{"id":2034518,"date":"2026-07-09T08:05:00","date_gmt":"2026-07-09T05:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=2034518"},"modified":"2026-07-09T08:05:00","modified_gmt":"2026-07-09T05:05:00","slug":"antonio-locatelli-airoh-il-casco-nasce-per-proteggere-tutto-il-resto-viene-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/analyse.optim.biz\/?p=2034518","title":{"rendered":"Antonio Locatelli, Airoh: &#8220;Il casco nasce per proteggere, tutto il resto viene dopo&#8221;"},"content":{"rendered":"<div class=\"atxt atxt--first \" id=\"part-1627429\">\n<p><strong><span class=\"atxt-dropcap\">A<\/span>IROH<\/strong>\u00a0\u00e8 una delle pochissime aziende italiane di caschi ancora guidate dal proprio <strong>fondatore<\/strong>. In un settore che negli ultimi trent&#8217;anni ha visto il numero dei produttori nazionali crollare da quasi trenta a una decina, <strong>Antonio Locatelli<\/strong> ha costruito il marchio partendo da una scelta tutt&#8217;altro che scontata: lasciare un lavoro consolidato per scommettere su un progetto proprio.<\/p>\n<p>Da l\u00ec \u00e8 nata un&#8217;azienda che ha fatto dell&#8217;<strong>off-road<\/strong> il proprio laboratorio, portando la sperimentazione sul campo\u00a0a diventare il vero banco di prova per la sicurezza. Abbiamo incontrato Locatelli per farci raccontare come si affronta oggi la concorrenza dei <strong>competitor asiatici<\/strong>, cosa significhi\u00a0davvero <strong>Made in Italy<\/strong> applicato a un dispositivo di protezione individuale\u00a0e quali sono le prossime frontiere tecnologiche,\u00a0dai <strong>materiali compositi<\/strong> alla gestione degli <strong>impatti rotazionali,\u00a0<\/strong>per un prodotto che\u00a0nella sua funzione primaria\u00a0non \u00e8 cambiato quanto si potrebbe pensare: il polistirolo, dice lui stesso, resta senza rivali. Ecco l&#8217;intervista integrale.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627430\">\n<h2 class=\"atxt-title\">\n            La nascita di AIROH<br \/>\n        <\/h2>\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">D<\/span>. AIROH nasce da una decisione forte: passare dal lavorare per altri al creare un proprio marchio. Che cosa l\u2019ha spinta a fare quel salto?<\/strong><\/p>\n<p>R. Credo che ogni imprenditore, a un certo punto della propria vita professionale, senta il desiderio di mettere alla prova le proprie idee. Dopo molti anni trascorsi nel settore, avevo maturato una visione precisa di quello che poteva essere un casco: pi\u00f9 innovativo, pi\u00f9 vicino alle esigenze reali del motociclista e del pilota.<\/p>\n<p><strong>D. Qual \u00e8 stata la prima vera svolta nella storia dell\u2019azienda?<\/strong><\/p>\n<p>R. Sicuramente l&#8217;ingresso nel mondo delle competizioni off-road. Fin dall&#8217;inizio abbiamo creduto che il racing fosse il miglior banco di prova possibile per sviluppare prodotti di alto livello. Quando i primi piloti hanno iniziato a ottenere risultati importanti indossando i nostri caschi, il marchio ha acquisito credibilit\u00e0 e visibilit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p><strong>D. Che cosa significa oggi guidare un\u2019azienda italiana in un settore in cui produzione, costi, normative e concorrenza globale sono diventati temi sempre pi\u00f9 complessi?<\/strong><\/p>\n<p>R. Significa affrontare ogni giorno una sfida molto pi\u00f9 articolata rispetto a venti o trent&#8217;anni fa. Le normative sono pi\u00f9 severe, i mercati pi\u00f9 competitivi e i clienti molto pi\u00f9 informati. Allo stesso tempo, per\u00f2, significa avere l&#8217;opportunit\u00e0 di distinguersi attraverso qualit\u00e0, innovazione e affidabilit\u00e0. Essere italiani per noi non \u00e8 soltanto una questione geografica: significa portare avanti una cultura del prodotto fatta di passione, attenzione al dettaglio e capacit\u00e0 di progettare soluzioni originali. \u00c8 pi\u00f9 difficile, ma anche molto stimolante.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627333\">\n<h2 class=\"atxt-title\">\n            I concorrenti asiatici<br \/>\n        <\/h2>\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">D<\/span>. Coreani e cinesi sono entrati sul mercato grazie al prezzo ma poi hanno incrementato qualit\u00e0 ed immagine. Come si combattono questi forti competitor?<\/strong><\/p>\n<p>R. Non credo che la competizione si vinca inseguendo il prezzo pi\u00f9 basso. Chi sceglie quella strada rischia di perdere la propria identit\u00e0. Noi abbiamo sempre puntato su ricerca, sviluppo, design e innovazione. La differenza la fanno il know-how, la capacit\u00e0 progettuale, il controllo del prodotto e il rapporto diretto con il motociclista.<\/p>\n<p><strong>D. Trent\u2019anni fa c\u2019erano quasi 30 produttori italiani di caschi ora ne sono rimasti una decina. \u00c8 stata solo colpa degli asiatici?<\/strong><\/p>\n<p>R. Sarebbe una spiegazione troppo semplice. Sicuramente la globalizzazione ha avuto un impatto enorme, ma nel frattempo sono cambiate anche le regole del mercato, le aspettative dei consumatori e i costi necessari per sviluppare prodotti competitivi. Oggi servono investimenti molto importanti in ricerca, certificazioni, test e sviluppo. Alcune aziende non sono riuscite ad adattarsi a questo cambiamento, altre sono state acquisite o hanno scelto strade diverse. \u00c8 un processo che ha coinvolto molti settori industriali, non soltanto quello dei caschi.<\/p>\n<p><strong>D. Nel mercato globale del casco \u00e8 ancora importante il \u201cMade in Italy\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>R. Assolutamente s\u00ec, ma bisogna capire cosa significhi davvero. Il Made in Italy non pu\u00f2 essere soltanto un&#8217;etichetta. Deve rappresentare un modo di progettare, di sviluppare e di interpretare il prodotto. Se valori quali innovazione, design e attenzione ai dettagli, vengono mantenuti, il Made in Italy continua a essere un elemento distintivo e apprezzato in tutto il mondo.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627334\">\n<h2 class=\"atxt-title\">\n            Motorsport, piloti e DNA racing<br \/>\n        <\/h2>\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">D<\/span>. AIROH \u00e8 cresciuta moltissimo nel fuoristrada e nel racing. Perch\u00e9 proprio l\u2019off-road \u00e8 diventato un terreno cos\u00ec naturale per il marchio?<\/strong><\/p>\n<p>R. Perch\u00e9 l\u2019off-road rappresenta l\u2019essenza della sfida. \u00c8 un ambiente estremo, dove il materiale viene portato costantemente al limite e dove non esistono scorciatoie. Fin dai primi anni ho visto nel motocross e nell\u2019enduro il laboratorio ideale per sviluppare prodotti innovativi e affidabili. In questi contesti il pilota percepisce immediatamente ogni dettaglio: il peso, la ventilazione, il comfort, la stabilit\u00e0 del casco. Se riesci a soddisfare le esigenze di un campione del mondo nel fuoristrada, hai costruito una base tecnica molto solida anche per gli altri segmenti.<\/p>\n<p><strong>D. Essere identificati come \u201cil casco da cross per antonomasia\u201d non vi ha creato problemi nell\u2019imporvi anche negli altri settori (urban e pista)?<\/strong><\/p>\n<p>R. Abbiamo sempre considerato questa percezione come un punto di partenza e non come un limite. Il know-how acquisito nelle competizioni ci ha permesso di sviluppare prodotti sempre pi\u00f9 evoluti anche per il touring, l\u2019urban e la pista. Oggi molti motociclisti scelgono AIROH indipendentemente dalla disciplina praticata, e questo \u00e8 il risultato di un percorso costruito nel tempo.<\/p>\n<p><strong>D. Che ricordo ha del rapporto con Tony Cairoli e con la generazione di campioni che ha contribuito a rendere AIROH un marchio cos\u00ec visibile nel motocross?<\/strong><\/p>\n<p>R. Ho ricordi straordinari. Tony \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 grandi interpreti della storia del motocross e per noi ha rappresentato molto pi\u00f9 di un pilota vincente. \u00c8 stato un professionista esemplare, una persona capace di trasmettere entusiasmo, competenza e voglia di migliorare continuamente. Ma il discorso vale anche per molti altri campioni che hanno fatto parte della famiglia AIROH. Le vittorie sono importanti, ma ci\u00f2 che resta davvero sono i rapporti umani, la fiducia reciproca e il lavoro condiviso per raggiungere obiettivi sempre pi\u00f9 ambiziosi.<\/p>\n<p><strong>D. Il rapporto con i piloti \u00e8 spesso raccontato come sponsorizzazione. Ma quanto \u00e8 invece sviluppo prodotto, confronto, critica, a volte anche scontro?<\/strong><\/p>\n<p>R. Direi che \u00e8 soprattutto questo. La sponsorizzazione \u00e8 soltanto la parte visibile. Dietro c\u2019\u00e8 un lavoro continuo di confronto tecnico. I piloti sono estremamente esigenti e non hanno problemi a evidenziare ci\u00f2 che non funziona. A volte le discussioni sono anche molto accese, ma sono proprio quelle che generano i miglioramenti pi\u00f9 importanti. Per noi ogni pilota rappresenta una fonte preziosa di informazioni e di esperienza sul campo.<\/p>\n<p><strong>D. I piloti giovani oggi sono diversi da quelli di vent\u2019anni fa? Sono pi\u00f9 tecnici, pi\u00f9 consapevoli, pi\u00f9 esigenti?<\/strong><\/p>\n<p>R. Oggi i giovani piloti crescono in un ambiente molto pi\u00f9 professionale e strutturato. Hanno accesso a una quantit\u00e0 enorme di dati, informazioni e strumenti di preparazione. Sono pi\u00f9 consapevoli delle caratteristiche tecniche del materiale che utilizzano e spesso arrivano con richieste molto precise. Questo rende il dialogo pi\u00f9 complesso, ma anche pi\u00f9 interessante. La loro attenzione ai dettagli ci aiuta a sviluppare prodotti sempre migliori.<\/p>\n<p><strong>D. Che cosa le ha insegnato il motorsport che nessun laboratorio avrebbe potuto insegnarle?<\/strong><\/p>\n<p>R. Che la realt\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 complessa di qualsiasi simulazione. I laboratori sono fondamentali e oggi rappresentano una parte essenziale del nostro lavoro, ma la pista e il fuoristrada continuano a essere il giudice finale.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627335\">\n<h2 class=\"atxt-title\">\n            Sicurezza, tecnologia e prodotto<br \/>\n        <\/h2>\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">D<\/span>. Quando si parla di caschi, il pubblico guarda spesso peso, grafiche, prezzo e comfort. Lei da dove parte quando immagina un nuovo prodotto?<\/strong><\/p>\n<p>R. Parto sempre dalla sicurezza. Tutto il resto viene dopo. Un casco nasce innanzitutto per proteggere una persona e questa responsabilit\u00e0 deve guidare ogni scelta progettuale. Successivamente lavoriamo per migliorare tutti gli altri aspetti: comfort, ventilazione, leggerezza, aerodinamica, design e praticit\u00e0 d\u2019uso. La vera difficolt\u00e0 consiste proprio nel trovare il miglior equilibrio possibile tra tutti questi elementi.<\/p>\n<p><strong>D. La sicurezza \u00e8 un concetto enorme, ma spesso difficile da comunicare. Come si spiega a un motociclista perch\u00e9 un casco \u00e8 realmente pi\u00f9 evoluto?<\/strong><\/p>\n<p>R. \u00c8 una delle sfide pi\u00f9 difficili del nostro settore. Il motociclista vede facilmente una grafica o percepisce il comfort, ma non pu\u00f2 osservare direttamente tutto il lavoro che si nasconde all\u2019interno della calotta. Per questo cerchiamo di raccontare il percorso che porta allo sviluppo di un casco: i test, la ricerca sui materiali, il lavoro di progettazione, le verifiche effettuate nei laboratori e nelle competizioni. Un casco evoluto non \u00e8 semplicemente quello che supera un test, ma quello che nasce da anni di esperienza e miglioramento continuo.<\/p>\n<p><strong>D. Oggi si parla molto di impatti rotazionali, gestione dell\u2019energia, calotte, materiali, aerodinamica, ventilazione, riduzione del rumore, realt\u00e0 aumentata. Quale sar\u00e0 il prossimo grande salto tecnologico?<\/strong><\/p>\n<p>R. Credo che il futuro sar\u00e0 caratterizzato da una maggiore integrazione tra materiali avanzati, elettronica e capacit\u00e0 di gestione degli impatti. La ricerca sugli impatti rotazionali continuer\u00e0 a evolversi, cos\u00ec come lo studio di nuove soluzioni per assorbire e distribuire l\u2019energia. Parallelamente assisteremo a una crescente integrazione di sistemi intelligenti, purch\u00e9 non compromettano la funzione primaria del casco.<\/p>\n<p><strong>D. Quanto \u00e8 difficile trovare l\u2019equilibrio tra sicurezza, comfort, peso, rumorosit\u00e0, aerodinamica e prezzo finale?<\/strong><\/p>\n<p>R. \u00c8 probabilmente l\u2019aspetto pi\u00f9 difficile del nostro lavoro. Ogni miglioramento in un\u2019area pu\u00f2 generare effetti sulle altre. Ridurre il peso, ad esempio, richiede materiali pi\u00f9 sofisticati e costosi. Migliorare l\u2019aerodinamica pu\u00f2 influenzare la ventilazione. Lo sviluppo di un casco \u00e8 sempre una ricerca di equilibrio.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627336\">\n<h2 class=\"atxt-title\">\n            Oltre il casco: accessori, comunicazione, lifestyle<br \/>\n        <\/h2>\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">D<\/span>. I sistemi di comunicazione stanno cambiando il modo in cui viviamo la moto. Quanto \u00e8 importante integrare connettivit\u00e0 senza tradire la funzione primaria del casco?<\/strong><\/p>\n<p>R. \u00c8 fondamentale. La tecnologia deve essere un valore aggiunto, non un elemento che interferisce con la missione principale del casco, che resta la protezione. I motociclisti oggi desiderano rimanere connessi, comunicare con il passeggero o con il gruppo, ricevere indicazioni di navigazione e vivere un\u2019esperienza pi\u00f9 completa. Tutto questo \u00e8 positivo, purch\u00e9 venga integrato senza compromettere sicurezza, comfort e funzionalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>D. Il motociclista oggi vuole protezione, ma anche esperienza: comfort, interfono, design, personalizzazione. Come si tiene insieme tutto questo senza perdere identit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>R. Ascoltando il mercato senza rincorrere ogni moda del momento. Un marchio deve evolvere, ma deve anche mantenere una propria coerenza. In AIROH cerchiamo di offrire prodotti che rispondano alle esigenze contemporanee senza dimenticare i valori che ci hanno portato fin qui. L&#8217;identit\u00e0 si conserva quando ogni scelta ha una logica precisa e non \u00e8 dettata semplicemente dalle tendenze.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627337\">\n<h2 class=\"atxt-title\">\n            Mercato, clienti e nuove generazioni<br \/>\n        <\/h2>\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">D<\/span>. Quanto pesa oggi il prezzo nella scelta di un casco? E quanto \u00e8 difficile spiegare il valore di ricerca, omologazioni, materiali e sviluppo?<\/strong><\/p>\n<p>R. Il prezzo conta molto, ed \u00e8 comprensibile. Il nostro compito \u00e8 spiegare che il casco non \u00e8 un semplice accessorio, ma un dispositivo di protezione individuale. Quando si comprende questo aspetto, il valore del prodotto assume una prospettiva diversa.<\/p>\n<p><strong>D. C\u2019\u00e8 una cultura della sicurezza sufficiente tra i motociclisti italiani?<\/strong><\/p>\n<p>R. Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti importanti, ma credo che ci sia ancora molto lavoro da fare. Oggi il motociclista \u00e8 mediamente pi\u00f9 informato rispetto al passato, tuttavia, esiste ancora una parte di utenza che considera la sicurezza come un obbligo normativo pi\u00f9 che come una scelta consapevole. La cultura della sicurezza deve diventare un valore condiviso.<\/p>\n<p><strong>D. Se potesse dare un solo consiglio a chi compra un casco, quale sarebbe?<\/strong><\/p>\n<p>R. Di scegliere il casco pensando prima alla propria testa e poi al proprio portafoglio. \u00c8 un acquisto che riguarda la propria sicurezza e quella delle persone che ci aspettano a casa.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627338\">\n<h2 class=\"atxt-title\">\n            Futuro, innovazione e visione<br \/>\n        <\/h2>\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">D<\/span>. Negli anni si sono evolute le calotte esterne, le imbottiture di comfort, i sistemi di comunicazione, le grafiche, ma l\u2019anima del casco: la calotta interna, quella che assorbe l\u2019urto, \u00e8 rimasta quasi la stessa. Nessuno ha ancora trovato un materiale migliore del polistirolo, manca un materiale che abbia \u201cmemoria\u201d (la capacit\u00e0 di tornare alle stesse condizioni pre-urto). Come immagina lei il casco del futuro?<\/strong><\/p>\n<p>R. \u00c8 vero, il polistirolo continua a rappresentare una soluzione estremamente efficace in rapporto alle sue caratteristiche fisiche e al suo comportamento negli impatti. La vera sfida del futuro sar\u00e0 individuare materiali o strutture capaci di assorbire energia in modo ancora pi\u00f9 efficiente, possibilmente mantenendo o recuperando parte delle proprie caratteristiche dopo un urto. Credo che assisteremo a importanti evoluzioni nei materiali compositi, nelle strutture cellulari avanzate e nelle tecnologie ibride. Tuttavia, non penso che esister\u00e0 una rivoluzione improvvisa: sar\u00e0 un percorso fatto di miglioramenti progressivi.<\/p>\n<p><strong>D. Come immagina lei il casco del futuro?<\/strong><\/p>\n<p>R. Lo immagino pi\u00f9 sicuro, pi\u00f9 leggero e pi\u00f9 intelligente. Sar\u00e0 in grado di integrare nuove tecnologie senza diventare pi\u00f9 complesso da utilizzare. Vedremo materiali pi\u00f9 performanti, una migliore gestione delle diverse tipologie di impatto e sistemi di comunicazione sempre pi\u00f9 integrati.<\/p>\n<p><strong>D. Le attuali omologazioni garantiscono all\u2019utilizzatore un casco davvero sicuro?<\/strong><\/p>\n<p>R. Le omologazioni moderne rappresentano uno strumento fondamentale e negli ultimi anni hanno fatto passi avanti molto significativi. Garantiscono che il casco soddisfi requisiti minimi molto severi e permettono al consumatore di acquistare un prodotto verificato secondo criteri oggettivi. Nessuna omologazione per\u00f2 pu\u00f2 riprodurre tutte le possibili situazioni reali. Per questo motivo, in AIROH non ci limitiamo a rispettare gli standard richiesti, ma continuiamo a sviluppare e testare i nostri prodotti ben oltre quanto imposto dalle normative.<\/p>\n<p><strong>D. Le attuali omologazioni certificano che un casco pu\u00f2 essere introdotto sul mercato, ma non fanno differenza tra chi rientra nei limiti a fatica e chi invece li supera largamente. Lei sarebbe favorevole a un\u2019omologazione \u201ca livelli\u201d (A eccellente \u2013 B medio ecc\u2026)?<\/strong><\/p>\n<p>R. \u00c8 un tema molto interessante. Da un lato un sistema a livelli potrebbe aiutare il consumatore a comprendere meglio le differenze tra i prodotti. Dall&#8217;altro occorrerebbe definire criteri estremamente chiari, trasparenti e condivisi a livello internazionale per evitare confusione. Personalmente ritengo che qualsiasi strumento capace di valorizzare concretamente la qualit\u00e0 e l&#8217;innovazione meriti di essere preso in considerazione, purch\u00e9 venga costruito con rigore scientifico e con l&#8217;obiettivo di migliorare l&#8217;informazione disponibile per il motociclista.<\/p>\n<p><strong>D. La prima frase che si scrive sui libretti di istruzione \u00e8 \u201cNessun casco pu\u00f2 proteggervi da ogni tipo di impatto\u201d, come a dire \u201cnon basta il casco, ci vuole anche la testa\u201d. Non pensa che l\u2019educazione stradale andrebbe curata maggiormente e magari insegnata nelle scuole?<\/strong><\/p>\n<p>R. Ne sono assolutamente convinto. La sicurezza stradale non pu\u00f2 essere affidata esclusivamente ai dispositivi di protezione. Il casco \u00e8 uno strumento fondamentale, ma rappresenta soltanto una parte dell&#8217;equazione. Servono consapevolezza, rispetto delle regole, capacit\u00e0 di valutazione del rischio e cultura della mobilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>D. La storia delle aziende italiane di caschi \u00e8 sempre stata legata ad una sola persona, al fondatore che la dirigeva, che decideva (quasi) tutto. AIROH \u00e8 rimasta una delle pochissime aziende ancora dirette dal suo fondatore. Che cosa dobbiamo aspettarci da AIROH nei prossimi anni in termini di prodotto?<\/strong><\/p>\n<p>R. Dobbiamo aspettarci continuit\u00e0 e innovazione. Continuit\u00e0 nei valori che hanno costruito il marchio e innovazione nel modo di interpretare il casco del futuro. Continueremo a investire in ricerca, materiali, sicurezza e sviluppo tecnologico. L&#8217;obiettivo \u00e8 mantenere AIROH tra i riferimenti del settore, offrendo prodotti sempre pi\u00f9 performanti e capaci di anticipare le esigenze dei motociclisti. Non ci interessa seguire il mercato: ci interessa contribuire a definirne l&#8217;evoluzione.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"atxt  \" id=\"part-1627339\">\n<h2 class=\"atxt-title\">\n            Chiusura: bilanci e passaggio generazionale<br \/>\n        <\/h2>\n<p><strong><span class=\"cms-first-letter\">D<\/span>. Antonio Locatelli, chi era lei da ragazzo? Che rapporto aveva con le moto, con il lavoro manuale, con l\u2019idea di costruire qualcosa?<\/strong><\/p>\n<p>R. Ero un ragazzo curioso, molto pratico e con una grande passione per tutto ci\u00f2 che aveva un motore. Mi \u00e8 sempre piaciuto capire come funzionassero le cose, smontarle, osservarle e cercare di migliorarle. Il lavoro manuale \u00e8 stato una scuola importante perch\u00e9 insegna il valore del dettaglio e il rispetto per il prodotto. Gi\u00e0 da giovane avevo il desiderio di costruire qualcosa di mio, anche se allora non avrei mai immaginato che quel percorso mi avrebbe portato a fondare AIROH e a trasformare una passione in un progetto imprenditoriale internazionale.<\/p>\n<p><strong>D. Guardandosi indietro, qual \u00e8 stata la scelta pi\u00f9 coraggiosa che ha fatto in ambito AIROH?<\/strong><\/p>\n<p>R. Senza dubbio la decisione di fondare AIROH. Lasciare una posizione consolidata per avviare un nuovo progetto significa accettare un livello di rischio molto elevato. All&#8217;epoca non esistevano certezze, ma soltanto convinzioni e tanta determinazione. Se dovessi indicare una seconda scelta coraggiosa, direi l&#8217;investimento costante nell&#8217;innovazione anche nei momenti pi\u00f9 complessi del mercato. \u00c8 facile investire quando tutto va bene; molto pi\u00f9 difficile \u00e8 continuare a credere nella ricerca e nello sviluppo quando il contesto diventa incerto.<\/p>\n<p><strong>D. Quanto \u00e8 cambiato Antonio Locatelli da quando ha fondato l\u2019azienda a oggi? E quanto invece \u00e8 rimasto uguale?<\/strong><\/p>\n<p>R. Sono cambiato sotto molti aspetti. Ho imparato che la crescita di un&#8217;azienda dipende dalle persone e che il successo \u00e8 sempre il risultato di un lavoro collettivo. Allo stesso tempo credo di essere rimasto fedele a ci\u00f2 che mi ha spinto all&#8217;inizio: la passione per questo settore, la voglia di innovare e la convinzione che non bisogna mai smettere di migliorarsi.<\/p>\n<p><strong>D. Qual \u00e8 il prodotto AIROH a cui \u00e8 pi\u00f9 legato, non necessariamente il pi\u00f9 venduto o il pi\u00f9 vincente?<\/strong><\/p>\n<p>R. \u00c8 una domanda difficile, perch\u00e9 ogni casco rappresenta una fase della nostra storia e porta con s\u00e9 ricordi particolari. Se devo scegliere, per\u00f2, sono particolarmente legato ai prodotti che hanno segnato momenti di svolta per l&#8217;azienda, quelli che hanno dimostrato la nostra capacit\u00e0 di innovare e di conquistare credibilit\u00e0 a livello internazionale. Pi\u00f9 che un singolo modello, mi sento legato ai progetti che hanno contribuito a definire l&#8217;identit\u00e0 di AIROH e a costruire la fiducia che i motociclisti ripongono oggi nel marchio.<\/p>\n<p><strong>D. AIROH \u00e8 anche una storia familiare e aziendale. Come si prepara il futuro quando un\u2019impresa porta dentro il nome, la visione e la responsabilit\u00e0 del fondatore?<\/strong><\/p>\n<p>R. Credo che il compito pi\u00f9 importante di un fondatore sia costruire un&#8217;azienda capace di camminare sulle proprie gambe anche in futuro. Questo significa trasmettere valori, metodo e cultura aziendale prima ancora che competenze tecniche. Un marchio non pu\u00f2 dipendere esclusivamente da una persona. Deve evolvere, crescere e prepararsi ad affrontare nuove sfide attraverso una squadra forte e una visione condivisa. Il futuro si costruisce ogni giorno, investendo nelle persone e creando le condizioni affinch\u00e9 l&#8217;azienda possa continuare a innovare nel tempo.<\/p>\n<p><strong>D. Se oggi dovesse parlare al giovane Antonio Locatelli che stava per iniziare questa avventura, che cosa gli direbbe?<\/strong><\/p>\n<p>R. Gli direi di non avere paura delle difficolt\u00e0, perch\u00e9 saranno proprio quelle a insegnargli le lezioni pi\u00f9 importanti. Gli direi di continuare a credere nelle proprie idee, ma anche di ascoltare sempre le persone che lo circondano. Gli direi che il successo non arriva rapidamente e che ogni risultato significativo richiede tempo, sacrificio e perseveranza. E soprattutto gli direi di godersi il viaggio, perch\u00e9 costruire un&#8217;azienda come AIROH non significa soltanto creare prodotti: significa creare relazioni, esperienze, emozioni e una storia che continua a essere scritta giorno dopo giorno.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AIROH\u00a0\u00e8 una delle pochissime aziende italiane di caschi ancora guidate dal proprio fondatore. 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