anni. Lasciamo scorrere la hit di <strong>Sonja Schmidt<\/strong><em>Ein himmelblauer Trabant<\/em> (<em>Una Trabant azzurra<\/em>), sembra quasi una festa. La cucina, il bagno e la camera da letto con le usanze dei tedeschi sotto le lenzuola. Ci sono pure <strong>gli abiti e uno specchio dove provare, digitalmente, gli outfit<\/strong> per essere un perfetto abitante della Berlino Est degli anni \u201870 e \u201880.<\/p>\n<p>Una festa dicevamo, ma il ritorno agli inferi \u00e8 gi\u00e0 qui. <strong>La riproduzione di una cella e di una stanza degli interrogatori<\/strong> ci dona, nonostante l\u2019aria edulcorata, l\u2019essenza finale delle privazioni del comunismo. Ancora una camera, quella del perfetto membro della <strong>Stasi, il ministero della sicurezza<\/strong> dello Stato della Ddr. Registratori, archivi e le vite degli altri da spiare. Il tutto con il ritratto di <strong>Honecker,<\/strong> fisso e immobile a differenza di Lenin, a fissarci. Il tempo di recuperare fiato e usciamo dal museo. <strong>Un\u2019era andata che nonostante la partigianeria di chi vuole vivere senza storia deve essere conservata<\/strong>, perch\u00e9 quello che siamo \u00e8 anche la somma di tutte le microstorie di quei oltre 16 milioni di tedeschi dell\u2019est. Che ci raccontano la semplice esistenza sotto il tacco del socialismo sovietico. Cos\u00ec va, per\u00f2 cancellarle queste vicende sarebbe l\u2019ennesima molestia insensata verso la storia.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"commentSectionContainer\">\n<p class=\"comments-title\">Non ci sono commenti, inizia una discussione<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"comments\" class=\"comments-area closed\">\n<div id=\"respond\" class=\"comment-respond\">\n<h3 id=\"reply-title\" class=\"comment-reply-title\">Lascia un commento <small><a rel=\"nofollow\" id=\"cancel-comment-reply-link\" href=\"https:\/\/www.secoloditalia.it\/2025\/11\/un-solo-passo-tra-il-salotto-e-la-stanza-degli-interrogatori-la-vita-nella-germania-comunista-al-museo-della-ddr-di-berlino\/#respond\">Annulla risposta<\/a><\/small><\/h3>\n<p class=\"comment-notes\"><span id=\"email-notes\">Il tuo indirizzo email non sar\u00e0 pubblicato.<\/span><span class=\"required-field-message\">I campi obbligatori sono contrassegnati <span class=\"required\">*<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"info-condivisione bottom\">\n<div>\n<p>di <span class=\"autore\">Lorenzo Cafarchio<\/span> &#8211; <span class=\"data\">30 Novembre 2025<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<p> Source URL: https:\/\/www.secoloditalia.it\/2025\/11\/un-solo-passo-tra-il-salotto-e-la-stanza-degli-interrogatori-la-vita-nella-germania-comunista-al-museo-della-ddr-di-berlino\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra propaganda e &#8220;ostalgie&#8221; Un solo passo tra il salotto e la stanza degli interrogatori: la Germania comunista al Museo della Ddr di Berlino L&#8217;allestimento offre un&#8217;esperienza immersiva, che non cela nulla di quella che fu la vita all&#8217;ombra del Muro: dal doping somministrato agli atleti ai registratori della Stasi, sotto lo sguardo di Lenin [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":912272,"comment_status":"open","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[87],"tags":[123],"class_list":["post-912271","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italy","tag-secoloditalia-it"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/analyse.optim.biz\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/912271","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/analyse.optim.biz\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/analyse.optim.biz\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/analyse.optim.biz\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/analyse.optim.biz\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=912271"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/analyse.optim.biz\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/912271\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/analyse.optim.biz\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/912272"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/analyse.optim.biz\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=912271"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/analyse.optim.biz\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=912271"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/analyse.optim.biz\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=912271"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}